• Il direttore Roberto Reggi ha un impellente bisogno: cambiare il logo per 40.000 euro. Ma anche quello di assumere vari dirigenti piacentini come lui. Alla comunicazione ha piazzato il comandante dei vigili.
  • Nell’ente delle autostrade, ultimo avamposto del vecchio sistema, l’ad Gianni Vittorio Armani si sta già riposizionando. Le prime linee invece restano fedeli all’ex premier Matteo Renzi e a Graziano Delrio.

Lo speciale contiene due articoli

Roberto Reggi, da settembre 2014 direttore dell’agenzia del Demanio, ha la sua città, Piacenza, nel cuore e una gran fretta di chiudere alcune faccende.

Nelle ultime settimane ha infatti pubblicato e assegnato la gara per cambiare il logo del Demanio, esigenza improrogabile evidentemente, in piena finestra spoil system, con un bando aperto lo scorso 5 luglio e chiuso il 18 luglio con una base d’asta di 50.000 euro. Gara a cui ha partecipato un’unica società, la Genesi srl, che se l’è aggiudicato con un’offerta di 40.000 euro più Iva. Ma nella fretta delle ultime ore ha anche assunto a tempo indeterminato il direttore dei Servizi al patrimonio, nonostante l’attuale direttore avesse un contratto con scadenza 31 maggio 2019. Ma nessuno ha avuto da ridire perché l’attuale direttore a tempo determinato e il nuovo direttore a tempo indeterminato hanno lo stesso nome e cognome, ovvero Massimo Gambardella.

Reggi, infatti, come dicevamo, ha Piacenza nel cuore. Ne è stato sindaco dal 2002 al 2012 (sempre in quota sinistra), prima di essere chiamato dal governo Renzi, prima come sottosegretario al Miur e poi a dirigere l’agenzia del Demanio. Ed è così che i 50 dirigenti della piccola agenzia del Demanio non gli bastavano e ha deciso di chiamare tre sue conoscenze da primo cittadino.

Dopo aver messo a capo della comunicazione, al posto della giornalista Paola Cambria, il comandante dei vigili urbani di Piacenza, Renza Malchiodi, che avrà molte competenze, ma non proprio le skill della comunicatrice (ufficio stampa, eventi) – non essendo né giornalista professionista né pubblicista – e dopo aver portato al Miur come capo segreteria e poi al Demanio la sua capo di gabinetto al Comune, Vittoria Avanzi, poi diventata, non senza polemiche, la nuova direttrice della Fondazione teatri di Piacenza, ha premiato un altro dei suoi collaboratori. Si tratta appunto di Gambardella, che a Piacenza era amministratore unico dal 2005 al 2012 delle Società farmaceutiche comunali piacentine srl.

Anche lui, come la Malchiodi, nonostante non avesse proprio un curriculum tagliato per le attività dell’agenzia del Demanio, è stato assunto – con un bando poco pubblicizzato -a tempo determinato dal primo dicembre 2015 al 31 maggio 2019 prima con un ruolo di dirigente, ma di minor pregio (program manager), solo per un mese. Dopodiché ha fatto il primo salto in avanti ed è diventato per sei mesi responsabile dei piani di manutenzione e performance degli immobili della direzione servizi ai patrimoni. E, a luglio 2016, Reggi lo ha di nuovo promosso al ruolo di direttore proprio della direzione Servizi al patrimonio.

Ma è a febbraio che Reggi ha l’intuizione. Fiuta che l’aria sta cambiando e che il suo Pd non ce la farà a vincere le elezioni e pubblica bandi di gara per un centinaio di assunzioni a tempo indeterminato, tra cui quella del direttore dei Servizi al patrimonio, vinto proprio da Gambardella. Una coincidenza che desta qualche dubbio soprattutto per la tempistica: perché fare una selezione con un anno e mezzo di anticipo rispetto alla fine del contratto in corso?

Forse sarebbe stato più opportuno aspettare sia per il logo sia, soprattutto, per il nuovo direttore Servizi al patrimonio, la conferma da parte del nuovo governo gialloblù. Ma Reggi ha fatto storcere il naso a qualche grillino che ha scoperto che Reggi, nonostante il suo compenso di 240.000 euro, ha fatto pagare a tutti noi il suo rinfresco per gli auguri di Natale. Il 5 gennaio 2018 ha infatti pubblicato l’affidamento diretto alla società cooperativa La romana il suo buffet di auguri per una spesa di 850 euro più Iva. Su cui la corte dei Conti potrebbe avere qualcosa da ridire.

Nel frattempo, l’altro renziano in cerca di riconferma, il direttore dell’Agenzia delle entrate, Ernesto Maria Ruffini, attaccato pesantemente da tutte le sigle sindacali a causa della sua riorganizzazione che ha creato soltanto caos negli uffici, ha venduto come miracolosi i dati dell’operazione 730/2018. Secondo Ruffini, infatti, sarebbe un gran successo che circa 529.000 cittadini hanno accettato il 730 precompilato senza modificarlo. Ma se il dato si mette a confronto con la platea di contribuenti interessati dal 730 (pari a circa 20 milioni), viene fuori che solo il 2,6 per cento ha accettato il 730 precompilato dell’Agenzia, mentre il 97,4 per cento lo ha modificato perché i dati erano inesatti. La maggioranza evitando il fai da te, ma rivolgendosi ai Caf.

Anna Maria Fiore


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