«Gualtieri ha regalato 2 milioni agli abusivi dello Spin Time»
(Ansa)

A Roma l’occupazione abusiva è un investimento a carico del contribuente. Il conto lo ha presentato Fabrizio Santori, capogruppo della Lega in Campidoglio, interrogando l’assessore al Patrimonio Tobia Zevi sul caso Spin Time: 2 milioni e 66.000 euro stanziati dalla giunta Gualtieri per assistere gli ex occupanti dello stabile dell’Esquilino. E non è finita: 56.016 euro più Iva, circa 68.000, per il trasloco.

Spin Time, il conto da oltre 2 milioni per gli ex occupanti

La contabilità illustrata da Santori in Aula Giulio Cesare merita di essere letta senza saltare una riga. Un milione e 300.000 euro per le strutture ricettive, 216.000 per i pasti, 200.000 per i servizi sociali, 150.000 per il trasporto scolastico, altri 150.000 per gli straordinari e 50.000 per pulizia e supporto. Totale: 2.066.000 euro di stanziamenti, non necessariamente di somme già liquidate. Il consigliere chiede inoltre di chiarire sui circa 655.000 euro di affidamenti: sono ulteriori spese oppure voci già comprese nel totale? Per ora, denuncia, la risposta non è arrivata.

L’occupazione dell’ex sede Inpdap e la condanna dello Stato

La vicenda è nota: tutto inizia nell’ottobre 2013, quando i movimenti per la casa occupano l’ex sede Inpdap di via di Santa Croce in Gerusalemme, un immobile privato gestito da Investire Sgr per il Fondo Immobili Pubblici. Il palazzo ospita abitazioni e attività sociali, ma resta occupato illegalmente. Nel marzo 2020 il giudice dispone il sequestro preventivo. Ma il provvedimento non viene eseguito. E nel febbraio di quest’anno il tribunale civile condanna il ministero dell’Interno a risarcire la proprietà per oltre 21 milioni di euro, con ulteriori indennità mensili fino alla liberazione. Un’altra bolletta pubblica, questa volta statale, prodotta dal mancato ripristino della legalità.

L’incendio, l’evacuazione e l’assistenza del Campidoglio

Poi arriva la notte del 29 luglio. Un principio d’incendio provoca l’evacuazione, senza feriti, e l’edificio viene posto sotto sequestro. Circa quattrocento occupanti si ritrovano fuori. I fragili vengono messi in sicurezza, dopodiché la questione diventa politica e una situazione irregolare tollerata per tredici anni finisce per richiedere interventi straordinari, mentre chi attende un alloggio seguendo le graduatorie ordinarie resta in coda.

Gli occupanti allestiscono un presidio permanente davanti al palazzo. Tende, tavoli, sedie e installazioni prendono possesso anche della strada. Via di Santa Croce in Gerusalemme viene chiusa al traffico e il quadrante dell’Esquilino deve convivere per quasi quattro settimane con una viabilità modificata. Il 7 agosto Gualtieri firma l’ordinanza per un’assistenza alloggiativa d’emergenza fino a sessanta giorni, con priorità ai più vulnerabili. Il 25 agosto, trovate sistemazioni temporanee per circa 127 famiglie, le tende vengono smontate e la strada riapre. Restano gazebo e attività davanti allo stabile.

Santori attacca: «Cittadini di serie A e cittadini di serie B»

Ecco il punto sollevato da Santori: l’emergenza umanitaria non può diventare una scorciatoia amministrativa. «Soldi e soluzioni straordinarie per chi ha occupato abusivamente, mentre migliaia di famiglie oneste aspettano da anni una casa popolare», ha attaccato il leghista, parlando di «cittadini di serie A e cittadini di serie B». Ha chiesto anche conto dei numeri: 356 persone nell’ordinanza sindacale, 388 nella risposta degli uffici, distribuite in 147 nuclei.

Quali verifiche sono state effettuate? Chi potrà ottenere un alloggio pubblico, e in base a quali criteri? Zevi ha replicato rivendicando l’assistenza prestata a persone con disabilità, malati oncologici, dializzati, donne incinte e bambini. Ha assicurato che gli uffici hanno controllato i requisiti e che circa il 10 per cento dei nuclei non potrà accedere a una casa popolare. Ha richiamato inoltre la quota del 35 per cento degli alloggi Erp riservata a determinate situazioni di emergenza, citando decreti adottati quando al Viminale sedeva Matteo Salvini. E ha accusato Santori di fare «un piccolo comizio» e di stare «a contare i centesimi» davanti al rischio di una «bomba umanitaria». Ma sulla rendicontazione le domande restano, visto che si tratta di cifre di un certo peso, soprattutto se le si guarda nel contesto disastrato dei conti del Campidoglio.

Porto Fluviale e il precedente dei fondi Pnrr

Santori ha evocato anche il precedente di Porto Fluviale, immobile occupato e riqualificato con circa 13 milioni di fondi Pnrr, chiedendo se il Campidoglio intenda replicarne il modello. Sullo sfondo, una situazione per cui per anni le istituzioni non sono riuscite a chiudere un’occupazione, poi hanno dovuto affrontarne il costo sociale ed economico.

La solidarietà verso le persone fragili è un dovere, ma la trasparenza sui soldi pubblici lo è altrettanto. Altrimenti il messaggio rischia di essere devastante: chi occupa mette di fronte le amministrazioni di fronte al fatto compiuto, chi governa paga per risolverlo, coi soldi di chi rispetta le regole. E molti di questi ultimi, oltre al danno subiscono anche la beffa di restare in coda.

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