Se la Jebreal va al Festival deve ringraziare Lucio Presta (e Renzi)
Ansa
  • L’agente dei divi ha partecipato alla riunione in Rai in cui si è decisa la presenza della giornalista sul palco dell’Ariston. È lui, l’organizzatore dell’ultima Leopolda, che ha manovrato per far cambiare idea all’ad Fabrizio Salini.
  • La tv di Stato è in mano ai renziani. Altro che «sovranista», l’emittente pubblica è un feudo dei fedelissimi del senatore di Rignano che ora mirano a prendere le uniche due caselle mancanti: Raiuno e Tg1.

Lo speciale comprende due articoli.

Ha vinto il quarto uomo, il più potente, quello più defilato anche nelle cronache dei giornali. Ha vinto Lucio Presta, per questo Rula Jebreal sarà ospite al Festival di Sanremo. Due giorni fa alla riunione decisiva in Rai c’era anche lui, accanto all’ad Fabrizio Salini, al direttore di Raitre, Teresa De Santis, e al conduttore Amadeus. Un agente di attori, presentatori e ballerine seduto al tavolo con l’amministratore delegato a dire la sua sulla scaletta del più importante spettacolo dell’anno. Una novità assoluta. La scena ha qualcosa di surreale e ben fotografa lo scenario caotico nella gestione della più grande azienda culturale del Paese.

Nel comunicato ufficiale l’ufficio stampa se l’era dimenticato, aveva citato solo i due dirigenti e il conduttore per salvare la forma. Ma l’intermediario era lì in carne ed ossa, rappresentava Amadeus, difendeva la presenza all’Ariston (allora in bilico) della Jebreal, si muoveva come se fosse a casa sua. Ed effettivamente lo era anche perché l’ospitata della giornalista era diventata un punto d’onore per il vero convitato di pietra di quella riunione: Matteo Renzi. Il senatore semplice di Scandicci è il punto chiave di tutta questa vicenda da mercato del pesce, con la Rai gestita come una derivazione della Leopolda. Prima l’uscita infelice di Amadeus, poi l’orgoglioso altolà di Salini («Decido io»), quindi la richiesta a Rula di fare un passo indietro nel mezzo della tempesta di proteste popolari (lei aveva leggiadramente definito gli italiani «razzisti in un paese fascista»), infine il ritorno sulle posizioni iniziali. Per la felicità di Renzi e dei suoi due fedelissimi in Commissione di Vigilanza, Michele Anzaldi e Davide Faraone, pronti alla battaglia ideologica.

Faraone aveva già trovato in Matteo Salvini il responsabile del no alla Jebreal. «Nessuno spazio a una nuova italiana di successo, nella narrazione sovranista stona e anche parecchio», aveva tuonato fuori tempo. «La Rai, la tv pubblica, si piega al diktat di Salvini. Credo sia semplicemente vergognoso. Ho deciso di portare il caso in Vigilanza Rai e denuncio pubblicamente un’autentica discriminazione di Stato». Poiché nello storico santuario della sinistra televisiva la narrazione sovranista è una autentica barzelletta, quello era semplicemente uno show. Oppure un messaggio vocale per far sapere a Salini che il capo voleva la giornalista italo-israeliana di origine palestinese sul palco. E qui entra in scena Presta.

L’agente dei divi (da Roberto Benigni a Paolo Bonolis, da Lorella Cuccarini a Belen Rodriguez) è molto legato a Renzi. Gli ha organizzato l’ultima Leopolda, lo ha voluto nella sua squadra di personaggi da conferenza. Soprattutto gli ha dato una dimostrazione di assoluta fiducia quando ha firmato 15 fatture per un totale di mezzo milione di euro servite all’ex presidente del Consiglio e leader di Italia viva a restituire il prestito dell’imprenditore Riccardo Maestrelli (attraverso la mamma) per pagare la nuova villa. Un altro tassello è rappresentato da una ricerca su YouTube: Leopolda numero nove, ottobre 2018, Renzi in cattedra a intervistare personaggi di passaggio. Fra questi anche Rula Jebreal, presentata come «giornalista, scrittrice, conduttrice televisiva in Cnn, docente universitaria». Allora l’unico problema dell’umile Renzi era linguistico: «Sono incerto se farla in inglese o in italiano, l’intervista. La farò in italiano». Come diceva Nanni Moretti: ve lo meritate Alberto Sordi.

Renzi voleva Rula, Amadeus voleva Rula, Presta voleva Rula per conto di entrambi. Alla fine convincere Salini non è stato difficile che se l’ad, molto sensibile a non turbare i sottilissimi equilibri che lo mantengono ancora in quell’ufficio con quel ruolo, avrebbe preferito un ospite meno divisivo. Il delitto perfetto, a questo punto, prevedeva un colpevole sovranista.

Così sfilatosi Salvini («Non mi occupo di vallette o conduttori»), alcuni media hanno additato il direttore di Raiuno, Teresa De Santis, che da parte sua ha promesso querele «perché non ho mai cercato la Jebreal prima e non l’ho mai censurata dopo».

In realtà Rula Jebreal nella lista dei possibili ospiti c’era da tre mesi, e nessuno aveva mosso obiezioni. Solo quando il nome è uscito sui giornali e i social lo hanno rilanciato testimoniando pesanti effetti negativi sul pubblico (ci sono utenti che invitano a non comprare i prodotti degli sponsor del programma), Salini ha chiesto ad Amadeus (via Presta) un opportuno ripensamento. Proprio lui, arrivato in quota Movimento 5 stelle – ed era stato Gianluigi Paragone a presentarlo a Luigi Di Maio – ma da sempre vicino alle idee politiche di Renzi. Forse anche per questo nei giorni scorsi nessuna voce del Pd zingarettiano si è intromessa nella faccenda.

Il cambiamento di rotta di Salini è testimoniato dagli ultimi due comunicati sul tema. Nel primo (6 gennaio) si diceva che «le proposte della direzione artistica saranno oggetto, come da prassi, di un confronto con l’amministratore delegato». Per sottolineare che l’ultima parola sarebbe stata la sua. Nel secondo (7 gennaio) si precisava che «è stato confermato il cast di ospiti proposto dal direttore artistico Amadeus». Tutto a posto, grazie a Presta lo spettacolo può andare avanti. O, come direbbe Renzi, the show must go on.


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