Dopo la giornata «delle donne nel fumetto» e quella del «diritto al divertimento in sicurezza» è arrivata quella della «meraviglia». E Sergio Mattarella ha cominciato ad agitarsi sul più nobile scranno della Repubblica. Quando, qualche giorno fa, gli è arrivato da promulgare il dossier dal titolo «Giornata nazionale del riciclo della carta» non è più riuscito a trattenersi, anche perché esiste nei fatti da almeno mezzo secolo.
E ieri è sbottato. Non come noi insensibili borghesi di periferia, lui lo ha fatto con inappuntabile stile quirinalizio. Ma lo ha fatto. E ha sottolineato l’esagerazione, il profluvio, la stucchevole ripetitività di giornate che hanno la sola conseguenza di annacquare il significato del tema proposto.
Basta leggere il tono della lettera che ha mandato ai presidenti di Camera e Senato, Lorenzo Fontana e Ignazio La Russa. «Mi è stata sottoposta la legge che istituisce una giornata nazionale per il riciclo della carta: non sussistendo profili evidenti di incostituzionalità ho provveduto alla sua promulgazione, così come è avvenuto per la legge che istituisce la giornata nazionale della meraviglia». Come a dire, non potevo farne a meno.
Poi la stoccata presidenziale che merita il nostro incondizionato plauso (e non capita spesso, per così dire). «Desidero tuttavia far presente che il numero delle leggi che istituiscono giornate per segnalare valori, eventi, propositi, emozioni o aspetti della vita sta vertiginosamente aumentando, senza che siano emersi criteri omogenei: nelle ultime tre legislature ne sono state approvate 36, di cui 20 nel corso di questa».
Si è svegliato (per una volta) anche Mattarella
Fra le righe si nota che il presidente non ne può più, coglie la superfetazione come un gesto superfluo; da questa esibizione di buonismo ne esce anche lui come da una pasticceria, sopraffatto dalla vaniglia. Senza contare i problemi pratici che le fatidiche giornate portano con sé.
Scrive Mattarella: «Oltre alle feste nazionali, il numero di queste giornate è ormai di 51. La maggior parte di esse prevede la promozione di iniziative ad opera di uffici ed enti pubblici, particolarmente delle scuole, e talvolta anche delle università, prevedendo che svolgano attività didattiche sul tema della singola legge».
Risulta difficile capire come le celebrazioni con dotti interventi di esperti (se ne trovano dietro ogni angolo) non incidano sullo svolgimento regolare delle lezioni, visto che alla fine dell’anno si arriva a sintetizzare in poche parole la Seconda guerra mondiale e si tralasciano Alessandro Manzoni o Eugenio Montale.
Il commento di Mattarella sulle giornate nazionali
Aggiunge il presidente: «Diventa inoltre addirittura inverosimile richiedere che le scuole possano assolvere tutti i compiti che vengono loro affidati». Una reprimenda gentile, pur riconoscendo che «tra questo alto numero di giornate ve ne sono alcune che svolgono un compito significativo di ricordo o di messaggio valoriale (la Giornata della Memoria, del Ricordo, della Vita nascente – ndr). Ma non tutte appaiono avere la stessa levatura».
Effettivamente la giornata della scrittura a mano o il Carbonara Day hanno un peso differente rispetto a quella delle malattie rare e del Made in Italy. Anche questa è una deriva americana, cavalcata in primis dall’Onu che non ha problemi nel mettere in fila (per interesse speculativo) la giornata mondiale della «chiavetta Usb» con quella della «pace interiore» e del «pigiama indossato al lavoro» (ci sono davvero).
Alla fine Mattarella avverte un’esigenza saggia e condivisa: «Esorto a contenere in termini ragionevoli la tendenza ad accrescere i giorni dedicati, il cui numero rende ormai impossibile un’autentica efficacia delle loro previsioni, che potrebbero essere adeguatamente perseguite mediante strumenti diversi dalla legge». Come dargli torto?
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