L’inchiesta sul crollo del ponte Morandi di Genova è entrata nel vivo. Ieri in Procura sono stati ascoltati due testimoni considerati dagli inquirenti particolarmente importanti. Infatti i magistrati hanno deciso di approfondire la genesi di una strana mail inviata ad Autostrade la notte tra il 14 e il 15 agosto, poche ore dopo il collasso del viadotto. La comunicazione in un certo senso assolveva il concessionario, attribuendo le colpe del disastro al progetto originario di Morandi e non ai mancati controlli sulla sicurezza dell’opera. Un’assoluzione che Aspi avrebbe poi girato pari pari al ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, con il risultato di sviare i dirigenti ministeriali. Gli inquirenti hanno cercato di capire che cosa ci fosse dietro a una comunicazione in un orario così inconsueto e dal contenuto sospetto, avendo la forma di un’excusatio non petita.
Con questo obiettivo lunedì i magistrati hanno sentito Chiara Murano, manager della divisione ambiente del Cesi (Centro elettrotecnico sperimentale italiano), la società di consulenza ingegneristica e strutturale che ha eseguito tra il 2015 e il 2016 alcuni studi sul ponte su incarico di Autostrade. La donna ha dovuto illustrare ai magistrati il motivo per cui ha inviato a Enrico Valeri (responsabile del coordinamento della viabilità di Autostrade), a mezzanotte e otto minuti, il messaggio con tutti gli allegati degli studi del Cesi. Domande simili sono state rivolte pure a Valeri. I due sono stati sentiti contemporaneamente in due stanze diverse, dai pm Walter Cotugno e Massimo Terrile. Lei ha risposto alle domande per circa un’ora, lui per due. Quindi è stata reinterrogata lei, forse per chiarire alcune incongruenze. I testimoni hanno concordato sul fatto che non ci fosse malizia in quell’invio e che questo è avvenuto perché a Valeri serviva urgentemente un po’ di vecchio materiale. «Come da nostra telefonata ti invio i report relativi alle attività svolte tra fine 2015 e inizio 2016», scrive la Murano a Valeri nella mail sospetta e aggiunge la legenda dei documenti con una loro sintesi. Nella seconda parte riassume le osservazioni delle verifiche sulle strutture e le confronta con i risultati di «un vecchio modello fisico realizzato nei primi anni ’60 da Ismes (la divisione ambiente del Cesi, ndr)» nella zona del disastro. La mail si conclude con l’«assoluzione» sottolineata in nero, evidentemente a uso e consumo di chi avrebbe ricevuto la lettera, magari anche al ministero: «Questo significa, a nostro avviso che il ponte ha mantenuto pressoché invariata la sua risposta dinamica nel tempo, nonostante la vetustà della struttura, il variare delle condizioni di traffico, la particolare esposizione ambientale e la severa esposizione al rischio idrogeologico dell’area. Anche questo vecchio studio (quello di Ismes, ndr) è nel nostro archivio, a vostra disposizione. Dal nostro punto di vista, maturato sulla base di questo confronto “storico”, le attività di gestione e sorveglianza del ponte sono state adeguate e svolte con la dovuta diligenza. Riteniamo piuttosto che le cause di quanto tragicamente occorso siano da rintracciarsi nel vizio progettuale originario di una struttura complessa e inconsueta (d’altronde ci sono solo tre ponti Morandi nel mondo) e che questo possa aver generato un collasso imprevisto e non riconducibile ai paradigmi dell’ingegneria classica». Quindi in piena notte l’«area manager» (la responsabile marketing) del Cesi mette nero su bianco che «le attività di gestione e sorveglianza del ponte sono state adeguate e svolte con la dovuta diligenza» e, mentre i Benetton erano impegnati tra feste di compleanno e grigliate ferragostane, Autostrade riceveva un documento che in sostanza dava tutte le colpe dell’accaduto al defunto ingegner Roberto Morandi accusato anche di aver realizzato solo tre ponti. Ma prima dell’assoluzione Murano aveva riassunto il contenuto dei documenti inviati, facendo emergere qualche contraddizione: «Le procedure di ispezione sono state considerate adeguate e conformi agli standard e alle buone pratiche internazionali. È stato tuttavia suggerito, quale proposta migliorativa, di rivedere la periodicità di alcuni controlli, aumentandone la frequenza» aveva scritto. Con l’aggiunta di un ulteriore rilievo: se il «sistema di monitoraggio statico» era stato «considerato adeguato per cogliere fenomeni con variazioni temporali lente», al contrario, «al fine di rilevare fenomeni dinamici, ossia variabili temporalmente in modo rapido, è stato suggerito quale proposta migliorativa, di adottare un sistema dinamico esteso (…) indicandone le specifiche principali». Ma nella mail Murano non precisa che quel sistema non è mai stato montato da Autostrade. Lo hanno fatto per lei altri manager del Cesi e l’ingegnere responsabile di quell’ispezione, Fabrizio Gatti, il quale è stato ascoltato dagli investigatori la settimana scorsa.
Contenuto riservato agli abbonati
Prosegui con la lettura >
Contenuto riservato agli abbonati
Rinnova il tuo abbonamento per proseguire con la lettura >