Se il vecchio è il male. La nostra società detesta gli anziani?
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  • Crisi climatica e bomba pensionistica esacerbano i conflitti generazionali. E sotto traccia si fa largo l’idea indicibile dell’eutanasia per i «non produttivi».
  • La silver economy è ricca di opportunità. «In salute e spendono: gli over 50 sono i clienti ideali».
  • Le strategie di mercato cambiano. «Il marketing deve intercettare anche quella fascia».

Anziani, un onere per la società o un’opportunità economica? I movimenti ecologisti hanno riproposto un conflitto generazionale che sembrava superato. Al grido di «ci state rubando il nostro futuro» hanno messo sul banco degli imputati la silver generation, i genitori, colpevoli, a loro dire, di tutte le malefatte ai danni dell’ambiente.

C’è chi poi vorrebbe posticipare il pensionamento per paura dell’onere che gli assegni previdenziali avrebbero sul bilancio statale. La Francia lo ha già fatto, limitandosi a due anni ma anche la Germania ha aperto una discussione sull’opportunità di alzare l’età dell’addio al lavoro dagli attuali 67 anni. L’economista Stefan Kooths del Kiel Institute for the World Economy è convinto che il governo non potrà fare a meno di prendere una decisione in questa direzioni. «Le pensioni sono il grande rimosso della politica tedesca». Nella seconda metà di questo decennio si ritirerà la fascia di popolazione dei «baby boomer». Kooths sostiene che questa sarà una «zavorra» per l’economia tedesca che dovrà affrontare una voragine nei conti pubblici e un buco nell’occupazione.

Una questione demografica che è al centro delle politiche dei Paesi più industrializzati. E c’è chi prospetta che si possa risolvere non con più nascite ma con l’eliminazione del problema anziani. Sì avete capito bene, una sorta di eutanasia per chi ha superato i 70 anni e non ha niente da dare al sistema produttivo.

È il tema di un film molto discusso, Plan 75, nelle sale da poco, vincitore della Camera d’Or a Cannes 2022, di una giovane regista giapponese, Chie Hayakawa, che mette in scena il lato oscuro del produttivismo sfrenato, di una società del futuro che non dà più valore alle persone «fuori mercato» e in cui il ricambio generazionale passa attraverso la morte e non con nuove nascite. Il film descrive un Giappone di un non meglio precisato futuro, alle prese con un welfare non più sostenibile. La trama inquietante è su un ipotetico piano governativo, il Plan 75, che per arginare quella che è diventata un’emergenza nazionale, l’invecchiamento della popolazione con i relativi costi pubblici, mette a disposizione degli anziani indigenti, l’eutanasia di Stato in cambio di una somma di denaro da devolvere agli eredi. È una realtà in cui anche i legami familiari, così forti nella tradizione culturale giapponese, si sono indeboliti. A un’intera generazione viene chiesto di sacrificarsi per far continuare a far girare l’economia. La regista in una intervista ha spiegato che «ovviamente in Giappone non c’è nessuna volontà di eliminare gli anziani, però il film mette in scena tensioni sociali che sono molto presenti». Poi ha sottolineato che dopo l’uscita del film «numerose persone hanno cominciato a dire di volere questa opzione perché c’è ansia rispetto alla vecchiaia e si pongono diversi interrogativi come l’arrivo della demenza o la mancanza di soldi o l’assenza di una famiglia». Questa ansia, aggiunge la regista, è determinata anche da «un’informazione che restituisce un’immagine negativa dell’essere anziani. Quindi le persone sono davvero preoccupate dello scorrere del tempo e anche i più giovani temono la vecchiaia. Così molte persone pensano che l’eutanasia sia una delle opzioni per risolvere il problema». E ricorda che durante la pandemia ha sentito di casi «in cui si doveva fare una scelta per le cure in base all’età».

È un film che proprio perché ambientato in un Paese come il Giappone, per tanti aspetti simile alla vecchia Europa, fa pensare. Forse qualche decennio fa a nessuno sarebbe venuto in mente di trattare il tema dell’invecchiamento della popolazione in questi termini.

Ma c’è chi invece vede nell’anzianità un’opportunità economica. Basta qualche cifra a dimostrare che sono un business e possono diventare uno strumento di sviluppo economico.

Una ricerca di Kearney-Swg, dice che nel 2050 i settantenni saranno il 70% della popolazione. Il rapporto tra anziani e giovani che oggi è di 4 a 10, tra meno di trent’anni crescerà del 34% arrivando a un rapporto di 7 a 10. Quella dei settantenni diventerà una nuova classe che, contando su un’aspettativa di vita più lunga e in buona salute, è oggi fuori dal servizio pubblico e assicurativo tradizionale, ma che rappresenterà un valore non solo da proteggere ma anche una importante opportunità di sviluppo.

Il Centro studi di Confindustria ha tracciato l’identikit dell’over 65: è proprietario di casa, conduce una vivace vita sociale e frequenta spesso gli amici, fa sport (il 14,4% tra i 65 e i 74 anni), va in vacanza e si dedica sempre più al volontariato. Ma soprattutto ha un’alta capacità di spesa, avendo goduto di un’epoca di rapida crescita economica con salari stabili. Secondo lo studio Swg, i «Settantennials» in Italia detengono una quota consistente della ricchezza complessiva del Paese rappresentandone il 30% dei consumi annuali (220 miliardi) e più del 30% del patrimonio di ricchezza complessivo (3.200 miliardi). Pertanto generano una domanda di beni e servizi crescente, diversificata e sempre più significativa, molto differente da quella che le statistiche fotografavano solo un decennio fa.

La silver economy ha un valore in Italia stimato, tra Pil diretto, indiretto e indotto, di circa 620 miliardi di euro.

L’Oxford Economics e Technopolis Group ha calcolato, per conto della Commissione Europea, che entro il 2025 solo nel Vecchio Continente «l’economia d’argento» arriverà a valere 5,7 trilioni di euro, pari a quasi un terzo del Pil dell’Unione, e darà lavoro a 88 milioni di persone (quasi il 38% del totale). Se fosse uno Stato sovrano, sarebbe la terza potenza economica mondiale, subito dopo Stati Uniti e Cina.

Imprenditori di grande calibro si sono da tempo focalizzati sulla terza età con progetti di ricerca avanzati. Jeff Bezos sta finanziando Unity Biotechnology e Altos Labs, aziende che lavorano su tecnologie per prolungare la vita umana, Bill Gates ha ripetutamente investito nella «rivoluzione alimentare», con il progetto Impossible Foods mentre Sergey Brin e Larry Page hanno fondato la start-up Calico, dedicata alla lotta contro l’invecchiamento.

La finanza guarda con interesse a questo fenomeno demografico.

«La silver economy presenta interessanti opportunità di investimento» dice Roberto Magnatantini, portfolio manager di Decalia, gestore dei fondi Decalia Silver Generation e Decalia Eternity, tra le società di gestione del risparmio più innovative.

L’anziano inoltre è colui che fa da ammortizzatore sociale. Con la sua pensione contribuisce a mantenere un livello di vita decente ai giovani disoccupati o precari, sostituisce la carenza di strutture a sostegno delle giovani coppie come gli asili nido, i sistemi di scuola-bus, consente alle mamme di conciliare lavoro e vita privata prendendosi cura dei bambini finché non sono autosufficienti.


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