Anche la Calderone promette un emendamento del governo sui tagli a medici e infermieri
Marina Calderone (Imagoeconomica)
Il ministro: cambi alla norma sulle pensioni. Allarme imprese dei dispositivi sanitari: dovremo pagare i buchi delle Regioni. Anticipato l’aumento della cedolare affitti brevi.

Il problema del taglio delle pensioni ai medici e a altre categorie professionali, contenuto nella Legge di Bilancio e segnalato dalla Verità, sarà risolto. A dirlo, dopo le tante preoccupazioni che abbiamo raccolto nei giorni scorsi da parte dei parlamentari di maggioranza, è il ministro del Lavoro, Marina Calderone: «Tutte le riflessioni sono utili», sottolinea la Calderone, «e quando la legge di Bilancio fa un percorso parlamentare può arricchirsi di altri contributi, soprattutto se vengono da un maxiemendamento governativo, certamente comprendo le preoccupazioni dei medici, e non soltanto le loro ma anche di altre categorie interessate da questo intervento. Tuttavia sono certa che si possa trovare una misura che da un lato non tradisca le aspettative di chi già guarda alla pensione», aggiunge il ministro, «e dall’altro però tenga conto che quando si parla di norme pensionistiche è importante creare un equilibrio tra gestioni e soprattutto un equilibrio nella gestione che non possa privilegiare alcuni penalizzando tanti altri. Capisco anche le perplessità su un intervento che avviene in un contesto in cui alcuni avevano fatto una previsione di uscita». La Verità, nei giorni scorsi, ha ripetutamente segnalato che la prospettiva di una sostanziosa sforbiciata all’assegno pensionistico avrebbe convinto centinaia di medici che ne hanno la possibilità ad andare in pensione prima dell’entrata in vigore della norma, il prossimo anno, con il risultato di sguarnire gli ospedali. «Il taglio alle future pensioni che sa di furto e di presa in giro», sottolinea il segretario del sindacato medico Anaao-Assomed per la Lombardia Stefano Magnone, «secondo i nostri calcoli basati su dati ufficiali della Regione, vedono in Lombardia circa 1.400 medici e 160 dirigenti sanitari, esclusi i veterinari, potenzialmente in fuga per via di questo provvedimento».

Il sottosegretario al Lavoro, Claudio Durigon rassicura anche le altre categorie interessate dal taglio, che riguarda in tutto 31.500 dipendenti pubblici: 27.100 lavoratori degli enti locali, camere di commercio, infermieri; 3.800 medici; 400 insegnanti delle primarie e dell’infanzia e 200 ufficiali giudiziari: «Si può rivedere questa norma», dice Durigon a Sky Tg24, «la stiamo cercando di studiare, nasce da una ratio di imparzialità, sarà su tutti i dipendenti pubblici, non solo sui sanitari. Dove c’è la necessità di modificare per errori tecnici o per rivedere alcune norme si potrà entrare in campo con le modifiche». Non è ancora ufficiale, ma il relatore di maggioranza in Commissione Bilancio al Senato della manovra sarà, salvo clamorosi imprevisti, Dario Damiani di Forza Italia: «Ho sentito diversi esponenti della maggioranza», dice il senatore Damiani alla Verità, «su questa questione, che consiste in una perequazione, siamo impegnati a trovare una soluzione. Da domani (oggi, ndr) iniziano le audizioni, acquisiremo altri elementi e aggiusteremo questa situazione». Intanto, il 30 ottobre scorso è scaduta la proroga per il pagamento da parte delle aziende del payback sui dispositivi medici, la norma che impone alle imprese di ripianare gli sforamenti dei tetti di spesa regionale dal 2015 in poi. «In buona sostanza bisognerebbe pagare», dice all’Adnkronos il presidente di Confindustria dispositivi medici, Massimiliano Boggetti, «ma davanti ci sono due binari: il primo è quello delle 2.000 aziende che hanno fatto ricorso e prima che si esprima il tribunale sono esentate dal pagare. Poi ci sono le altre 4.000 aziende, spesso piccole, che invece potrebbero ritrovarsi nella situazione che la Regione, le Asl o gli ospedali possano compensare i debiti con i crediti e tenersi i soldi. Il rischio è che si blocchi la sanità pubblica, le forniture agli ospedali e il supporto ai macchinari complessi». «Il governo», aggiunge Boggetti, «ha perso un’occasione straordinaria per mettere fine a questa vicenda. L’udienza del Tar del Lazio c’è stata il 25 ottobre ma c’è almeno un mese di attesa per il provvedimento. Si spera che venga messa la parola fine a questa situazione allucinante e che non mi sarei mai aspettato di vedere. Una soluzione al problema nella Legge di Bilancio? C’è margine ma deve esserci la volontà politica», sottolinea Boggetti, «al momento questo governo ci ha abbondantemente deluso. Con i ricorsi delle aziende, il Tar può respingere le richieste ma non ci credo per molti motivi, può darci ragione e non credo, oppure può rinviare tutto alla Corte Costituzionale per valutare la norma ma ci vorrà un anno. E non credo che il governo voglia arrivare a farsi bocciare la norma dalla Corte che sicuramente evidenzierà il problema della retroattività del pay-back e la questione del negoziato dei prezzi». Infine, per quel che riguarda un altro tema spinoso della legge di Bilancio, l’aumento della cedolare secca sugli affitti brevi dal 21% al 26% contenuto in manovra dovrebbe essere corretto nel decreto anticipi, attraverso un emendamento del governo per escludere il primo appartamento dall’incremento, e la misura dovrebbe entrare in vigore dal primo gennaio 2024.

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