Il direttore del Galeazzi scrive alla «Verità»: ho fatto decadere quella disposizione. Però dal Lazio al Friuli Venezia Giulia, dal Trentino alla Toscana, sempre più strutture rifiutano interventi (anche piuttosto urgenti) a chi non ha fatto la terza dose. Discriminata pure una giovane in gravidanza. Che poi è deceduta.
Lo speciale comprende due articoli.
La barbarie, di negare cure a chi non si è vaccinato contro il Covid, annovera nuove vittime. Dopo le denunce di pazienti che si sono visti rifiutare interventi chirurgici all’Istituto ortopedico Galeazzi di Milano, diretto da Fabrizio Pregliasco, e in altri ospedali italiani perché non immunizzati o senza il booster, proteste si levano da ogni parte.
A una signora disabile di Trieste è stata cancellata la fisioterapia nell’Ospizio Marino di Grado, dove da due anni faceva riabilitazione specialistica, in quanto senza vaccino. «Il medico di base ha detto che rischio forte, vaccinandomi, ma non ha mai prodotto un certificato di esenzione. Non posso correre altri pericoli, già non riesco a stare in piedi da sola», racconta Daniela Mica, 64 anni.
Come conseguenza di un trauma cranico da caduta nel 2014, ha una disabilità permanente. La lesione a livello della regione vermiana mediale (una delle tre parti di cui si compone il cervelletto) ha provocato un danno cerebellare degenerativo, che le comporta difficoltà nel coordinare i movimenti, alterazioni della postura e dell’andatura. La signora non ha equilibrio, tende a cadere in avanti o all’indietro.
Vive da sola, il marito è morto nel 2001 per cancro al polmone, senza il deambulatore non fa un passo e spesso perde conoscenza in casa. Solo grazie al servizio di teleassistenza può sperare di non restare a terra per dei giorni. Nella vita grama che conduce, l’unico conforto fisico erano i due appuntamenti l’anno al Marino di Grado, dove per quindici giorni veniva aiutata a recuperare un po’ di equilibrio. «Non c’è cura per la mia patologia, il neurologo è stato chiaro, posso solo ritardare la degenerazione con la riabilitazione», spiega Daniela. «Già lo scorso anno, con il Covid, un ciclo di assistenza è saltato. Adesso mi hanno chiuso la porta in faccia perché non posso vaccinarmi. Di noi disabili se ne fregano».
Il messaggio devastante, che sta circolando nelle strutture sanitarie, è discriminiamo chi non si è fatto la terza dose, anche se nessuna legge lo sancisce. Quindi nel calderone dei reietti, perché non vogliono o non possono vaccinarsi contro il Covid, il ministero della Salute ha gettato pure coloro che si sono fidati dello Stato porgendo due volte il braccio. La demenzialità allo stato puro, per sostenere senza fondamento l’utilità del super green pass.
Martedì sera, nella trasmissione Fuori dal coro condotta da Mario Giordano su Rete 4, abbiamo ascoltato altri pazienti rifiutati da ospedali. Come la signora Marina, alla quale nell’ospedale Santa Chiara di Pisa dovevano asportare tre polipi all’utero, ma che le è stato detto di non presentarsi in quanto non vaccinata. Il primario di ginecologia, Pietro Bottone, avrebbe dato disposizioni chiare: «Si opera solo con il super green pass», quindi quando si è trattato di fissare l’intervento per la signora non c’è stato nulla da fare. Benché malata oncologica, dovrà aspettare che l’emergenza sia finita.
Da denuncia è pure la risposta che le è stata data su quello che le può capitare, in caso di emergenza. «La trattano come un paziente Covid, la mettono con i malati Covid», hanno fatto sapere dall’ospedale. Peggio che nei lazzaretti, almeno lì entravi solo se infetto.
Al signor Roberto, 66 anni, che da oltre un mese sta aspettando l’intervento per una protesi all’anca deciso dal primario di ortopedia dell’ospedale di Cles, nel Trentino, lo stesso specialista, Luigi Umberto Romano, ha detto che «non opera i non vaccinati». Roberto ha provato a sentire se le condizioni sono uguali anche nel reparto di Tione, pure retto dal dottor Romano, ma la risposta è ancora più preoccupante: «Non abbiamo indicazioni a riguardo», è stata la precisazione della caposala, «però il problema sono le strutture che fanno riabilitazione e che accettano solo vaccinati». Quasi tutti i centri di riabilitazione della provincia di Trento escludono i non immunizzati, precludendo loro il fondamentale percorso riabilitativo post operatorio. Se questo non è calpestare il diritto alla salute e a potersi curare, sanciti dalla Costituzione.
È contro simili barbarie che lotta la dottoressa Erminia Ferrari, medico di famiglia a Bergamo. In un video su Facebook, parlando del clima di «discriminazione» che ci sarebbe nella Bergamasca, ha detto che le caposala «di alcune strutture ospedaliere hanno rimandato indietro persone in lista d’attesa perché non erano vaccinate». Comportamento inaccettabile nei confronti di pazienti che fanno solo «una scelta farmacologica. Bisogna operare in base alle vere priorità e noi medici dobbiamo curare tutti», ha tuonato il medico. Tra i pazienti esclusi, anche una persona che ha già fatto il Covid, ha anticorpi molto alti e per questo non si vaccina, eppure gli è stato rinviato un intervento di chirurgia vascolare.
Dovrebbero scattare denunce, la magistratura deve indagare su questi casi di sopruso, così come sta accadendo a Roma dove la procura ha aperto un fascicolo di indagine sulla morte di Adriana Tanoni, 28 anni, deceduta per polmonite interstiziale il 20 gennaio al policlinico Umberto I dopo aver dato alla luce un bambino prematuro. L’ipotesi di reato è omicidio colposo. La giovane, che a detta dei genitori non si era vaccinata dietro consiglio della ginecologa, ai primi di gennaio venne visitata in giardino, al freddo, malgrado la gravidanza e sebbene «con febbre elevata, tosse e difficoltà respiratoria», come si legge nella denuncia. Ricoverata il 7 gennaio, peggiora sempre di più e dopo il cesareo urgente, muore. Se fosse stata vaccinata avrebbe avuto diritto a un trattamento umano.
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