«Costante miglioramento». Due parole del professor Alberto Zangrillo per dire che Silvio Berlusconi è fuori pericolo. Le più sospirate dalla famiglia, le più attese dal Paese: dopo 12 giorni in terapia intensiva cardio-toraco-vascolare, ieri pomeriggio il leader di Forza Italia è tornato in un reparto di degenza ordinaria al San Raffaele di Milano, segnale inequivocabile che la cura funziona, la polmonite sta facendo il suo decorso e le complicanze della leucemia che lo accompagna da due anni sono sotto controllo. La buona notizia è stata confermata dal fratello Paolo, che entrando all’ospedale per la visita quotidiana ha annuito mostrando il pollice all’insù e commentando: «Tutto bene». Poi, nel tentativo di raffreddare gli animi e su indicazione dei medici che invitano ancora alla prudenza, ha aggiunto a beneficio dei cronisti: «Mi auguro che finiate presto questo vostro lavoro, vuol dire che va tutto bene».
Il tre volte presidente del Consiglio era stato ricoverato l’urgenza il 4 aprile in condizioni preoccupanti dopo un malore a Villa San Martino ad Arcore, e nelle successive 48 ore si era temuto per la sua vita. Il quadro generale era poco rassicurante e il fisico di un uomo di 86 anni induceva il suo medico Zangrillo e il primario di terapia intensiva Fabio Ciceri al riserbo più assoluto. Dottori, famigliari e amici contavano sullo spirito guerriero del Cavaliere e alla fine «il leone» sembra essere riuscito ancora una volta a vincere la sua battaglia. Ieri sono andati a salutarlo anche la figlia Marina e l’amico di sempre Fedele Confalonieri. Il primo a congratularsi per il trasferimento di reparto è stato Matteo Salvini con un tweet: «In bocca al lupo, amico mio!».
Ora per Berlusconi comincia un prevedibilmente lungo periodo di recupero, fra monitoraggi e terapie. Per i medici che lo marcano stretto sarà il momento più faticoso, poiché l’ex premier avrebbe già chiesto di allestire in camera un piccolo ufficio per tornare in sella al partito e riaprire i dossier governativi. Il Cavaliere ha sorriso quando gli hanno riportato la lieve querelle con Matteo Renzi, che secondo i politologi avrebbe aperto un’Opa sul partito azzurro dopo la rottura con Carlo Calenda. Il capogruppo alla Camera, Paolo Barelli, ha risposto così: «Abbiamo già un generale e si chiama Silvio Berlusconi. Se Renzi vuole venire a fare il caporale in mezzo si nostri tanti e capaci dirigenti, siamo pronti a discutere. Lui è simpatico e bravo. Noi di sergenti e soldati militanti abbiamo sempre bisogno».
Attorno al leader torna il sereno. E fuori dal cancello del San Raffaele c’è chi ritiene di avere dato una mano con il suo approccio fideistico. È Antonio, l’operatore ecologico in pensione arrivato da Napoli con un quadretto della Madonna della Neve. L’ha piazzato davanti all’ospedale e ha acceso un cero. Conoscendo Berlusconi, quando lo ha saputo ha preso un appunto per ringraziare il fan. Poi, sotto le coperte, ha fatto le corna.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >