I «200 insulti»? Non erano al giorno e non erano tutti contro la Segre
  • Termometro politico esamina i dati dell’osservatorio antisemitismo. Risultato: i «numeri dell’odio» sono molto diversi da come Repubblica li ha presentati. E riguardano pure l’islam.
  • Italia Viva vuol portare in Rai Rubio lo chef che odia Israele. Il cuoco anti Salvini lascia Discovery. Il renziano Michele Anzaldi: «Dategli un programma». Definì i cittadini dello Stato ebraico «esseri immondi», ma alla sinistra non importa.

Lo speciale contiene due articoli.

L’articolo di Piero Colaprico su Repubblica era allarmante. Conteneva alcuni insulti immondi provenienti dalla Rete e indirizzati alla senatrice a vita Liliana Segre. «Di messaggi come quelli qui riportati contro Liliana Segre, superstite dell’Olocausto, testimone del campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau, ogni giorno ne partono duecento», si leggeva nel pezzo. «Ogni giorno si registrano attacchi politici e religiosi, insulti, maldicenze contro una donna di 89 anni, sempre moderata nel linguaggio, testimone dell’orrore, ancora adesso incapace di “sopportare” i fotogrammi di alcuni documentari di guerra». Spiegava poi Colaprico che «l’osservatorio antisemitismo è stato costretto a realizzare un rapporto sugli attacchi e Repubblica ha potuto leggerlo. Dichiariamo un senso di malessere, nel riportare le frasi tratte da Internet, ma pensiamo che, oggi più che mai, bisogna tracciare una sorta di “dove siamo” e di “come siamo arrivati” in questo catalogo di deliri, cattiverie, meschinità, dove non mancano i professori».

Dopo questo articolo apparso sulla prima pagina del grande giornale progressista si è scatenata l’onda dello sdegno che ha portato all’approvazione della commissione Segre e alla demonizzazione della destra che si è rifiutata di sostenerla. È stato proprio il pezzo di Repubblica a conferire alla commissione il carattere di urgenza che ha portato a cancellare ogni discussione, ogni ulteriore approfondimento.

Ora si scopre, però, che le cose stavano un po’ diversamente rispetto a quanto raccontato da Repubblica.

Termometropolitico.it ha esaminato il rapporto dell’osservatorio antisemitismo citato da Colaprico, e ha notato che dei 200 insulti al giorno non c’è traccia. «I dati si riferiscono al 2018, non al 2019», scrive Nicolò Zuliani. «Gli episodi di antisemitismo sono 197 all’anno, non 200 al giorno». E sembra proprio che non siano tutti rivolti alla senatrice Segre. Infatti il rapporto spiega che «personaggi pubblici come Gad Lerner, Emanuele Fiano, Sandro Parenzo, Enrico Mentana e Liliana Segre sono spesso vittime di invettive antisemite, specie sui social».

Ma la cosa più incredibile è forse quella che segue. Nel rapporto si legge: «Mentre la negazione della Shoah (tipica del neonazismo) o l’accusa del sangue (caratteristica dell’antigiudaismo) trovano diffusione solo nell’ambito del neonazismo, gli stessi miti adattati alla realtà israeliana raccolgono consensi in settori più eterogenei: estrema sinistra, etnoregionalismo, ecologismo, galassia anti-elites, islamismo».

Riepilogando: i 200 insulti al giorno non erano al giorno ma all’anno, non erano tutti rivolti contro Liliana Segre e, soprattutto, non provenivano tutti dall’estrema destra ma pure da sinistra e islam. Eppure tutto ciò ha portato alla creazione di una commissione che non fa alcun riferimento all’antisemitismo islamico o all’odio rosso, anzi si occupa di monitorare i casi di islamofobia.

Intendiamoci: anche se ci fosse un solo insulto all’anno contro la Segre o altri andrebbe condannato. Il punto è che l’allarme sul «ritorno del nazismo» lanciato da Repubblica è servito soltanto ad alimentare il fuoco dello scontro politico, ad accusare la destra italiana di essere collusa con chissà quali movimenti razzisti.

Ora serve un po’ di chiarezza. L’osservatorio antisemitismo – che in comunicato parla di 200 insulti al giorno – dovrebbe fare chiarezza sui numeri. E spiegare se questi insulti arrivano (e in che percentuale) anche dall’estrema sinistra o dal mondo islamico.

Resta che ormai il danno è fatto. La commissione e le sue derive liberticide sono ormai realtà. E l’odio online di certo non si arresta. Anzi, Liliana Segre che prima (parole sue) nemmeno si era accorta degli insulti, ora è nell’occhio del ciclone. Un capolavoro.


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