Nell’immaginario collettivo, l’Inghilterra è la patria del liberalismo e della libertà di espressione. Eppure, a ben vedere, questa fama è oggi ampiamente immeritata. Nelle università inglesi, infatti, ormai non si contano più le angherie quasi quotidiane perpetrate dai «social justice warrior», cioè i gendarmi dei diritti civili. Impregnati di «cultura della cancellazione» e vicini a movimenti controversi (e violenti) come Black lives matter, questi gruppi di invasati diritto-umanisti hanno buttato giù statue, abolito corsi accademici e fatto cancellare conferenze per la presenza di ospiti «non graditi».
Per capire l’aria che si respira negli atenei britannici, basta rileggersi un’inchiesta pubblicata dal Times lo scorso agosto: giganti della letteratura nazionale, tra cui William Shakespeare, Charles Dickens, Jane Austen e Virginia Woolf, sono stati messi al bando in quanto «politicamente scorretti». Altro che John Locke, ormai l’Inghilterra sembra la patria di Torquemada.
Non mancano neanche episodi altamente simbolici, come quelli avvenuti allo Speakers’ corner di Hyde Park. Situata nel cuore di Londra, si tratta di una tribuna da cui chiunque può esprimere liberamente le sue opinioni, senza timore di essere censurato dalle autorità. Tanto per dire, dall’«angolo degli oratori» hanno parlato anche Marx e Lenin. Ebbene, nel 2018 fu impedito di usare lo Speakers’ corner a diversi esponenti della destra alternativa europea e nordamericana, mentre nel 2019 fu la volta di un predicatore musulmano, arrestato e condannato per aver tenuto un discorso «omofobo».
Certo, in quest’ultimo caso, il predicatore aveva avuto un diverbio particolarmente acceso con un astante ed erano volate parole grosse. Un pretesto, ovviamente, ma al tempo funzionò.
Quello che invece si fatica ad accettare è quanto successo di recente a Isabel Vaughan-Spruce, direttrice della Marcia per la vita nel Regno Unito. La donna, infatti, è stata arrestata davanti a una clinica per aborti. Il motivo? Stava pregando. In silenzio.
No, non è la trama di un romanzo distopico rimasticato male, ma ciò che è successo nell’anno di grazia 2022 a Birmingham, cioè la seconda città più popolosa della cara, vecchia Inghilterra. L’attivista pro vita britannica stava stazionando di fronte alla Robert Clinic, a Kings Norton. A quel punto si sono avvicinati dei poliziotti per chiederle ragione della sua presenza.
La donna ha quindi risposto che stava pregando, peraltro senza proferir parola. Al che gli agenti l’hanno arrestata. Il tutto sotto lo sguardo attonito di alcuni passanti, che hanno filmato la scena. Forse neanche George Orwell sarebbe stato capace di immaginare un simile atto di tirannia.
Ma su che basi la polizia ha arrestato Isabel Vaughan-Spruce? Semplice (si fa per dire). Le autorità di Birmingham hanno istituito zone cuscinetto vicino alle cliniche per aborti, al fine di impedire che le persone possano assumere comportamenti che approvino o disapprovino l’aborto. Chi lo fa, commette di fatto un reato. Tra le manifestazioni di approvazione o disapprovazione censurate, figurano anche «strumenti grafici, verbali o scritti, preghiera o consulenza». Infatti, nel video divulgato in rete, si vede un poliziotto che chiede alla direttrice della Marcia per la vita: «Stai pregando?». Al che lei risponde: «Potrei pregare nella mia testa». Tanto è bastato per arrestare la donna.
Naturalmente, questa vicenda surreale non è passata inosservata. In particolare su Twitter – adesso che non ci sono più i filtri della censura pre Musk – molti commentatori hanno protestato a viva voce. Il sacerdote anglicano Calvin Robinson, per esempio, ha tuonato: «Tutto ciò è terrificante. Che cosa siamo diventati? Peraltro sotto un governo conservatore». Ha invece scelto di usare l’ironia Sohrab Ahmari, autore cattolico e fondatore di Compact Magazine: «Madame, potete favorire la licenza per pregare?». Stesso registro usato da Nick Freitas, delegato dei repubblicani in Virginia, che ha evocato il capolavoro orwelliano: «L’opera 1984 era un avvertimento, non una guida».
Al di là dell’episodio in sé, ciò che più inquieta è che l’arresto di Vaughan-Spruce non è affatto un caso isolato. Per rimanere in Gran Bretagna, basti pensare alla giornalista Caroline Farrow, cattolica e attivista antigender, che poche settimane fa ha dovuto subire l’irruzione in casa della polizia, che ha eseguito il fermo della donna davanti ai figli. La colpa della Farrow? Aver insultato un transessuale su internet. O meglio: non averlo chiamato con i suoi «pronomi preferiti»…
Ma se anche ci spostiamo sull’altra sponda dell’Atlantico, le cose non cambiano: il clima da caccia alle streghe è il medesimo. Tanto per fare un esempio, già nel 2019 l’attivista pro vita Mary Wagner aveva avuto una pessima idea: entrare in una clinica per aborti di Vancouver, in Canada, per distribuire rose e invitare le pazienti a non abortire. Anche in quel caso, la donna fu arrestata. I nonni dei gendarmi dei diritti civili, una volta, dicevano di mettere i fiori nei cannoni. Mary Wagner ha preferito le rose e un’immagine di Gesù Cristo. Davvero troppo nell’era della tirannia liberal.
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