In un’audizione movimentata, tra toni concitati, continue interruzioni e la sospensione della seduta per tentare di calmare i commissari, irritati dall’atteggiamento di Roberto Speranza, che sfuggiva ogni domanda e non aveva consegnato gli studi millantati a supporto di sue precedenti affermazioni, ieri l’ex ministro della Salute era di nuovo «al banco». Scivoloso, fintamente collaborativo come sempre, è stato però inchiodato ad almeno due sue responsabilità.
Monoclonali rifiutati, Zedda incalza l’ex ministro
La senatrice Antonella Zedda di Fdi lo ha pressato sui monoclonali che nell’ottobre 2020 furono rifiutati dal suo ministero. Speranza ha negato di aver ricevuto la mail del virologo Guido Silvestri nella quale lo scienziato si faceva da tramite per proporre all’Italia una donazione gratuita di 10.000 dosi prodotte dall’azienda farmaceutica Eli Lilly. «Non ho mai parlato in vita mia con il dottor Silvestri, non ricordo nemmeno di aver avuto un’interlocuzione con lui», ha detto l’ex ministro. Sostiene di essere stato al corrente che «c’era un contatto tra Aifa e vertici scientifici su una possibile donazione […] Dissi “fate tutto il possibile”». Però l’offerta decadde, l’allora ministro non si spese per anticorpi che avrebbero potuto salvare almeno 20.000 vite durante la seconda ondata.
La doppia mail mancata e lo scontro con Zedda
«È la seconda mail che lei non ha visto in un momento critico per la nostra nazione. Il 2 marzo 2020 non viene messo al corrente della mail del dottor Brusaferro che le chiedeva la chiusura della Val Seriana e dopo 7 mesi, il 30 ottobre 2020 lei non vede un’altra mail estremamente importante. O i suoi collaboratori non sono solerti, o lei sta mentendo», lo ha contestato Zedda. Speranza ha fatto l’offeso, ma non ha saputo spiegare perché un ministro non abbia preso posizione accettando monoclonali quando ancora non c’era il vaccino. Scarica come sempre le responsabilità su Aifa e difende la scelta del Conte II di investire 15 milioni di euro sul progetto concorrente della Fondazione Toscana life sciences (Tls). «È giusto che il governo si fosse impegnato ad avere monoclonali prodotti in Italia», sostiene, anche se furono un flop: «Gli anticorpi non arrivarono in tempo utile».
Il flop dei monoclonali italiani e i miliardi spesi per i vaccini
Difende sempre il ruolo svolto dal vaccino Covid «efficace, ha salvato l’umanità»; rivendica la sua scelta: «Ho spinto perché ci fosse un acquisto centralizzato europeo, che fu provvidenziale», però non è in grado di spiegare perché ha sprecato soldi per acquisti di dosi eccessive. «Circa 6 miliardi di euro fino al 2025. Di fatto 3,5 miliardi di euro di vaccino non inoculato», gli ha ricordato Zedda. «Bisognava non restare senza vaccini», è stata la penosa difesa di Speranza, che magari andava sbugiardato su dosi scadute, buttate o inefficaci contro le varianti Sars-CoV-2.
Vaccini ed effetti avversi: Speranza ammette di conoscere i rischi
I monoclonali era corretto non averli? «L’Ema ebbe ritardo nel decidere», è stato l’ennesimo scaricabarile. Quando gli fa comodo, rivendica di avere avuto il diritto di fare «scelte politiche», contando sulla «migliore evidenza scientifica del momento», però sui monoclonali donati e in quel momento prezioso non prese posizione, salvo dare milioni per fabbricarli in Italia e non averne nemmeno uno da usare.
Il contratto sui vaccini e gli effetti avversi sconosciuti
Anche sugli eventi avversi, Speranza ha mostrato di andare in commissione parlamentare d’inchiesta per raccontare quello che gli pare, senza vergogna e senza dover rispondere di quanto afferma. L’onorevole Alice Buonguerrieri gli ha ricordato che c’era un allegato al contratto di acquisto dei vaccini, in cui ogni Stato membro sottoscriveva di sapere «che gli effetti a lungo termine e l’efficacia del vaccino non sono noti e che si possono avere effetti avversi non noti» e che la sperimentazione sarebbe proseguita sui vaccinati». Speranza ha confermato che «conosceva tutto», ma che per le agenzie regolatorie i benefici superavano i rischi e che gli studi poi hanno confermato che gli «effetti avversi erano molto residuali». Ripetendo il solito mantra, ha detto che «bisognava avviare la campagna di vaccinazione per salvare vite umane».
Green pass e diritti costituzionali: l’intervento di Malan
Zero impegno e serietà, di informare i cittadini sulla scarsa efficacia e sul rischio di danni ancora sconosciuti per la salute degli inoculati, dichiarati dalle stesse aziende produttrici. Sul punto è intervenuto anche Luci Malan (Fdi): «Ho ricordato all’ex ministro che l’allora premier Draghi parlò del green pass come garanzia contro il contagio, mentre lui sostiene di averla intesa come esortazione a vaccinarsi. Su questa presunta garanzia però milioni di italiani sono stati privati di diritti costituzionali».
La contestazione sugli eventi avversi gravi e la farmacovigilanza
Buonguerrieri l’ha sbugiardato quanto al suo minimizzare le complicanze, ricordando che come aveva riportato La Verità, nel 2024 davanti al tribunale dei ministri, Speranza aveva dichiarato che «un evento avverso su cinque era grave, gravissimo o addirittura mortale». Il parlamentare si è agitato, parlando di «titoloni» ingiustificati e che lui si era limitato a «mostrare la tabella 14 di Aifa». Che diceva esattamente quello che ha detto in tribunale, caro ex ministro.
Eventi gravi e mancata farmacovigilanza attiva
Sapeva degli eventi avversi gravi, disse agli italiani che il vaccino era sicuro ed efficace e non impose una farmacovigilanza attiva. Gli esponenti di sinistra, nel frattempo, ponevano questioni che non erano nell’ordine dei lavori e decidevano «di gettare fumo negli occhi con dei comunicati finalizzati a coprire la figuraccia del loro compagno di partito», come ha sottolineato Augusta Montaruli, vicecapogruppo di Fdi alla Camera.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >