L’Iss punisce i suoi ricercatori per aver violato regole inesistenti
Le norme che gli studiosi avrebbero disatteso furono introdotte dopo l’invio del paper.

Il loro paper, pubblicato lo scorso 2 febbraio sulla rivista scientifica internazionale Pathogens, conteneva verità scomode che avevano fatto infuriare i dirigenti dell’Istituto superiore di sanità. «Allo stato attuale, può essere possibile e utile riflettere sugli eventi avversi documentati di questi vaccini basati sui geni», scrivevano, tra le varie conclusioni, le immunologhe Loredana Frasca e Raffaella Palazzo del Centro nazionale dell’Iss per la ricerca e la valutazione preclinica e clinica dei farmaci, assieme al ricercatore Giuseppe Ocone.

L’istituto guidato da Silvio Brusaferro aveva preso le distanze dallo studio Sicurezza dei vaccini anti Covid-19 nei pazienti con malattie autoimmuni, nei pazienti con problemi cardiaci e nella popolazione sana, scrivendo in un comunicato stampa che «riporta esclusivamente l’opinione personale degli autori e non rappresenta in nessun modo la posizione dell’Istituto superiore di sanità».

La precisazione non bastava, adesso l’Iss ha avviato un procedimento disciplinare nei confronti di Frasca e Palazzo. Per aver «eluso l’iter di approvazione di un articolo scientifico prima della pubblicazione», confermano dalla sede di Viale Regina Elena. Ocone, in quanto non dipendente Iss, non deve rispondere di alcuna infrazione. La raccomandata, con la contestazione, al momento è stata recapitata solo a Raffaella Palazzo, ma dall’Istituto fanno sapere che anche Frasca ne è destinataria in quanto si tratterebbe di «un iter dovuto».

Lo precisa bene il documento Promozione dell’integrità della ricerca: linee di indirizzo dell’Istituto superiore di sanità, che Brusaferro ha fatto redigere. E dove si legge, tra l’altro, che «i contributi da pubblicare sono sottoposti al vaglio dei responsabili di struttura relativamente alla congruità dei contenuti».

I tre ricercatori non avrebbero rispettato l’iter, prima di fornire il paper alla rivista scientifica. C’è un però, grande come una casa. Il lavoro venne consegnato a Pathogens il 28 dicembre 2022. La revisione era già stata inviata, come da prassi, dai ricercatori alla rivista il mattino del 25 gennaio 2023, alle ore 9.30. E non c’era alcun regolamento dell’Iss da osservare.

Il codice di comportamento per i dipendenti, infatti, venne diramato dalla piattaforma anticorruzione il pomeriggio di quel 25 gennaio, alle ore 17.06. Con una dicitura inequivocabile: «La pubblicazione, avvenuta in data odierna, determina il termine iniziale di efficacia del codice».

Quindi, il paper revisionato mandato a Pathogens otto ore prima, non poteva sottostare a un codice non ancora consegnato ai dipendenti. Senza contare che molti all’Iss hanno ricevuto le linee di indirizzo solo il giorno seguente, 26 gennaio. Saranno gli avvocati delle parti in causa a contestare punto per punto un procedimento disciplinare ingiustificato.

Resta, in ogni caso, incomprensibile l’atteggiamento di Brusaferro nei confronti di uno studio che sollevava interrogativi, scientifici, «sulla reale necessità di somministrare» ancora i vaccini a mRna «con effetti a lungo termine poco chiari a persone a rischio con condizioni autoimmuni, così come a persone sane, al tempo delle varianti di Omicron». I ricercatori dicevano chiaramente che il paper «non mira a discutere l’efficacia dei vaccini Covid-19 contro l’originale e le prime varianti Sars-CoV-2, poiché tale efficacia è stata documentata dalle pubblicazioni al primo lancio di i vaccini genetici». Però passavano in rassegna numerosi dubbi, evidenziati da sempre più scienziati. Come gli interrogativi sul ruolo della proteina Spike prodotta dopo il vaccino, che «può danneggiare i cardiomiociti e i periciti cardiaci e ha una serie di effetti patogeni, inclusa l’interferenza con i percorsi al lavoro per tenere sotto controllo lo sviluppo del cancro».

L’Iss non ammette che i suoi ricercatori facciano un lavoro di qualità?

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