La deputata Simonetta Matone passa dal gruppo della Lega a quello di Forza Italia. L’annuncio è stato dato ieri in Aula dalla presidente di turno Anna Ascani. La Matone, al di là della fuffa delle dichiarazioni ufficiali, ha cambiato partito sperando in una ricandidatura blindata, che non avrà neanche in Forza Italia.
Detto ciò, con l’approvazione della nuova legge elettorale, i capilista bloccati e l’aumento vertiginoso del numero di firme, 6.000 per collegio, necessarie per presentarsi alle elezioni, ridotte a 1.500 se il partito ha già una componente in Parlamento, la transumanza (poco) onorevole di deputati e senatori da un partito all’altro sta assumendo dimensioni impressionanti.
Da Matone a Guidi: la corsa per cambiare gruppo
Il fenomeno è ampiamente radicato nella politica italiana: dall’inizio della legislatura, il 13 ottobre 2022, i cambi di gruppo parlamentare sono arrivati a quota 86: 71 alla Camera e 15 al Senato, secondo i dati di Openparlamento, il progetto della Fondazione Openpolis che monitora l’attività di deputati e senatori. Nel conteggio ci sono parlamentari che hanno cambiato partito anche più volte.
Prima della Matone, il 18 ottobre scorso, Luca Sbardella ha lasciato il gruppo di Fratelli d’Italia alla Camera per costituire la componente di Sud chiama Nord di Cateno De Luca, insieme a un altro ex FdI, Manlio Messina, che si sono uniti a Francesco Gallo. Il 21 ottobre Antonio Guidi ha lasciato Noi Moderati al Senato, per costituire la componente Italia Domani – Marco Rizzo, che farà parte della coalizione di centrodestra (!).
Il giorno dopo, Andrea Crisanti, senatore Pd, ha aderito al Misto per consentire a Rifondazione comunista di potersi presentare con «solo» 1.500 firme a collegio, ovviamente col centrosinistra. Mal gliene incolse: poche ore dopo il passaggio di Crisanti, evidentemente galvanizzato dall’acquisto politico, il segretario di Rifondazione comunista, Maurizio Acerbo, commentando su X le accuse a Youssef Siher, ha scritto: «Quindi? è vietato inneggiare a Hamas?», per poi tentare una maldestra retromarcia.
Da Vannacci a Carfagna: le acrobazie tra i partiti
Al di là di questi passaggi «tecnici», il malcostume dei cambi di casacca ha fatto registrare in questi quattro anni di legislatura episodi di puro umorismo. Prendiamo il caso di Davide Bergamini, sindaco di Vigarano Mainarda, in provincia di Ferrara. Nel 2022 viene eletto deputato con la Lega. Il 7 gennaio 2026, la svolta centrista e moderata: Bergamini passa con Forza Italia. «Passo dalla Lega a Forza Italia per non farmi trascinare a destra da Vannacci», sostiene Bergamini, «la posizione estremista nelle nostre terre ora incontra un muro».
Ma il muro cade e accade l’incredibile: lo scorso giugno Bergamini lascia pure Forza Italia e dove approda? In Futuro nazionale, il partito di Roberto Vannacci. Siamo, come è evidente, di fronte a una specie di folgorazione mistica, o forse alla ricerca di una più prosaica ricandidatura. I nove deputati di Futuro nazionale provengono, naturalmente, tutti da altri partiti, poiché Vannacci ha fondato la sua forza politica solo alcuni mesi fa.
Tra questi ci sono altri due protagonisti di un doppio salto: Attilio Pierro (Lega-Forza Italia-Fn) e Laura Ravetto (una vita in Forza Italia, eletta nel 2022 con la Lega e ora passata alla corte del generale).
Hanno cambiato partito anche protagonisti molto noti della politica italiana. È il caso di due ex super fedelissime di Silvio Berlusconi: Mara Carfagna e Mariastella Gelmini, più volte ministre, entrambe presenti nell’esecutivo guidato da Mario Draghi. Il loro percorso è parallelo. Nel luglio 2022, a pochi mesi dalle politiche, entrambe lasciano Forza Italia, accusata di aver tolto la fiducia a Supermario, e aderiscono ad Azione. Rielette in Parlamento con la strana coppia Carlo Calenda–Matteo Renzi, nel settembre 2024 si accorgono che Azione si sta alleando con il centrosinistra in alcune regioni (Umbria, Emilia-Romagna), abbandonano il centro e tornano nel centrodestra, stavolta con Noi Moderati di Maurizio Lupi.
Dal M5s alla Dc: i percorsi più sorprendenti
Singolare il percorso di Raffaele De Rosa, pompeiano, eletto nel 2022 al Senato con il M5s, dopo aver tentato invano, l’anno prima, di diventare consigliere comunale a Napoli. De Rosa, carriera militare alle spalle, esperto di arti marziali come il kung fu e il taekwondo, nel febbraio 2024 lascia i pentastellati e aderisce addirittura a Forza Italia. Dopo un po’, pur rimanendo iscritto al gruppo parlamentare azzurro, diventa, pensate, segretario nazionale della Dc, successore di Elisabetta Trenta, che del M5s era stata addirittura ministro della Difesa. L’acrobatico cambio di casacca, dal M5s a Forza Italia, accomuna De Rosa al senatore Antonio Trevisi.
Il Pd pure ha perso qualche pedina di peso, nel corso della legislatura. Enrico Borghi, eletto con i Dem al Senato, è passato a Italia viva, stesso percorso dell’ex ministro Marianna Madia, attualmente deputata. Luigi Marattin, sfegatato juventino nato a Napoli (che già suona male), eletto nel 2022 alla Camera con il Terzo polo Azione-Italia viva, nel settembre 2024 lascia Renzi, fa un percorso autonomo e poi fonda il partito Liberaldemocratico. Ora è segnalato in viaggio verso il centrodestra.
Triplo carpiato anche per Naike Gruppioni, eletta nel 2022 con il Terzo polo e passata poi, nel giugno 2025, a Fratelli d’Italia. C’è ancora tempo per registrare altri cambi di partito, naturalmente in nome degli ideali e dell’alta politica, non certo per tentare di ottenere una ricandidatura, non siate i soliti maliziosi.
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