• Dario Franceschini sette giorni fa garantiva la massima tutela per il settore e 1 miliardo aggiuntivo per la cultura Invece le erogazioni a fondo perduto sono circa 600 milioni. Gli altri spicci per il taglio dell’Imu e della Tosap.
  • A giugno restano da pagare le tasse. Tra Ires, Irpef, Imu, Ivafe e dichiarazione Iva annuale, il prossimo mese vanno in scadenza 25 miliardi di imposte. Da versare anche la cedolare secca sugli affitti.

Lo speciale comprende due articoli.

Dal primo annuncio all’arrivo in Gazzetta ufficiale sono passati 45 giorni. Il decreto Rilancio è stato fermo una settimana, quella successiva al cdm che lo avrebbe dovuto vidimare, al Mef per far quadrare le coperture. Alla fine è stato partorito ma ha lasciato sul terreno un grande sconfitto. Si tratta del settore del turismo bastonato prima dal Covid-19 e poi tradito dal governo. «È di 5 miliardi l’intervento previsto nel decreto Rilancio per il settore del turismo e della cultura», ha detto la scorsa settimana il ministro per i Beni culturali e il turismo, Dario Franceschini. «Gli interventi prevedono», annunciava, «4 miliardi per il turismo e 1 miliardo per la cultura e dimostrano che c’è la consapevolezza – emersa nel corso di questa emergenza coronavirus – dell’importanza strategica dei due settori, oltre al valore economico e alle caratterizzazione del sistema paese. È un riconoscimento importante».

A seguire, numerose altre dichiarazioni di esponenti della maggioranza. Solo che è bastato prendere la relazione tecnica allegata al decreto per capire che i soldi nel complesso sono la metà. Se si sezionano ulteriormente i dati, agli imprenditori del comparto ne vanno molti meno. Un miliardo scarso. 300 milioni sono stanziati per il taglio dell’Imu e della Tosap, altri 600 milioni sono fondi stanziati a pioggia e gestiti dal ministero. Altri 200 milioni sono interventi residuali di cui beneficerà il settore della cultura. C’è inoltre un capitolo di spesa più consistente che arriva a pesare sull’intero decreto 1,6 miliardi di euro. Sono i soldi messi a copertura per il bonus vacanze con l’Isee. Un enorme stanziamento che serve a gestire il consenso elettorale e non certo ad aiutare gli imprenditori turistici o gli albergatori. Gli operatori dovranno infatti anticipare l’80% del bonus sotto forma di sconto sul corrispettivo.

Una misura simile fa il paio con quelle a suo tempo fatte su reddito di cittadinanza. «Si abbia almeno la decenza di non mettere in conto al settore turistico il saldo finanziario di una norma che, costruita con l’Isee, è semmai una misura di sostegno sociale ai nuclei familiari con limitata capacità di spesa», commenta Enrico Zanetti, responsabile di Etekne.info, centro studi che ieri ha analizzato le voci di spesa del decreto finito in Gazzetta. «Quando vuoi sostenere la domanda di un settore, come da 20 anni si fa con l’edilizia, non metti l’Isee, perché i primi che vuoi coinvolgere sono quelli che possono spendere a favore di quel settore». In pratica la misura non genera aiuti, ma sussidi che difficilmente potranno essere utilizzati. Chi ha redditi così bassi ha difficoltà ad arrivare in fondo al mese e a pagare la spesa al supermercato. La vacanza non è proprio una necessità primaria.

Di conseguenza non è corretto inserire nella voce a sostegno del turismo anche questo miliardo e 600 milioni. Fatte dunque le dovute sottrazioni si arriva a un miliardo scarso per il settore. E pochi spicci per la cultura. In pratica un quarto di quanto promesso o un quinto se prendiamo per buone anche le promesse legate alle attività culturali. Eppure il settore vale il 13% del Pil e tra diretti e indiretti gode di quasi 3,5 milioni di occupati. E la scarsa attenzione si spiega solo per una scelta politica e per la difficoltà da parte dei giallorossi di comprendere l’importanza dell’imprenditoria privata. I dipendenti pubblici sono gli unici che non hanno subito nulla (dal punto di vista economico) durante il lockdown. Stipendi assicurati anche quando gli uffici sono stati chiusi. Niente ferie forzate né cassa integrazione. I pensionati (giustamente) sono stati risparmiati. I dipendenti privati hanno avuto un po’ di aiuti.

In fondo alla catena elettorale ci sono i piccoli imprenditori e gli autonomi. Lo si vede analizzando i flussi di spesa presenti nel decreto Rilancio. Circa 19 miliardi di interventi si trovano nel Titolo III dedicato al sostegno dei lavoratori, di cui 12,5 miliardi di interventi a favore dei lavoratori dipendenti, 3,8 miliardi di interventi a favore di lavoratori parasubordinati e autonomi, 1 miliardo di reddito di emergenza e 1,6 miliardi di altri interventi residuali. Il taglio dell’Irap si è invece fermato a 3,9 miliardi. Alla ristorazione e a tutto il circuito turistico si doveva dedicare un decreto ad hoc.

Per dare la possibilità all’Italia di rinnovarsi e prepararsi al 2021 nella speranza che la diplomazia riesca a fare i passi adeguati e creare dei corridoi preferenziali come stanno facendo la Germania e altri Paesi dei Balcani. Altrimenti rischiamo di rimanere con il bollino degli appestati a lungo. Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, si sta muovendo in maniera opposto e predica il «liberi tutti». Ma Angela Merkel non sembra essere d’accordo. E i tedeschi valgono il 30% della spesa turistica nel Belpaese. Nel 2017 – dati Enit – hanno pagato 59,3 milioni di pernottamenti. Meglio non dimenticarlo. In questo caso, il cliente ha sempre ragione.


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