- Piano da 2.000 miliardi. Con l’unione fra Fondi di coesione e Pac i campi perderanno il 20%. Il ricatto: «Il rispetto dello Stato di diritto condizione per gli investimenti».
- L’Unione, a caccia di soldi che non ha, metterà un’accisa extra su tabacco & C. per recuperare 11 miliardi. Altre entrate da tasse green e dalle imposte sulle grandi imprese con oltre 100 milioni di fatturato.
Lo speciale contiene due articoli
Ritardi, contestazioni, veti incrociati e caos: ha esordito sotto il segno dello psicodramma la presentazione del bilancio pluriennale Ue 2028-2034 che, anziché un «Big Beautiful Bill» sulla scia di Donald Trump, rischia di essere un «Big Ugly Bill». Il motivo è semplice: la proposta di riforma di budget elaborata da Ursula von der Leyen scontenta tutti e, nonostante necessiti dell’unanimità per essere approvata, non raccoglie neanche la metà dei consensi, né a livello parlamentare, né a livello di Consiglio Ue (ossia di governi nazionali) praticamente su nessuna delle voci in cui è articolata. Niente male per una che, soltanto pochi giorni fa, perorava la sua causa personale – il salvacondotto dalla mozione di censura per lo Pfizergate – evocando «unità e trasparenza».
La presentazione è infatti partita sotto i peggiori auspici dopo i numerosi rinvii sia della conferenza stampa sia dell’incontro del commissario al Bilancio Piotr Serafin con i membri della commissione omologa del Parlamento europeo. Mai una proposta dell’esecutivo Ue era stata avvolta da così tanto mistero. Pour cause: schermaglie diplomatiche a parte, è il bilancio in sé lo scoglio contro cui è praticamente certo che la barca di Ursula von der Leyen andrà a incagliarsi: la baronessa tedesca rischia di coronare il suo secondo mandato con un clamoroso fallimento, anche se per sapere come andrà a finire bisognerà aspettare fino a due anni prima che i negoziati si concludano.
Che la sfida della Von der Leyen sia tanto ambiziosa quanto velleitaria lo testimoniano le cifre: il quadro finanziario pluriennale (Mfp) proposto da Bruxelles dopo il 2027 ammonterà a poco meno di 2.000 miliardi di euro, ben al di sopra dell’attuale budget. Dove saranno recuperati questi fondi, ancora non è chiaro: certamente dall’introduzione di nuove tasse anche a livello nazionale, ma soltanto 13 Paesi membri, tra cui la Francia, sostengono l’aumento delle risorse proprie dell’Unione europea, mentre sono sette, capitanati da Olanda e Germania, i Paesi che si oppongono a un aumento; altrettanti gli incerti, tra i quali l’Italia.
La proposta di Von der Leyen e Serafin che ha fatto saltare sulla sedia gli eurodeputati e parecchi Stati Ue è quella di ricombinare la politica agricola comune (Pac) europea e la politica di coesione in 27 «piani di partenariato nazionali e regionali». Il commissario all’agricoltura Christophe Hansen ha provato a dire che la Pac «rimarrà la stessa» ma è stato sommerso dalle critiche. Innanzitutto perché le stime suggeriscono che i fondi saranno tagliati del 25% se non addirittura del 30, considerato che l’involucro complessivo della Pac passerà da 387 miliardi a 300. Non a caso le contestazioni, anche in Italia, si sono moltiplicate: «Documento irricevibile, è un colpo diretto agli agricoltori europei» hanno dichiarato gli europarlamentari della Lega Raffaele Stancanelli (coordinatore Patriots in commissione Agricoltura) e Paolo Borchia (capo delegazione Lega). «In un momento in cui l’agricoltura europea è già stremata da un aumento spropositato di costi, concorrenza estera e burocrazia paralizzante, Bruxelles sceglie la via peggiore: meno risorse, meno tutele, meno strumenti», si legge nella nota. Sul piede di guerra anche Coldiretti, che ha organizzato un sit in di protesta davanti Palazzo Madama e a Bruxelles con uno striscione dedicato al presidente della Commissione: «Venga a mangiare qualcosa di veramente italiano e capirà». Per Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura, «siamo di fronte a una vera e propria dichiarazione di guerra, ne prendiamo atto. Le parole di Von der Leyen sul ruolo strategico del settore primario pronunciate in campagna elettorale stridono con quanto affermato oggi: la presidente sosteneva di essere un punto di riferimento per gli agricoltori, ma non è così. Von der Leyen sta smantellando l’Ue per qualche arma in più, si sta prendendo una responsabilità incredibile», ha concluso il presidente di Confagricoltura. In effetti, la Commissione europea ha proposto di stanziare 131 miliardi di euro a programmi di Difesa e Spazio nell’ambito del Fondo europeo di competitività: la cifra rappresenta un importante aumento rispetto agli attuali 10 miliardi di euro stanziati nel 2018. E anche il budget della mobilità militare è destinato a un massiccio aumento: 17 miliardi di euro rispetto all’attuale dotazione di 1,7 miliardi.
Chi pensava che il Partito popolare europeo avrebbe sostenuto la Von der Leyen, eletta con i voti del Ppe, sbaglia: «Siamo delusi», ha dichiarato il negoziatore del Parlamento Ue sul prossimo bilancio pluriennale Ue, Siegfried Muresan, «le linee rosse fondamentali fissate dal Parlamento europeo sono state ignorate. (“Non lavoro mai con le linee rosse”, ha replicato la baronessa tedesca, ndr). Nella sua forma attuale, non possiamo dare il via libera al bilancio a lungo termine. L’Europa ha bisogno di una visione condivisa, non di 27 liste della spesa separate». Anche l’eurodeputato portoghese João Oliveira della sinistra, membro della commissione per il bilancio del Parlamento europeo, ha criticato gli stanziamenti per la Difesa, sostenendo che andrebbero a discapito di altre aree chiave come l’agricoltura.
Perfino i fondi per la salute, che durante la pandemia sembravano cruciali, sono stati ridotti notevolmente: l’unica cifra confermata finora è l’involucro di 22,6 miliardi di dollari annunciato da Stéphane Séjourné che però coprirà salute, biotecnologie, bioeconomia e agricoltura combinate.
Ciliegina sulla torta annunciata dal presidente dell’esecutivo Ue è la condizione di accesso ai fondi: «I piani di partenariato renderanno lo Stato di diritto e i diritti fondamentali una condizione per gli investimenti e un punto centrale nelle riforme», ha dichiarato il presidente. I governi non graditi a Bruxelles, dunque, perderanno il diritto di accesso ai fondi, come sta accadendo oggi all’Ungheria, cui sono stati negati 18 miliardi di euro.
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