• Arriva l’annunciata bocciatura del piano per la Brexit di Theresa May e quello che doveva essere un voto meramente chiarificatore per tracciare la strada al Regno Unito per l’uscita dall’Unione europea, si è trasformato invece in un elemento di maggiore incertezza e instabilità.
  • Sebbene il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker mantenga in queste ore una linea diretta con la May, al momento non è previsto l’arrivo a Bruxelles del primo ministro britannico.
  • Il rinvio della Brexit è un’ipotesi da sempre esclusa dalla May che potrebbe anche pensare di sfruttare le prossime elezioni europee di fine maggio e il nuovo vento in quel dell’Unione europea per trovare un accordo più favore per il Regno Unito.
  • L’opposizione laburista spinge in due direzioni. Il partito sta da una parte e il suo leader, Jeremy Corbyn, da un’altra. La maggior parte dei deputati, infatti, vorrebbe un secondo referendum. Corbyn, invece, nuove elezioni.

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La bocciatura del piano per la Brexit di Theresa May era annunciata. Non così annunciata, invece, era l’entità della sconfitta subita dal premier britannico alla Camera dei Comuni. Con 230 schede di scarto, il voto di ieri sera rappresenta la peggior sconfitta per un’esecutivo di Londra dagli anni Venti. Per cogliere la dimensione della batosta basti pensare che nella storia recente di Westminster i governi sono stati sconfitti di una decina di voti, 20 al massimo.

Quello che avrebbe dovuto essere, come definito dalla prassi ai Comuni, un «meaningful vote», cioè un voto significativo e chiarificatore sul dossier Brexit per tracciare la strada al Regno Unito per l’uscita dall’Unione europea, si è trasformato in un elemento di maggiore incertezza e instabilità. Perché sì, la bocciatura era annunciata. Ma non certo di tali proporzioni. Se fosse riuscita a contenere la sconfitta a un centinaio di voti, Theresa May avrebbe avuto la forza politica necessaria per tornare a Bruxelles, rivedere alcuni punti dell’accordo per poi provare a sottoporlo nuovamente alla Camera dei Comuni. Sarebbe stato questo il suo piano B che è obbligata a presentare entro lunedì alla luce di un emendamento approvato la scorsa settimana. Invece, la Brexit è da rifare.

Jeremy Corbyn, leader del Partito laburista e dell’opposizione, si è affrettato a chiedere di tenere una mozione di sfiducia nel giro di 24 ore dal voto. Ma questa è destinata a una fine non diversa da quella dell’accordo presentato dal premier. «Il voto di ieri dimostra che il governo conservatore di Theresa May non ha una maggioranza sulla questione più importate per il Regno Unito e non è in grado di controllare la Camera dei Comuni», ha dichiarato Corbyn aprendo oggi in Parlamento il dibatto sulla mozione.

Ma la sfiducia era morta non appena è stata annunciata. Perché dopo il voto di ieri sera la maggioranza si è immediatamente ricompattata attorno a Theresa May: l’European research group (il gruppo di euroscettici di cui fanno parte Jacob Rees-Mogg e Boris Johnson, fautori della linea dura) e il Partito unionista democratico dell’Irlanda del Nord (che con i suoi dieci deputati rappresenta la stampella su cui il governo si regge in piedi a Westminster) hanno subito detto no alla sfiducia, espresso il loro sostegno all’esecutivo invitandolo a tornare a Bruxelles e trovare una nuova intensa che non preveda un sistema come il backstop sul confine irlandese che, secondo entrambe le fazioni ribelli, mette il Regno Unito in condizione di non uscire mai definitivamente dall’Unione europea.

Ma Bruxelles, adesso, dopo la bocciatura del piano May, rimane in attesa delle mosse britanniche. «L’accordo sulla Brexit non può essere rinegoziato», ha detto Margaritis Schinas, portavoce della Commissione europea. Ma se i 27 non sembrano disposti a rivedere l’intesa, diverso è il discorso che riguarda la dichiarazione politica congiunta sulla partnership futura, una sorta di appendice all’accordo. Infatti, Schinas ha dichiarato: «Ora sta al Regno Unito dire cosa vuole fare. Aspettiamo di sapere da loro quali sono i prossimi passi».

Il cancelliere tedesco Angela Merkel ha spiegato che «abbiamo ancora tempo per negoziare», il vicepresidente della Commissione europea Frans Timmerman ha già spiegato che l’Unione ha «l’obbligo di essere pronti a ogni possibile ipotesi, anche una uscita senza accordo».

Vediamo quindi quali sono gli scenari possibili dopo la sconfitta del piano di Theresa May.

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