Ma Rezza farfuglia: «Stop da aprile»
Giovanni Rezza (Ansa)
L’ex capo della Prevenzione, da Bruno Vespa, ha ribadito che dalla dipartita della giovane il farmaco fu riservato agli anziani. Minimizzando: «Ritirato ovunque perché obsoleto».

Confronto acceso quello andato in onda ieri sera, a Cinque Minuti, programma di Rai Uno condotto da Bruno Vespa, tra il direttore della Verità, Maurizio Belpietro e Giovanni Rezza ex Direttore generale della Prevenzione al ministero della Salute, nominato il 7 maggio del 2020 dall’ex responsabile del dicastero, Roberto Speranza, in piena ondata Covid, in pensione dal maggio 2023.

Al centro del duello, il ritiro dal commercio in tutto il mondo del vaccino Astrazeneca. «Penso alle persone che hanno subito effetti avversi», dice Belpietro, «dal vaccino di Astrazeneca. Lo si ritira dal commercio, perché ci sono stati molti problemi. Se il Nyt pubblica un’inchiesta sugli effetti avversi il problema c’è».

«Per quanto riguarda questo vaccino», ribatte Rezza, «gli eventi avversi riconosciuti sono stati quelli della trombocitopenia trombotica, che sono stati appunto i vari casi, purtroppo gravi, soprattutto nelle giovani donne. Però il vaccino non viene tolto di mezzo, in questo momento, per gli effetti avversi che ha avuto in passato. È un vaccino», aggiunge Rezza, «che non si usa più da noi dalla seconda metà del 2021, è stato sostituito dai vaccini ad mRna e non è stato aggiornato. È un vaccino che anche se ha un’efficacia ridotta rispetto ai vaccini a mRna andava usato, perché da un punto di vista rischi/benefici , i benefici erano molto maggiori rispetto ai rischi».

Vespa cita l’articolo di ieri del nostro giornale, nel quale viene riportato che il nostro Cts, del quale faceva parte Rezza, conosceva i rischi del vaccino e non è intervenuto, e chiede su quali basi la Verità ha scritto questo: «Sulla base dei verbali del Cts», risponde Belpietro, «che sono agghiaccianti dal mio punto di vista. Basta leggerli, io li ho letti e vi posso assicurare che a sentire la discussione si sapeva che c’erano effetti avversi, si sapeva che c’era qualche problema soprattutto su donne e giovani, ma alla fine si è deciso che poiché si dovevano smaltire le scorte si doveva fare tanta vaccinazione, si doveva proseguire, e non dire: “questo vaccino datelo solo alle persone ultra 60enni”. C’è tutto un dibattito all’interno del Cts prima che muoia Camilla Canepa per dire: “No, vabbè, usiamo le parole con grande cautela, lasciamo aperta la possibilità anche dai 18 anni in su”. Ma cosa cambia dopo», aggiunge Belpietro, «cambia tutto quando muore la ragazza di 18 anni. Improvvisamente a qualcuno viene da dire: “Ma io ho dei figli di 20 anni e ho pensato a questa ragazza che improvvisamente è morta” (Serglio Abrignani lo dice)».

Rezza scuote la testa: «Ad aprile», dice, «abbiamo raccomandato il vaccino in misura preferenziale per gli over 60. Quindi sin da aprile. Dopodiché gli organismi regolatori come ad esempio l’Ema hanno continuato a utilizzarlo dai 18 anni in su. Oggi anche l’Ema dice basta con questo vaccino perché è desueto. Non è stasto aggiornato, non è stato adattato alle varianti». Ma, come abbiamo visto, fino a fine 2021 il vaccino Astrazeneca continuerà a essere dato a profusione anche ai giovani.

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