Feste per l’energia che non esiste. Però su quella che c’è sputano tutti
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Le notizie sulla fusione accolte come la svolta, ma è una tecnica per ora inutilizzabile. Poi osteggiano la fissione, che funziona…

Più passa il tempo più mi convinco di essere un disadattato. In cuor mio – ma soprattutto in testa mia – sarei molto contento per il fatto d’essere nato nell’era del petrolio e non in quella della pietra. Ma sembra che contento non dovrei essere; anzi, dovrei maledire questa mia condizione. Il resto del mondo la maledice. O, almeno, così sembra essere il sentire di chi lo governa. E, visto che mi dicono che viviamo in un mondo democratico, il sentire di chi ci governa deve essere lo stesso sentire della maggioranza.

Il mondo, che per certi aspetti io trovo gradevole, a sentire gli altri fa schifo. Avere disponibili strumenti che io, nella mia ingenuità, riterrei una grazia di Dio, sembra invece la prima delle nostre disgrazie. La plastica, il cemento, l’acciaio, che a me sorge spontaneo pensare come un bene, invece sono, a quanto pare, un male. Prometto di rifletterci meglio, anche se per il momento brancolo nel buio.

Avremmo gran disponibilità d’energia in aiuto alle nostre deboli braccia, ma per qualche ragione, sicuramente fondatissima ma al momento a me misteriosa, sarebbe nostro dovere rifiutarla. Addirittura dovere morale, secondo alcuni, forse i più. Risparmia energia! è il monito da tutti. Mi sento un peccatore. Sarà almeno mezzo secolo che faccio una doccia calda al mattino subito dopo colazione, e un’altra alla sera poco prima di andare a letto: ho promesso a me stesso di cambiare abitudini, ma ancora non ce l’ho fatta a mantenere la promessa. S’è mosso nientepopodimeno che il Parlamento della Ue a legiferare in proposito: ridurre i consumi energetici del 20% entro il 2020, legiferarono nel 2008. È da quella data che sono un fuorilegge, dunque.

Tutto ciò che nella mia dabbenaggine io reputo ci consente di star meglio (non voglio dire «di star bene», perché la cosa si fa complicata) invece è, a quanto pare, un male. Se è inverno e fuori fa freddo, provo una stupida soddisfazione a stare al caldo in casa. E lo stesso quando è estate, il sole picchia caldo e l’afa è insopportabile, ancora più stupidamente benedico il climatizzatore. Pensate, non m’è mai sovvenuto che da quel climatizzatore potesse dipendere la pace del mondo, come raffinati pensatori ci hanno ammonito.

Nei giorni recenti ascoltavo attonito le notizie diramate da tutti – dico tutti – gli organi d’informazione del pianeta: la fusione nucleare è più vicina e presto ci libererà dalla schiavitù non solo del petrolio, del carbone e del gas, ma anche dalla schiavitù del nucleare da fissione. E più ascoltavo più aumentava la mia sensazione del disadattato. Avremmo – scioccamente pensavo – una tecnologia collaudata da 70 anni – oserei dire una meravigliosa tecnologia – e stanno tutti festeggiando per una tecnologia che non c’è.

Ma no – comunica il cronista, quasi come se avesse letto nel mio pensiero: sono stati capaci di ottenere con la fusione nucleare più energia di quanta ne hanno spesa. Bello, penso. Ma il pensiero mi si ricaccia da dove è venuto non appena il cronista, continuando, spiega come hanno fatto: avrebbero bombardato con luce laser (energia tot) una caccola di qualcosa che, subita una fusione nucleare, ha liberato energia pari a una volta e mezzo tot. Insomma, hanno speso due, hanno ricavato tre, e hanno stappato bottiglie di champagne. E siccome a festeggiare e brindare a champagne è stato tutto il mondo, la mia sensazione di disadattato è vieppiù aumentata. Perché, pensavo, per ottenere tot energia di luce laser bisogna spendere almeno 100 volte tot d’energia elettrica, cosicché hanno speso 100 per ottenere tre. Forse conveniva trovare un’altra scusa per festeggiare. Ma mai rinunciare a festeggiare, naturalmente: dove c’è baldoria ci sono anch’io.

Dicono che, a differenza della fissione, la reazione di fusione non produce le scorie radioattive. La caccola sopradetta – veniamo tutti informati – era un miscuglio di due diversi tipi di nuclei d’idrogeno, che si chiamano deuterio e trizio. Per fusione, un nucleo di deuterio e uno di trizio diventano un nucleo di elio, si liberano di un neutrone e liberano la benedetta energia. Una reazione interessante, questa, scoperta quasi un secolo fa, per la quale qualcuno ci prese pure il premio Nobel. Senonché, colpiti dai neutroni liberati dalla reazione di fusione, i nuclei atomici di un ipotetico reattore a fusione si trasmuterebbero in una gran quantità di nuclei, per lo più radioattivi, cosicché le scorie, che con la fissione sono nel combustibile spento, nella fusione sarebbero nel reattore medesimo. Ora, io, che sono un disadattato, non temo le scorie radioattive, ma l’universo mondo sì e, di nuovo, non capisco per cosa esattamente abbiano tutti festeggiato.

Ancora: il combustibile per la fusione è, come abbiamo visto, costituito dalle forme di idrogeno che si chiamano deuterio e trizio. Nuclei d’idrogeno ce n’è quanti se ne vuole – anzi, sono i più abbondanti che ci siano. (Attenzione: nuclei d’idrogeno, non molecole d’idrogeno, che invece non esistono sulla Terra, e ciò non di meno l’universo mondo curiosamente pregusta una economia a idrogeno, circostanza che aumenta vieppiù il mio senso di individuo disadattato). Ma il 99,99% dell’idrogeno non è – mannaggia – né deuterio né trizio. Il complemento a 100 è però deuterio, e questo ci basta. Ma di trizio non ce n’è proprio, e bisogna produrlo, cosa che si fa bombardando con neutroni il litio-6, che però scarseggia. A differenza della reazione di fissione, che è una reazione a catena (cioè una volta iniziata procede da sola, come avviene anche con la reazione di combustione ordinaria, anch’essa a catena), la reazione di fusione che noi vorremmo riprodurre in laboratorio qui sulla Terra deve essere di continuo energeticamente alimentata (per esempio dai 200 laser nell’esperimento che ha fatto andare tutti in visibilio). La produzione d’energia nell’esperimento s’è avuta per un miliardesimo di secondo, ma tipicamente a noi servirebbe energia per un tempo un po’ più lungo. Senonché, il bersaglio dei laser che contiene la caccola di deuterio e trizio, durante quel miliardesimo di secondo di produzione d’energia viene distrutto: non ho idea di come gli ingegneri risolveranno questa seccatura, ma confido che, prima o poi, sapranno come fare.

Da disadattato mi domando perché nell’attesa il mondo non si risolva ad avviare imponenti programmi di nucleare da fissione, visto che la tecnologia esiste già ben collaudata. Mi domando perché si disprezza il bene che si ha a favore di un bene che non esiste. Perché si apprezza la fusione, che non c’è, e si disprezza la fissione che c’è. E mi domando perché se gli impianti da fissione d’ultimo grido sono quelli di generazione «n», questi sono disprezzati, ma diventano apprezzatissimi quelli di generazione «n+1». Che verranno disprezzati non appena disponibili, a favore degli impianti di generazione «n+2». Tutto ciò aumenta il mio senso di disadattamento nel mondo.

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