
Ci sono delle volte in cui il centrodestra si incarta e rischia di farsi inutilmente male. Il caso Viminale è il classico esempio di come complicarsi la vita. Sono giorni che Maurizio Belpietro scrive sul perché non è Roberto Vannacci il problema del centrodestra. Concordo. E credo anche - forse abusando del pensiero di Fedele Confalonieri - che Silvio Berlusconi avrebbe cominciato un lavoro di seduzione verso il generale affinché fosse possibile recuperarlo in una logica di coalizione.
Del resto, il Cavaliere non ebbe paura di mettere assieme Umberto Bossi, segretario della Lega contro «Roma ladrona», e Gianfranco Fini, allora astro nascente della destra italiana. Certo, il percorso non fu facile.
Non so come finirà tra Vannacci e gli attuali leader del centrodestra (un’idea me la sono fatta…), ma è presto per marcare i territori in maniera irrecuperabile. Che il governo non meriti dieci e lode e talvolta proceda col freno a mano tirato, preferendo la prudenza all’arrembaggio, non lo diciamo ora per la prima volta; anzi, spesso siamo visti male perché critichiamo troppo. Agli amici della maggioranza diciamo: lasciate a noi il compito di criticare, voi non perdetevi in litigi e posizionamenti che generano confusione. Non è possibile che si apra un caso sul ministro dell’Interno facendo uscire indiscrezioni sul desiderio leghista di occupare il Viminale. È una querelle che consente al centrosinistra di aprir bocca nei talk e cominciare una insopportabile tiritera: ci manca anche la lezione del Pd e soci sulla sicurezza o sulla migrazione.
Invece di inseguire Vannacci come se fosse realmente il campione della sicurezza o della remigrazione (per il momento il generale fa annunci, ed è comprensibile), i partiti di governo potrebbero insistere sui numeri positivi che il Viminale ha portato a casa. Si può fare di più? Sì, soprattutto perché il limite della sopportazione, per come la sinistra ha conciato le città a botte di immigrati, è superato da tempo.
Quando a Palazzo Chigi c’era il Pd, nel 2014, i delitti commessi in Italia sono stati 2.812.936 mentre nel 2025, con il governo Meloni, sono stati 2.357.105: quasi mezzo milione in meno. Quanto agli omicidi, rispetto a 12 anni fa sono diminuiti del 40%. Nel 2025 i reati sono calati complessivamente del 2% rispetto all’anno precedente, con flessioni ancora più importanti per i reati a maggior allarme sociale: omicidi -15% (dato più basso negli ultimi 10 anni), furti -6% rispetto al 2024, rapine -4%. Veniamo all’immigrazione irregolare: sotto la regia del ministro Piantedosi, i numeri sono decisamente più contenuti. Tra il 2014 e il 2016, infatti, con la politica dei porti aperti del governo Renzi arrivarono in Italia 505.000 stranieri irregolari (solo una minima parte aveva diritto all’asilo). Quella situazione è costata ai contribuenti tra gli 8 e 10 miliardi di euro. Solo l’operazione Mare nostrum, attiva dal 18 ottobre 2013 al 31 ottobre 2014, costò oltre 110 milioni di euro e portò in Italia 156.000 migranti. Tenetelo a mente tutte le volte che Matteo Renzi e compagni cianciano dei centri in Albania, costati poco più di 50 milioni di euro. Poi si può discutere su tutto, ma l’idea in sé era ed giusta: portarli via dall’Italia e scoraggiare chi pensa di venire qui. Certo, come tutte le novità, ha subito le attenzioni di una certa magistratura e non sono mancati i punti deboli. Ma doveva rappresentare il segnale che il vento stava cambiato. Dal 2024 gli arrivi via mare sono in calo (157.651 nel 2023, 66.617 nel 2024, 66.316 nel 2025), e nel 2026 gli sbarchi - dato aggiornato a ieri - sono stati 12.737, con una ulteriore flessione del 53% rispetto all’anno precedente.
Parallelamente, sono aumentati i rimpatri dei migranti irregolari nei loro Paesi d’origine: dal 2023 al 2025 il numero totale dei rimpatri è cresciuto di oltre il 40% e in questi primi mesi dell’anno il dato è ancora in crescita. Ed è cresciuto anche il rapporto percentuale tra immigrati irregolari sbarcati e rimpatriati: siamo passati dal 3% del 2023 al 10% dell’anno scorso e addirittura al 31% da inizio anno. Sono aumentati anche i rimpatri volontari assistiti di migranti dalla Libia, dalla Tunisia e dall’Algeria. Ripeto: gli elettori del centrodestra hanno il diritto di pretendere sempre di più perché certe situazioni sono ormai insopportabili; ma ciò detto non possiamo far finta che Piantedosi non abbia concretizzato un cambio di passo notevole (e anche negli anni di Salvini ministro c’era lui come capo di gabinetto…). Quindi sostituire l’attuale ministro con Salvini sarebbe un errore di sostanza e di comunicazione: 1) Piantedosi sta facendo bene; 2) continuare a parlare di avvicendamento al Viminale permetterebbe agli avversari di criticare sia Piantedosi sia Salvini («Hanno fallito nei loro ministeri») senza fermare il trend favorevole a Vannacci; 3) aprirebbe una crisi al buio proprio nell’ultima parte di legislatura.
Per chiudere, caro centrodestra, stai calmo. Ci pensiamo noi a criticare e a spronarvi, ben consapevoli che un governo di sinistra ci porterebbe dritto dritto a patrimoniali, invasione di immigrati e chissà cos’altro.






