Crocifissi, recite, canti natalizi e persino presepi. Ogni anno, con l’avvicinarsi del Natale, fioccano nelle scuole i divieti di esporre o riprodurre i simboli della nostra tradizione religiosa con la giustificazione del rispetto verso gli altri credi. Un fenomeno che coinvolge tutto l’Occidente: in Francia, ad esempio, già esiste una legge che vieta di esporre i presepi, una disposizione figlia della dottrina della cancel culture. Il timore è che questa tendenza arrivi a colpire anche l’Italia, il Paese dove Francesco d’Assisi, il nostro santo patrono, fondò il primo presepe facendo nascere questa tradizione simbolo di pace.
Le cose però, almeno in Italia, potrebbero cambiare. La senatrice di Fratelli d’Italia Lavinia Mennuni ha depositato a Palazzo Madama un disegno di legge sul rispetto e la tutela delle tradizioni religiose italiane, una legge liberale che sostanzialmente vieta di non vietare. Il testo, che è stato firmato da diversi parlamentari, tra cui il senatore della Lega Claudio Borghi, intende far sì che non sia più possibile imporre questo tipo di divieti. «Da qualche anno assistiamo a inaccettabili e imbarazzanti decisioni di alcuni organi scolastici che vietano il presepe nelle scuole o ne modificano l’essenza profonda, trasformando ad esempio la festa del Natale in improbabili festività dell’inverno per non offendere i credenti di altre religioni. Con la proposta di legge che ho presentato e che è stata firmata da molti parlamentari, non sarà più possibile cancellare il presepe, il Natale e la Pasqua all’interno degli istituti scolastici italiani di ogni ordine e grado», spiega Mennuni. Che aggiunge: «È assolutamente fondamentale salvaguardare e tutelare quelle che sono in fondo le nostre radici culturali che nel presepe hanno un altissimo esempio».
Nell’introduzione del ddl, che La Verità ha potuto visionare, si cita il filosofo Benedetto Croce, liberale, costituente dell’Italia repubblicana: «Non possiamo non essere cristiani, anche se non seguiamo più le pratiche del culto, perché il cristianesimo ha modellato il nostro modo di sentire e di pensare». Ed è così che si spiega l’animo di questa legge che non intende imporre un credo piuttosto che un altro, ma far sì che l’identità italiana, fatta e modellata anche sui valori cristiani cattolici, non si perda lasciando spazio al relativismo. «L’attuale contesto sociale», si legge ancora nel testo, «è sempre più caratterizzato dall’attuazione del principio di “uguaglianza multiculturale” che, in realtà, si rivela strumento di distruzione delle nostre regole e tradizioni, in nome di un’inclusione che, invece di propugnare il reciproco rispetto, di fatto spinge alla rinuncia ai nostri simboli identitari».
L’articolo 1 stabilisce che la Repubblica valorizza, preserva e tutela le festività e le tradizioni religiose cristiane quale espressione più autentica e profonda dell’identità del popolo italiano. All’articolo 2, invece, si va più nel dettaglio e si dispone che negli istituti di istruzione pubblici è fatto divieto di impedire iniziative promosse da genitori, studenti o dai competenti organi scolastici, volte a perpetuare le tradizionali celebrazioni legate al Natale e alla Pasqua cristiana, come l’allestimento del presepe, recite e altre simili manifestazioni, al fine di ricordarne il profondo significato di umanità e il rapporto che le lega all’identità nazionale italiana. All’articolo 3 si prevede che il ministero dell’Istruzione e del Merito possa adottare appropriati provvedimenti per l’attuazione di quanto previsto all’articolo 2. Nell’ultimo articolo, infine, si dispone che chiunque dovesse violare tali norme, tra i dipendenti della pubblica amministrazione, sarà passibile di procedimento disciplinare.
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