Romano Prodi ha preteso di dire, lui soprannominato il Mortadella, una parola definitiva sulla faccenda dei tortellini col ripieno di pollo serviti a Bologna, di venerdì, per la festa di San Petronio insieme ai tortellini tradizionali (e il precetto di non mangiar carne? Boh) per concludere che si è fata una gazzarra politica attorno ad una faccenda innocente per strumentalizzarla. Insomma è giusto offrire agli immigrati musulmani un cibo che non li offenda e che li integri: i chicken turtlein!
Nella «pastorale» vergata sulle colonne de Il Messaggero Prodi approfitta del cosiddetto Ombelico di Venere (si offenderanno i seguaci di Maometto?) per pigliarsela con Matteo Salvini e spiegarci che bisogna «far avanzare il necessario processo d’integrazione dei milioni di emigranti che sono ormai un elemento indispensabile per l’elementare funzionamento della nostra società». E via elencando badanti, braccianti, turnisti immigrati. Da qui discende che il tortellino con il pollo è cosa «buona e giusta».
Ci consentirà Romano Prodi – che di Bologna non è anche se fa credere di saper tutto di tortellini – di dissentire profondamente e non per ragioni di bassa polemica politica ricordando che la festa del Patrono è quanto di più identitario esista e che è una sorta di affermazione del primato della comunità religiosa (la Chiesa come corpo dei fedeli) sulla natura laica del Comune. Ma forse questo a Prodi non interessa. Come non gli è mai interessato l’agroalimentare italiano. Basterebbe ricordare di come dall’Iri abbia svenduto, essendo stato anche consulente dell’Unilever, la Sme a pezzi, ma soprattutto va ricordato come presidente della Commissione europea.
Il suo sermone sul tortellino al pollo spiega perché l’agricoltura italiana in Europa sia regolarmente maltrattata e come mai non si abbia ancora l’etichettatura made in Italy obbligatoria. Scrive nella sua predica il Professore: «A livello popolare la vera disputa si è spostata sul fatto che si potesse servire anche a coloro che sono diversi da noi un piatto che si chiama con un nome (tortellino) che riteniamo legato alla nostra esclusiva identità… che per i musulmani i tortellini dovevano essere almeno chiamati con altro nome o si dovessero offrire a loro cibi diversi».
Errore e orrore vero professor Prodi? Lei, che difende l’Europa come un figlio, che fa? Vuole smontare le Dop? Una Dop si concede – dovrebbe saperlo, Professore – se è storicamente accertata e se il modo in cui viene confezionato il prodotto è sancito in un disciplinare. I tortellini hanno addirittura la ricetta scolpita nel marmo! Nomina – diceva Dante Alighieri – sunt consequentia rerum! Il tortellino al pollo non c’entra nulla con l’integrazione, ma è una furbata di marketing per rilanciare la necessità di essere «accoglienti» fino a sgretolare la nostra identità. Lei, Prodi, se non fosse mosso dall’utilità di contrastare Matteo Salvini nel suo essere europeo avrebbe dovuto dire per senso istituzionale: il tortellino può farsi solo con il maiale. Invece no: lei ha un’ansia da prestazione di buonismo, lei fa polemica politica e si dimentica i fondamentali. Seguendo il suo ragionamento per favorire l’integrazione dovremmo cancellare la Divina Commedia. Che facciamo col canto XXVIII dell’Inferno dove Maometto risiede come seminatore di discordia? E con L’Italiana in Algeri di Gioacchino Rossini come la mettiamo? Non vorrà mica cancellare i nudi di Caravaggio o rimettere le mutande alla Sistina di Michelangelo come l’Inquisizione? Sta con chi decise di coprire le statue dei musei Capitolini per non disturbare l’iraniano Hassan Rouhani? O con l’eccelsa Alessandra Moretti (Pd) che vuole coprire con le tendine le croci nei cimiteri?
Vede professore anche la gastronomia è cultura con la C maiuscola. Se avesse letto Claude Lévi-Strauss – uno di sinistra sa? – saprebbe che: «il cibo è un linguaggio, serve per comunicare con gli altri, per esprimere sé stessi, per interpretare il mondo, per consolidare tradizioni culturali, per esprimere gerarchie sociali». I tortellini al pollo – che non possono dirsi tali, sia chiaro – sono un’operazione da Minculpop, altro che integrazione. Caro Prodi, ogni tanto anche ai «professori» converrebbe studiare un po’. Magari anche i dati diffusi ieri dal capo della Polizia, Franco Gabrielli: il 32% dei reati (dato in costante crescita) sono commessi da stranieri. Gli stranieri sono il 10% dei residenti, vuol dire che la propensione a delinquere tra gli immigrati è 31 volte superiore a quella degli italiani. Sarà perché non mangiano tortellini?
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