- L’ex blogger dell’Unità Raffaele Ariano: «Scatenati 42.000 haters contro di me». Ma, insulti a parte, perché non risponde alle critiche?
- Da Emmanuel Macron ai democratici americani nasce l’internazionale della censura. A Londra vietato criticare l’islam, profili di destra schedati in Francia e banditi negli Usa.
Lo speciale contiene due articoli.
Raffaele Ariano, ricercatore cremonese autoproclamatosi paladino dell’antirazzismo, si è accorto che la notorietà non porta con sé soltanto applausi. Ci sono anche critiche e, dai meno educati, piovono pure insulti. Soprattutto se la fama mediatica è stata conseguita mettendo alla pubblica gogna una capotreno di Trenord, esasperata dalle difficoltà del suo lavoro, dalle minacce, dai soprusi di chi non paga il biglietto e da quella umanità che trasforma i convogli regionali in trincee di guerra.
Non vogliamo giustificarla, ha sbagliato nei toni e si è anche scusata. Presumiamo sia pentita. Quell’annuncio sul regionale 2653 da Milano era sintomo di una persona, una lavoratrice, esacerbata: «I passeggeri sono pregati di non dare monete ai molestatori. E nemmeno agli zingari. Scendete alla prossima fermata, perché avete rotto i c…». Ha sbagliato lo sa, ma le sono saltati i nervi davanti all’ennesimo passeggero, che nel caso specifico era un rom, che disturbava, non voleva pagare il biglietto e neppure scendere. Errare fa purtroppo parte della imperfetta natura umana. Ma resta anche il fatto che il crescente numero dei controllori aggrediti, presi a calci e pugni e bersagli di provocazioni desta preoccupazione, anche tra i sindacati di sinistra. Non si tratta di un tranquillo lavoro da scrivania.
Detto questo, Raffaele Ariano, dopo aver rilasciato interviste in ogni angolo del Web, adesso lamenta di essere diventato obiettivo, assieme alla sua famiglia, degli haters. Che gli hanno rivolto una sequela di insulti e minacce. Quindi ha presentato denuncia alla polizia postale che, come suo dovere, passerà al setaccio i post di offesa e intimidazione provenienti dai social. Quello che stupisce è la sorpresa di Ariano nell’accorgersi che la Rete non è frequentata solo da gentleman, fatto che dovrebbe conoscere essendo lui ex blogger dell’Unità. Secondo il ricercatore in filosofia, ad avere orchestrato il bombardamento di messaggi contro di lui sarebbe stata la Lega segnalando il suo profilo Facebook. Ma non c’era alcun segreto. E non c’era alcun bisogno di segnalazioni, visto che è lo stesso Raffaele Ariano ad aver divulgato il suo nome. In sostanza, non pare che si sia adoperato per difendere la sua privacy, anzi tutt’altro.
Il che è perfettamente lecito, stride però con le sue lamentele per essere stato preso di mira dagli haters, che ovviamente non incontrano la nostra simpatia e che condanniamo.
Tuttavia – come nel caso dei tweet contro il Quirinale dopo la bocciatura di Paolo Savona a ministro dell’Economia – un conto è insultare, ben altro è esprimere un’opinione che può essere critica, anche aspra, ma senza scivolare nell’offesa.
Leggiamo, per esempio, i commenti scritti sulla vicenda dai lettori della Provincia di Cremona, il giornale locale che più si è occupato del caso e che, certamente, non è organo della Lega né tanto meno megafono di pulsioni xenofobe. Scrive Renzo: «Se fosse coerente, oltre a denunciare la frase presunta razzista, avrebbe dovuto denunciare anche coloro che, sprovvisti di titoli, stavano viaggiando sul treno. Questo rappresenta un furto, quindi un reato, e non ci si può voltare da un’altra parte…». E ancora Rosso Verdi: «Ecco svelato il mistero: la denuncia si deve nientemeno che a un ricercatore! La prova che troppi studi portano talvolta molto lontano dalla realtà dove vive (e parla) la gente comune. L’intellettuale del politically correct, invece di preoccuparsi del degrado e dell’illegalità, si strugge a favore di gente che non solo circola abusivamente sui treni, ma disturba anche gli altri viaggiatori chiedendo soldi. Lui invece si preoccupa del fatto che sono stati chiamati zingari molestatori e invitati a scendere».
Un altro lettore, Vittorio, si rivolge direttamente all’ex blogger di sinistra: «Signor Raffaele Ariano non capisco, ma sembrerebbe che lei sia un pendolare che tutti i giorni elargisce carità cristiana sotto forma di donazioni in denaro agli zingari che, solo con lei, hanno un approccio educato e non insistente. Se le cose stanno così, quello che scrive ha una sua logica!».
Come si vede, non ci sono insulti e non sono presenti offese, eppure sono in molti a giudicare eccessiva la denuncia, e la ribalta della medesima, di Ariano. Fabio gli manda la sua solidarietà e condanna quelli che lo hanno minacciato «dietro il paravento dei social». Però puntualizza: «Anch’io sono più a favore della capotreno perché bisogna vedere tutto il contesto nel quale è avvenuto il fatto (il personale viaggiante è sottoposto a stress, basta leggere le cronache di quello che subiscono): forse avrebbe dovuto farlo anche lui e poi, se non soddisfatto delle spiegazioni, fare la sua denuncia. Siamo in un Paese democratico e ognuno ha libertà di pensiero. Quindi anche se non d’accordo con lui si può esporre il proprio pensiero».
La maggior parte dei commenti va in questa direzione: perché se è così ligio non ha denunciato anche i viaggiatori abusivi? Perché non ha pensato alle conseguenze della sua denuncia e alle condizioni difficili in cui lavora il personale dei treni? Perché tirare di mezzo il governo Conte? E ancora: perché non ha, almeno momentaneamente, bloccato il suo account Facebook? Forse perché tanti messaggi, anche negativi, aumentano la popolarità?
Ripensamenti, comunque, Raffaele Ariano pare non averne. Nonostante i 42.000 post che dichiara avere ricevuto dagli haters. Alla domanda lei lo rifarebbe?, ecco la sua risposta: «Assolutamente sì. Anzi, le reazioni suscitate rafforzano ulteriormente la mia convinzione che episodi del genere vadano resi pubblici. Per questo ho lasciato aperta e visibile a tutti la mia bacheca su Facebook: gli insulti che ho ricevuto da persone a me sconosciute devono essere visti e registrati, addirittura scolpiti nella pietra. Bisogna vedere cos’è diventata l’Italia e rendersi conto del fatto che questi sono gli elettori della Lega, dei 5 stelle e in primis di Matteo Salvini, che non cercano di arginare, ma anzi alimentano e sfruttano il clima di odio e xenofobia».
Alfredo Arduino
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