- In pieno agosto del 2015 la banca, unica partecipante, si è aggiudicata la gara per gestire la tesoreria del parlamentino delle toghe. Le prime ispezioni di Bankitalia erano del 2010. A far premio, anche, le condizioni offerte: tassi stracciati e «scoperto» monstre.
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Lo speciale comprende due articoli.
Tra i correntisti preoccupati dalle acque agitate in cui naviga il vascello ammaccato della Popolare di Bari, commissariata da Bankitalia e salvata dal crac dal governo con un maxi decreto da 900 milioni di euro, ci sono non solo impiegati, imprenditori, professionisti e massaie. C’è anche il Consiglio superiore della magistratura, organo di rilievo costituzionale e «casa» delle toghe italiane che, fino al 2021, ha affidato all’istituto di credito pugliese la gestione della propria tesoreria, dapprima curata da Banca Intesa San Paolo.
La BpB ha vinto, infatti, una gara europea di cui è stata unica partecipante. Probabilmente perché davvero in pochissimi hanno avuto la pazienza e la fortuna di imbattersi nel bando pubblicato nella Gazzetta ufficiale del 7 agosto 2015 che offriva appena otto giorni di tempo per presentare la propria offerta (la scadenza era fissata alle ore 14 del 16 agosto, come ha scritto ieri il quotidiano Il Riformista).
«È stata una procedura normalissima, coordinata dalla struttura tecnica», spiega al nostro giornale l’allora vicepresidente, Giovanni Legnini. «La BpB fu la sola a presentare una offerta che venne, peraltro, vagliata da una apposita commissione». Perché l’unica? «Come si sa, le banche non ritengono più conveniente, dal loro punto di vista, curare la tesoreria degli enti pubblici». Eppure, i revisori dei conti del Csm avevano già stigmatizzato il ricorso ai privati con funzioni di «cassa».
All’epoca, sul conto corrente di Palazzo dei Marescialli c’era un piccolo tesoretto: circa 25 milioni di euro. «Ne abbiamo restituito allo Stato una ventina, se non erro», spiega Legnini, «perché, negli anni, si erano accumulati importanti avanzi di gestione». «Siamo stati l’unica istituzione nel panorama pubblico italiano a ridare allo Stato tutti questi soldi, e lo abbiamo fatto perché non andarono in porto gli investimenti programmati».
Quali tipo di investimenti? «Quelli per la nuova sede e per gli ampliamenti degli spazi». Già nel 2017, con le condizioni difficili in cui versava l’istituto più che note, l’ex vicepresidente del Csm aveva esibito una calma olimpica sulla scelta del partner bancario: «La valutazione della sua solidità spetta agli organi di vigilanza bancaria e dalle informazioni assunte i rischi di insolvenza parla non ci risultano», aveva chiarito. «Non si può risolvere un contratto sulla base di articoli di stampa».
Oggi, invece, la situazione è cambiata, e non poco. Da quel che risulta alla Verità, infatti, c’è in commissione Bilancio una «pratica segretata» aperta allo scopo di monitorare le evoluzioni (anche giudiziarie) che riguardano la Popolare pugliese, la più grande del Mezzogiorno. Che già dal 2010, quindi ben sei anni prima di sottoscrivere il contratto col Csm, che ogni anno riceve una dotazione finanziaria di circa 30 milioni dallo Stato, aveva ricevuto ispezioni da Banca d’Italia dall’esito assai critico riguardo a «carenze nell’organizzazione e nei controlli interni sul credito». Nel 2015, addirittura, si era registrato un crollo delle azioni che aveva scatenato la rabbia dei soci. L’anno dopo, un’altra indagine di Palazzo Koch aveva evidenziato «significativi ritardi rispetto agli obiettivi prefissati» e, quindi, «l’esigenza di rafforzamento nel sistema dei controlli sui crediti». Raccomandazioni a cui non avevano fatto seguito adeguate contromisure tant’è che in parallelo, la Procura di Bari aveva deciso di accendere un faro sulle attività del management indagando per associazione a delinquere, truffa, ostacolo alla vigilanza, false dichiarazioni in prospetto, i vertici della Bpb. L’anno dopo ancora, c’era stato l’ultimatum di via Nazionale sull’aumento di capitale per impedire il default. Nel giugno 2019, dopo il profondo rosso di oltre 430 milioni di euro registrato nel 2018, gli 007 di Bankitalia avevano sottolineato «l’incapacità della governance di adottare le misure correttive per riequilibrare la situazione patrimoniale. Le gravi perdite portano i requisiti prudenziali di Vigilanza al di sotto dei limiti regolamentari». Pochi giorni fa, è stato deciso il commissariamento e la trasformazione della BpB in un istituto di credito per gli investimenti nel Mezzogiorno.
Com’è possibile che nessuno, al Consiglio superiore della magistratura, si sia accorto di quello che girava attorno (e dentro) la BpB? Probabilmente una possibile risposta è legata al fatto che la Popolare di Bari, per garantirsi la vittoria sulla base dell’«offerta economica più vantaggiosa», avrebbe garantito un pacchetto di condizioni estremamente favorevoli per finanziamenti e mutui, di cui avrebbero beneficiato diversi magistrati, che potrebbe aver narcotizzato qualsiasi desiderio di chiarezza. Pare sia stata assicurata anche una scopertura del 26 per cento (a fronte del 20 solitamente applicato dal mercato) per i conti correnti. Piccole «attenzioni» che hanno nascosto un grande imbarazzo.
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