- Al Consiglio europeo. Emmanuel Macron chiude: «Non li introdurremo». Olaf Scholz segue la stessa strategia. Nel documento finale, nessun riferimento all’obbligo per chi viaggia.
- Autostrada del Brennero ridotta a una sola corsia per fare i controlli. Rischio caos. In Piemonte più verifiche negli aeroporti: irregolare il 5% dei passeggeri.
Lo speciale comprende due articoli.
Contrordine compagni, e soprattutto contrordine giornaloni. Ieri mattina, con l’eccezione della Verità, i maggiori quotidiani italiani avevano descritto la presenza di Mario Draghi al Consiglio europeo un po’ come le cronache latine celebravano i trionfi di Cesare in Gallia.
Il Corriere della Sera era stato appena appena più cauto nell’editoriale («Nessuna sfida a Bruxelles. Buon senso e forza dei numeri»), anche se nell’occhiello di pagina 3 lo stesso quotidiano milanese si era fatto sfuggire un imbarazzante «Il premier tira dritto». Ma Stampa e Repubblica avevano titoli addirittura inneggianti e tambureggianti. Ecco il quotidiano torinese in prima: «La Ue: sì al green pass all’italiana». E addirittura nel sommario di pagina 2 compariva un surreale: «Il Consiglio europeo impone ai 27 il modello di Roma». Stessi toni in apertura su Rep: «Ue, passa la linea Draghi». E nel sommario di pagina 2 un impegnativo: «A Bruxelles via libera ai limiti voluti da Roma». Insomma, a leggere questi quotidiani, si sarebbe materializzato un successo politico pieno del governo di Roma, e addirittura un rovesciamento della linea europea a beneficio della scelta italiana. Un Draghi triumphans avrebbe piegato ogni dissenso.
La realtà, raccontata ieri dal nostro quotidiano, appariva molto meno gloriosa per Draghi. Non una bocciatura, ma nemmeno un trionfo. Anzi, nel documento conclusivo dei lavori, aveva trovato posto un richiamo all’Italia, una correzione a matita rossa, se non una tirata di orecchie, con l’esplicita richiesta agli Stati membri che «qualsiasi restrizione sia basata su criteri obiettivi e non mini il funzionamento del mercato unico o danneggi in misura sproporzionata la libera circolazione tra gli stati o i viaggi nella Ue». Altro che elogio, insomma: e meno che mai l’adozione della linea italiana.
Nella giornata di ieri, pur senza censure esplicite verso l’Italia (ma forse avendo trovato surreali i resoconti dei media italiani), Parigi e Berlino hanno messo i proverbiali puntini sulle i, precisando ulteriormente la loro contrarietà all’uso «draghiano» dei tamponi verso chiunque entri in Italia, e lasciando trapelare le dichiarazioni critiche rese dai loro leader nel corso del vertice del giorno prima.
Ecco la Francia attraverso Emmanuel Macron: «Non prevediamo di introdurre dei test Covid all’interno dell’Ue, perché teniamo al buon funzionamento dello spazio comune, e quindi non imporremo test nei confronti dei Paesi europei, ma verso Paesi terzi». Secondo la ricostruzione di Politico, Macron avrebbe lasciato a verbale che «la decisione dell’Italia non gli è piaciuta». Mentre il Financial Times ha rivelato che a criticare l’Italia in modo palese sono stati anche Estonia, Spagna e Belgio. Sulla medesima linea francese anche il cancelliere tedesco Olaf Scholz: «La libertà di movimento in Europa è importante», e dunque, quanto all’ipotesi di nuove restrizioni, «stiamo seguendo le orme della Francia».
Morale: nel documento finale, varato con approvazione unanime, il perimetro dell’intesa è risultato minimale, limitato all’accelerazione delle vaccinazioni (con particolare riferimento alle terze dosi) e alla sottolineatura di una qualche esigenza di uniformità sul green pass.
Ecco un primo passaggio rilevante: «Sono necessari ulteriori sforzi coordinati per rispondere agli sviluppi, basati sulle migliori prove scientifiche». E ancora, sul pass digitale Ue, si evidenzia «l’importanza di un approccio coordinato sulla validità» del lasciapassare. Secondo passaggio significativo sulle vaccinazioni: è urgente «attuare le campagne di vaccinazione per tutti i cittadini ed è cruciale effettuare i booster».
Ma sullo sfondo resta il malumore per la fuga in avanti italiana. Un anonimo funzionario Ue citato da Avvenire riferisce un consistente disappunto: «Molti leader si sono concentrati sulla validità dei certificati Covid e sull’importanza di un approccio coerente e coordinato al momento di adottare misure nazionali». Come dire: non sono state gradite le differenziazioni e le norme peggiorative.
Aspro anche il belga Alexander De Croo: «Se ogni Paese si rimette di nuovo a fare cose per conto proprio, tutto diventerà più difficile». Stessi toni e stessa irritazione anche da parte del rappresentante lussemburghese Xavier Bettel: «Se adesso torniamo alle regole nazionali, come faremo a convincere la gente a vaccinarsi?».
Insomma, il «trionfo» di Draghi è stato tale solo sui media italiani. Resta da capire se si sia trattato di una prova di zelo spontanea (per quanto imbarazzante) o se qualche velina informale o qualche versione veicolata da Palazzo Chigi abbia contribuito alla fantasiosa rappresentazione degli eventi comparsa sui quotidiani di ieri.
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