E gli amministratori confermano: «Obbligo di vaccino? Impossibile»
Gli editorialisti pontificano ma Luca Zaia e Beppe Sala ripetono: misura impraticabile.

Tutti bravi a pontificare, ma amministrare è un’altra cosa. Da alcuni politici a imprenditori fino agli editorialisti dei giornaloni, tutti a tirare la giacchetta a Mario Draghi sull’obbligo vaccinale anche se il premier l’ha sempre definito «un’extrema ratio» e malgrado l’85% degli italiani sia già immunizzato (l’obiettivo del ministro Speranza e del suo generale Figliuolo è il 90%). Forse perché si rende ben conto non soltanto dei problemi politici che una scelta simile provocherebbe, ma di quelli pratici di non facile soluzione perché obbligare per legge un adulto a fare un vaccino non è semplice come imporre la patente per guidare o il casco in moto, ritornelli usati e abusati in questi giorni. A ribadire le difficoltà sono sindaci e governatori, quelli che poi dovrebbero applicare la legge sui loro territori, di schieramenti politici diversi ma che la pensano allo stesso modo. Ma ancora ieri chiedevano di «immunizzare subito tutti» il direttore del Giornale Augusto Minzolini e quello della Stampa Massimo Giannini fino a Vittorio Feltri su Libero.

Ha spiegato bene la sua contrarietà all’obbligo vaccinale il presidente della Regione Veneto Luca Zaia in un’intervista a Repubblica: «Cosa intendiamo per obbligo? Portare le persone con la forza pubblica a fare il vaccino? L’obbligo è stato introdotto per 11 vaccini dalla ministra Lorenzin nel 2017 e non mi risulta che tutti i genitori immunizzino i loro figli. Il 100% non esiste in nessuna campagna, perché residua sempre una parte che si oppone per ribellismo o paura». Il governatore della Lega capisce la posizione degli imprenditori che vogliono l’obbligo: «Non mi pongo in contrapposizione, né intendo mettermi a fare l’alternativo per spirito di contraddizione, però mi chiedo da amministratore: qualcuno ci vuole spiegare come funzionerebbe tecnicamente?».

Secondo Zaia per ottenere l’immunizzazione dal virus sarebbe meglio limitare la libertà dei no vax sulla scia dell’ipotesi super green pass: «Qualcosa va fatto in quel senso. I no vax non mi piacciono. La loro libertà finisce nel momento in cui mettono a rischio la salute altrui. L’ospedale è anche di chi non ha il Covid. Ne parleremo con Draghi e Speranza nella riunione con i governatori. Dobbiamo prendere atto da un lato che non dobbiamo chiudere, e dall’altro tutelare coloro che si sono vaccinati». Inoltre per il governatore leghista piuttosto che pensare a obblighi bisogna combattere le fake news: «Il governo pensa di cavarsela con la conferenza stampa del venerdì? È davvero troppo poco per combattere le cavolate anti-vaccini che circolano online. Certi giovani sono davvero convinti che la dose renda sterili».

Contrari anche il governatore friulano e presidente delle Regioni Massimiliano Fedriga, che chiede: «La conseguenza dell’obbligo vaccinale è che dovremmo licenziare gli italiani che non si vaccinano?». Sulla stessa liea anche il presidente della Liguria Giovanni Toti: «I cittadini certamente non possono essere vaccinati a forza, è inimmaginabile un trattamento sanitario obbligatorio per milioni di persone». «L’obbligo vaccinale non credo sia semplicissimo», ha detto Beppe Sala alla Leopolda di Matteo Renzi, «mentre avrebbe molto più senso il green pass rafforzato». Il sindaco di Milano, pur essendo politicamente ben lontano dalla Lega e da Cambiamo!, sa bene che applicare un trattamento sanitario obbligatorio non è procedura facile. A farla facile invece è Sandra Zampa (Pd), consulente del ministero della Salute: «L’obbligo del vaccino non è mai stato escluso, è tra le possibilità. C’è già per alcune di categorie di lavoratori e se si decidesse di introdurlo andrebbe anzitutto a toccare quelle categorie di lavoratori che sono più a contatto con il pubblico. Poi la decisione spetta al decisore politico sulla base dei dati scientifici. Il primo passaggio che farà il governo sarà ascoltare i governatori».

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