Ora i danneggiati dal vaccino fanno causa a Aifa e Speranza
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Dopo le rivelazioni di Fuori dal Coro e La Verità, le vittime di effetti avversi e i medici sospesi, organizzati in comitati e associazioni, preparano azioni legali contro l’ex ministro Roberto Speranza e l’Aifa per far luce su quanto accaduto e ottenere dei risarcimenti.

«Perché la magistratura non si è ancora attivata? Spero che qualcosa si stia muovendo, perché tutti noi danneggiati dal vaccino contro il Covid abbiamo bisogno di risposte, verità e giustizia, oltre ovviamente di diagnosi e terapie». Federica Angelini da quasi due anni si batte per squarciare il velo di omertà sui danni da vaccino e proprio per questo ha fondato il Comitato Ascoltami che riunisce le vittime di effetti avversi e che ad oggi conta oltre 4.000 iscrizioni.

Federica, siete ancora in attesa di diagnosi e cure?

«Purtroppo c’è il più totale immobilismo da parte delle istituzioni, quelle stesse che ci hanno chiesto di vaccinarci ora ci hanno abbandonato. E alla luce dei documenti che state pubblicando e che sta mostrando Fuori dal Coro, mi chiedo come sia possibile che nulla si muova. È tutto fermo, stanno tutti zitti. Sembra che quello che è accaduto debba essere nascosto, come hanno voluto nascondere anche la nostra esistenza».

C’è molta indignazione nelle sue parole.

«Tutto è stato coperto da un terribile silenzio, a partire dai dati degli effetti avversi. Se l’obiettivo è la tutela della salute pubblica, perché celare informazioni importanti? Ed è sconvolgente rendersi conto di quanta superficialità ci sia stata nelle valutazioni. Penso ad esempio alla farmacovigilanza: se i dati sono stati nascosti per tutelare le persone ed evitare il panico, e non per paura che qualcosa venisse alla luce, allora perché si è solo fatta un’analisi passiva?».

Con la sorveglianza attiva le cose sarebbero andate diversamente?

«Senza dubbio. Perché approfondendo i casi, seguendo le persone danneggiate, ci sarebbe stata almeno una speranza di poter guarire. Invece così siamo lasciati nell’oblio, e non è giusto. Non ci sono giustificazioni per non aver avviato programmi di sorveglianza attiva quando già sapevano che gli effetti avversi si stavano verificando e potevano essere gravi. Stesso discorso vale per le analisi preventive».

Intende prima di sottoporsi alla vaccinazione contro il Covid?

«Se prima di invitare la gente a vaccinarsi, avessero evidenziato determinate patologie come rischiose e avessero suggerito degli esami preventivi, non si sarebbero potuti evitare dei danni? Le parlo del mio caso: io sono stata vaccinata con AstraZeneca e da due anni brucio. Il mio male non dorme mai, non mi lascia tregua. Recentemente ho scoperto che ho delle mutazioni genetiche che potrebbero aver causato questa reazione avversa, se avessi fatto prima delle analisi mirate avrei potuto evitare il danno».

Secondo lei quindi molti danni potevano essere evitati?

«Io penso che un comportamento corretto e davvero interessato a preservare la salute di tutti, sarebbe stato chiedere degli esami preventivi, ad esempio nel questionario che facevano compilare. E poi, se qualcuno segnalava dei danni, monitorare in maniera attiva il caso. Studiarlo anche per migliorare la sicurezza del vaccino stesso. Invece niente di tutto questo è mai stato fatto. Qualcuno dovrà rispondere di queste mancanze per rispetto ai danneggiati e per rispetto a chi è morto, perché non dobbiamo dimenticare che c’è anche chi ha perso la vita per il vaccino».

Sta pensando a qualcuno in particolare?

«Purtroppo sì. Da pochi giorni la nostra Jolanda è volata in cielo. Era una persona felice e solare prima di fare quella puntura. Si è ammalata di Sla poco dopo, l’ha aggredita ad una velocità fulminante. È stato un declino molto rapido. E non è l’unico caso. Eppure nessuna istituzione si fa carico di studiare che rapporto c’è tra il vaccino e la Sla, come mai? Lei è morta prima di avere delle risposte, io sono qui proprio per averle, anche per lei e per tutti i danneggiati».

Che progetti avete?

«Adesso l’obiettivo è chiedere una audizione in Commissione Sanità perché devono darci delle risposte, soprattutto alla luce di tutto quello che sta emergendo. È arrivato il momento di rompere quel muro di silenzio e omertà, le istituzioni non possono più far finta di non vedere che qualcosa è accaduto, ed è anche grave. Purtroppo siamo tanti e con la correlazione certificata da medici, scritta nero su bianco. E continuiamo ad aumentare, non possono e non devono più ignorarci».

Federica Angelini



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