«Lavatevi le mani e restate a casa». Il medioevo tech degli iperconnessi
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I politici si dibattono nelle loro incompetenze e ad avere il potere sono gli specialisti. Ma l’epidemia ha smascherato il bluff della modernità. La terapia delle nuove star è «speriamo passi». E manca la farina.

Indovina chi viene a cena, Guglielmo da Baskerville. Un mese di quarantena, e un sospetto prende forma in tinello mentre la tv spiega che nei supermercati manca la farina. «Perché tutti vogliono fare il pane in casa, la pizza, la pasta, i dolci». E tutti vivono, da iperconnessi, la grande illusione d’essere qualcosa di diverso, di più scientificamente dominante, rispetto ai nostri avi. È il bluff supremo smascherato dal virus. In un barlume di lucidità scopriamo di essere dentro una bolla medioevale, simil-peste nera, con l’energia elettrica al posto delle fiaccole, il sibilo delle sirene al posto delle campanelle dei penitenti, due film al posto del cantastorie di paese. Stesse penombre, stesse paure, stessi scienziati cotonati che magnificavano gli effetti dei cataplasmi al re. Anche allora mancava la farina.

È una stagione strana in cui i politici si dibattono nelle loro incompetenze, ma ad avere il potere sono gli immunologi, i virologi, gli specialisti. Sono loro che dettano i tempi, decidono le strategie, le spiegano accalcandosi in televisione dall’alba a notte fonda. Roberto Burioni, Maria Rita Gismondo, ma anche Gualtiero Ricciardi e Silvio Brusaferro. Tutti preceduti da titoli che fanno tremare i polsi: Organizzazione mondiale della Sanità, Istituto superiore di sanità. Potenze, divinità della scienza che si danno sulla voce per ripetere da 30 giorni l’imperdibile mantra: «Lavatevi le mani e state in casa. Speriamo che passi». Tutto qui? Neanche un’aspirina o un placebo per ipocondriaci. Per loro il Covid-19 è un mistero doloroso e lo «speriamo che passi» degno della zia Maria non è un sospiro, è una terapia. Il nulla sillabato – però con competenza e autorevolezza – da un’armata Brancaleone, con rispetto parlando per l’unico Gassman.

L’epidemia smaschera la nostra superbia non solo nei confronti della Natura (che a primavera esplode sui terrazzi e nei giardini incurante dei nostri terrori) ma anche nei confronti della Storia e della Scienza. Allora l’aspettativa di vita in condizioni normali era 50 anni, oggi 85. Allora non eravamo niente, adesso ci percepiamo tutto. Teniamo monitorate le funzioni cardiache con i microchip, investiamo triliardi per mettere a punto l’auto senza guidatore (sai che noia), uccidiamo il prossimo con i droni senza neppure metterci moralmente in gioco. E poi, come tremebondi animaletti da grotta, percorriamo in silenzio il tragitto fra cucina e camera da letto aspettando che qualcuno ci dica che l’incubo è finito.

Gli scienziati parlano ai re e ai sudditi dall’ultrapiatto 50 pollici. Sono le nuove star della società mediatica e non ci stanno dicendo niente di più rispetto ai gufi imbellettati dei cataplasmi: «Lavatevi le mani e state in casa». Loro lo sanno e per non perdere il palcoscenico la buttano in politica. Il professor Pierluigi Lopalco critica Donald Trump neanche fosse Enrico Letta: «Lo Stato più potente del mondo non riesce a fornire mascherine in numero sufficiente alla popolazione. Un foulard ripiegato e due elastici fanno comunque la loro sporca figura». Complimenti per la battuta. L’eminenza Giorgio Palù dà i voti alle regioni, la dottoressa Gismondo ha vinto una rubrica sul Fatto quotidiano. C’è chi demolisce con una frase la Protezione civile e chi sparge veleno a pioggia. L’effetto è straniante.

Come ogni Medioevo, anche questo ha le sue penombre. La maglia dei Lakers arriva fra 15 minuti con Amazon, ma il vaccino arriverà fra un anno. Abbiamo inventato Facebook per ridurci a scambiare le foto di quando avevamo 18 anni, le piattaforme social per riempirle di fake news, l’industria 4.0 per uccidere definitivamente l’utilità dell’uomo. E poi il selfie, il monopattino a motore. Proprio sicuri negli ultimi 20 anni di esserci concentrati sulle innovazioni intelligenti? Qualche responsabilità ce l’hanno anche gli over the top che oggi fanno i filantropi planetari. Bill Gates tiene conferenze nelle quali spiega: «Non ci uccideranno le guerre ma i virus. Non siamo preparati». Ce lo racconteremo via Skype. Un’invenzione perfettamente funzionante è l’elusione fiscale per miliardi, ma per questa sarebbe bastata la consulenza di qualche esperto di casa nostra.

Saliamo sull’auto senza guidatore, ordiniamo champagne da Glovo premendo due tasti dell’Iphone, pratichiamo lo smartworking, ci sentiamo global nell’abbracciare con Face time un canguro minacciato dal fuoco. Ma per non finire in ospedale con i polmoni devastati dal microorganismo più insignificante e letale il rimedio è: «Nascondetevi in cantina». Nel 2020 come nel 1010. Non è cambiato molto, la Tour Eiffel tricolore sostituisce la pira votiva ma le preghiere di un’umanità comunque sconfitta sono sempre le stesse. Anche papa Francesco che invoca la salvezza fra le pietre eterne riporta indietro la clessidra fino a Leone III. Invochiamo la business security ma siamo a un passo dal penitenziàgite. Proprio sicuri di avere fatto tutti questi decisivi passi avanti? Per dire lavatevi le mani e state in casa bastava Galeno.

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