- La riduzione degli sconti sui prezzi di copertina può azzoppare la concorrenza dei negozi online, ma «peserà sulle famiglie».
- «Misura positiva: la ripresa ancora non si vede». L’ad di Marietti e Dehoniane Michele De Lillo: «Veniamo da anni di tracolli. I lettori scontenti si possono soddisfare con altre promozioni».
Lo speciale comprende due articoli.
L’editoria è da qualche anno in crisi, anche se per fortuna non è ancora al capolinea. E questo è noto: perché i libri si vendono meno di un tempo per la grande concorrenza di tablet, cellulari e altri strumenti elettronici, oltre che della tv. Gli italiani hanno smesso di leggere, ad eccezione dei «lettori forti», di età superiore ai 40 anni, su cui puntano ormai le case editrici. C’è da aggiungere che un analogo fenomeno avviene da anni anche nel campo della stampa, quotidiana e periodica. Ogni anno vengono pubblicate le classifiche di vendita dei giornali, tutte o quasi col segno meno.
La realtà è simile a quella di una battaglia con troppi morti e feriti gravi e una sconfitta annunciata per il futuro. Ogni anno i quotidiani registrano perdite del 12-15%. Dei periodici si è perso il conto: si salvano, ma ancora per poco, quelli che si occupano prevalentemente di gossip. Diversi hanno cessato le pubblicazioni o sono diventati supplementi di quotidiani. Di conseguenza anche la distribuzione ne risente, a cominciare dalle edicole, un tempo centri di aggregazione di lettori, di informazioni e di attivi distributori di carta stampata (dispense e libri compresi). Ricordiamo solo che negli ultimi 15 anni i chioschi di giornali sono passati da 42.000 a 26.000. Nel 2019 hanno chiuso le serrande quattro edicole al giorno.
Questo, oltre alla disoccupazione crescente dei lavoratori del settore, rende più difficile, soprattutto nei piccoli centri, procurarsi i giornali, con buona pace del diritto alla lettura, dei proclami del ministro Dario Franceschini e dei tanti discorsi che sollecitano il consumo di giornali da parte di sindaci e intellettuali noti. Spesso gli stessi che non si preoccupano di alleviare la grave condizione economica degli edicolanti e librai, cioè di tutti quei lavoratori che ancora resistono, alzandosi, in maggioranza, alle cinque del mattino, e che spesso non riescono a raggranellare (detratte tasse, bollette per acqua, energia elettrica e suolo pubblico) neanche mille euro mensili.
Per sostenere questi punti vendita nel territorio vi sono ora varie iniziative parlamentari e dei sindacati delle categorie. Qualcosa si sta muovendo, anche se con molto ritardo e comunque sempre con eccessiva lentezza. Speriamo che, prima che l’ultima edicola chiuda, si possa assistere a una piccola rinascita.
Un discorso pressoché analogo vale per le librerie, altro settore in cui la crisi continua ad essere grave e persistente. Infatti, da anni leggiamo sui giornali lamentele e denunce, con annessi pianti e discorsi nostalgici, a proposito delle glorie passate delle librerie storiche che chiudono per far posto a negozi di abbigliamento e di «pasti veloci», bar o pizzerie. E ci dimentichiamo troppo spesso che ogni giorno nel nostro Paese 2-3 librerie «tirano le cuoia». Spesso vengono trasformate in osterie e trattorie, sempre con la simbolica presenza dei libri, ma quasi mai riescono a sopravvivere, neppure in questo nuovo format. Dal 2016 al 2019, sono 2.300 le librerie che hanno chiuso i battenti.
Ci sono però due notizie, apparentemente positive, che fanno sperare in un rilancio di questo settore.
La prima è il piccolo «risveglio» delle vendite nei negozi di libri, nella grande distribuzione organizzata e nelle librerie online: +3,4% (1.493 miliardi di euro, ebook compresi, contro i 1.432 dell’anno precedente). Vi è comunque da ricordare che il commercio editoriale continua a soffrire anche per gli effetti della pirateria, che ogni anno «assorbe» dalle librerie 247 milioni di vendite.
La seconda notizia è il varo della «legge sul libro», approvata all’unanimità anche dal Senato, che ha stanziato 2,35 milioni di euro l’anno per promuovere la lettura e aiutare librerie, biblioteche e piccoli editori con crediti d’imposta (tax credit).
Vi è tuttavia una polemica tra l’Aie (l’Associazione italiana editori) e le organizzazioni di rappresentanza dei librai e dei piccoli editori in merito alla riduzione degli sconti sui libri (dal 15 al 5%). Il presidente dell’Aie, Ricardo Franco Levi, sostiene infatti che la riduzione degli sconti sui prezzi di vendita «peserà sulle tasche delle famiglie e dei consumatori per 75 milioni di euro, mettendo a rischio duemila posti di lavoro». Di parere opposto piccoli editori e librerie «indipendenti», che considerano positiva la valorizzazione dei negozi di libri e la limitazione del «potere» di Amazon e delle altre imprese online.
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