Promossa docente critica sui vaccini. Burioni sbrocca: «Ignorante no vax»
Roberto Burioni (Imagoeconomica)
L’endocrinologa, insegnante alla Statale di Milano, dubitò della sicurezza dei sieri.

Roberto Burioni è ossessionato da coloro che ragionano con la propria testa sui farmaci anti Covid. Appena sente odore di no vax, perde qualsiasi decenza di comportamento. Se poi è un collega universitario come Ilaria Muller, professoressa associata di Endocrinologia alla Statale di Milano, gode nello schernire così come gli è permesso fare nel salotto di Fabio Fazio.

Fuori dalla Nove, però, può contare solo sul pubblico dei social ed è lì che imperversa dai tempi pandemici. Alla Muller non ha nulla di meglio che rinfacciare una sorta di schema elaborato durante l’emergenza Covid, e che la professoressa avrebbe ricondiviso ricordando il terzo «anniversario» dell’introduzione del green pass. Nella tabella ci sono opinioni definite «Propaganda politica di esperti mainstream» e affermazioni fatte da «controinformazione e medici sospesi» dall’Ordine, poi spiegate nelle «evidenze».

Ad esempio la Muller scriveva che i vaccini non sono testati, bensì farmaci sperimentali sulla cui sicurezza mancano studi validi mentre si ignorano effetti collaterali molto gravi; che la proteina Spike è stata trovata in organi e tessuti a distanza dal sito dell’inoculo; che la protezione del vaccino si perde nel tempo diventando «addirittura negativa». Sempre più studi stanno dicendo le stesse cose, ma Burioni rimane avvinghiato al credo nel dio vaccino e non ammette che la scienza sia fatta di dubbi.

«Bestialità che denotano una ignoranza di profondità immensa e una somaraggine degna del più fanatico novax», bercia il virologo. Se la prende pure con la Statale: «Nonostante le prese di posizione pubbliche durante la pandemia a fianco di organizzazioni novax e medici protagonisti delle campagne contro il vaccino, Ilaria Muller nel 2024 è stata promossa da ricercatore universitario di tipo B a professore associato di ruolo», si rode Burioni. «In altre parole, davanti alle sconcertanti dichiarazioni di questo medico l’Università Statale di Milano non è rimasta con le mani in mano. Ha messo la dottoressa Muller in cattedra».

Invita a controllare sul sito del ministero dell’Università e della ricerca: «Si potrà notare che il 31 dicembre 2023 risulta ancora ricercatore universitario a tempo determinato di tipo B, mentre oggi è professore associato. Come vedete, il merito viene premiato», è il suo feroce commento.

Insulta le capacità professionali dell’endocrinologa, ridotta a una minus habens solo per aver posto dei dubbi sulla sicurezza dei vaccini e l’utilità dei green pass. Scredita l’operato di un ateneo con il suo incedere pachidermico e ottuso, sempre inseguendo la logica della provocazione pesante per vedere «l’effetto che fa».

Sul sito della Statale la professoressa spiega di essersi formata in Italia e all’estero in centri di eccellenza, con particolare riferimento a malattie tiroidee e autoimmunità. «Amo praticare l’attività clinica con un’impostazione “da ricercatrice”: la medicina è una scienza inesatta e in continua evoluzione, dove ogni caso deve ricevere le dovute attenzioni e niente deve essere dato per scontato», fa sapere la Muller. È una scienziata, Burioni rimane distante anni luce da simili posizioni. Tre giorni fa, l’Associazione Arbitrium – pronto soccorso giuridico per la tutela dei diritti inviolabili, ha scritto al virologo e per conoscenza all’Ordine dei medici di Pesaro, invitando e diffidando «a rettificare le affermazioni a dir poco fantasiose ed arbitrarie» espresse proprio a Che tempo che fa «e che possono per l’ennesima volta indurre in inganno i telespettatori». Burioni pensi al flop dei suoi exploit mediatici, oltremodo scorretti.

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