L’Autorità per l’energia, l’Arera, ha aggiornato le condizioni tariffarie per il servizio di maggior tutela (delibera 111/2024). Dal 1° aprile chi non è ancora passato al mercato libero vedrà un calo secco della bolletta del 19,8% rispetto al primo trimestre dell’anno, spendendo 20,24 centesimi di euro per Kwh tasse incluse, contro i 25,24 centesimi del periodo gennaio-marzo.
Il calo è dovuto alla forte riduzione della componente energia (-21,3%), dato il calo netto del Prezzo unico nazionale (Pun), cioè del prezzo spot all’ingrosso cui è indicizzata la tariffa. È una buona notizia, tuttavia gli aspetti più notevoli di questo aggiornamento tariffario sono ben altri, per la precisione tre.
Il primo è che, con delibera 113/2024 pubblicata contestualmente, l’Arera aumenta il peso in bolletta degli oneri di sistema (+2,7%), a causa dell’adeguamento della componente Asos che paga gli incentivi alle fonti rinnovabili. Per le famiglie, la componente Asos passa a 2,98 centesimi a Kwh (pari al 14,7% del totale della bolletta), soldi direttamente destinati a pagare gli incentivi ai produttori da fonte rinnovabile, solare ed eolico in primis. Come spiega il comunicato stampa di Arera, «a pesare sugli oneri di sistema è stato soprattutto il maggior fabbisogno per gli incentivi alle rinnovabili determinato dalla flessione dei prezzi dell’energia all’ingrosso: molti incentivi alle rinnovabili prevedono infatti la compensazione della differenza tra un livello di incentivo predeterminato e il prezzo di mercato. Di conseguenza più scende il prezzo di mercato, maggiore è l’importo da compensare ai produttori attraverso la voce Asos degli oneri di sistema». Più chiaro di così non si può: come abbiamo già spiegato da queste colonne nei giorni scorsi, il peso delle rinnovabili in bolletta vanifica buona parte del vantaggio di una riduzione di prezzo dell’energia sui mercati. Più aumenta il peso delle rinnovabili più sarà così.
Veniamo al secondo aspetto notevole di questo aggiornamento tariffario. La componente Asos è stata alzata dall’Arera anche per le imprese (in bassa tensione sale a 4,26 eurocent/Kwh e in media tensione arriva a 4,11 eurocent/Kwh), ma soprattutto è schizzata a 6,8 eurocent/Kwh per le colonnine di ricarica pubblica dei veicoli elettrici. L’Arera ha calcato la mano sugli oneri scaricati sull’auto elettrica, dunque, soldi che vanno ai produttori di energia solare ed eolica. I gestori delle colonnine, infatti, in un modo o nell’altro gireranno questi costi ai clienti finali, aumentando il prezzo delle ricariche auto. Considerato che l’auto elettrica a oggi è poco più di uno sfizio tra il lusso e il superfluo, l’impostazione dell’Arera appare corretta, anche se dispiacerà a qualcuno. Certo che così si svilupperà un paradosso che come al solito punirà i cittadini: da un lato ci costringono a comprare le auto elettriche, dall’altro ci fanno pagare di più le ricariche.
Questa è anche l’occasione per fornire un numero complessivo, che ricaviamo dal budget economico annuale per il 2024 della Csea, cioè la Cassa per i servizi energetici e ambientali, l’ente sui cui conti passano tutte le voci in bolletta relative ai vari oneri di sistema per gas ed energia elettrica. Per il 2024 la Csea prevede di raccogliere dalle bollette 7,8 miliardi di euro per la sola componente Asos, e di doverne versare al Gse (che girerà ai produttori da fonte rinnovabile incentivati) 8,8 miliardi. Questo è quanto ci costano in un anno, oltre al prezzo dell’energia, gli incentivi. Lo sbilancio di un miliardo viene compensato dalla Csea con i ricavi di altre componenti, segnatamente dalla componente sul gas chiamata Crvos (altri oneri in bolletta). Nel complesso, Csea nel 2024 prevede di movimentare 18,9 miliardi di euro tra componenti gas, elettrico e servizio idrico: a tanto ammontano i vari oneri che annualmente gravano sulle bollette dei tre servizi. La componente Crvos sul gas ha però uno scopo, e qui veniamo al terzo aspetto notevole della tornata di delibere Arera.
Sempre con la delibera 113/2024, l’Arera ha infatti disposto la restituzione al Gse (Gestore servizi energetici) di circa 900 milioni di euro per compensare le minusvalenze riportate nella vendita sul mercato di circa un terzo dei volumi di gas per il riempimento d’emergenza degli stoccaggi nell’estate 2022, acquistati utilizzando un prestito da 4 miliardi di euro del ministero delle Finanze. I 900 milioni sono già coperti dal gettito dell’apposito corrispettivo Crvos applicato in bolletta negli ultimi mesi.
Si tratta dell’eredità del governo di Mario Draghi nella corsa folle a riempire gli stoccaggi nell’estate del 2022, quando i prezzi del gas fuori controllo toccarono i 330 euro/Mwh. La delibera 113 dell’Arera scolpisce i numeri di un disastro annunciato (vedi La Verità del 7 ottobre 2022). Il Gse ha acquistato 17.877 Gwh di gas per un controvalore economico di 3.995 milioni di euro ad un prezzo medio di circa 223 euro/Mwh (sic). Dal novembre 2022 al 31 marzo 2023 il Gse ha poi venduto 5.679 Gwh per un controvalore di circa 377 milioni di euro a un prezzo medio di circa 66 euro/Mwh, mentre nei mesi successivi non si sono effettuate vendite. Considerando il prezzo medio di acquisto, il Gse ha dunque conseguito una perdita secca pari a circa 900 milioni di euro sulla quantità venduta nel periodo considerato. E non è finita. In pancia al Gse resta la titolarità dei due terzi di quel gas acquistato a un prezzo folle. Per cui, presto seguirà una nuova puntata per recuperare quelli che oggi stimiamo essere circa altri 2,35 miliardi. Uno spreco di risorse che graverà ancora a lungo sulle bollette dei soliti noti.
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