L’opposizione svedese è in vantaggio nelle elezioni parlamentari, ma la vittoria potrebbe non bastare per formare un governo. Con il 94% dei distretti scrutinati, socialdemocratici, Sinistra, Verdi e centro avrebbero 176 seggi sui 349 del Riksdag, contro i 173 dei partiti che sostengono il premier uscente, Ulf Kristersson. Il margine è esiguo e restano schede da contare. Anche se il risultato fosse confermato, la leader socialdemocratica, Magdalena Andersson, dovrebbe superare i veti incrociati dei suoi potenziali alleati.
Secondo i dati provvisori diffusi da Svt, i socialdemocratici sono ancora il primo partito, con il 28,1% dei voti e 100 deputati, pur perdendo terreno rispetto alle elezioni precedenti. I Moderati di Kristersson ottengono il 19,9% e 70 seggi.
Elezioni in Svezia, l’opposizione è avanti ma Andersson non ha una maggioranza
I Democratici svedesi di Jimmie Åkesson scendono al 17,6% e a 62 deputati, cedendo ai Moderati il secondo posto. È una battuta d’arresto per certi versi sorprendente per la destra nazionalista, che sosteneva il governo dall’esterno e aspirava a entrarvi a pieno titolo.
La Sinistra arriva all’8,2% e a 29 seggi; il centro al 7,1% e a 25 scranni. I cristiano-democratici conquistano 22 deputati con il 6,2%; i Verdi ottengono lo stesso numero di seggi con il 6,1%. I liberali superano la soglia di sbarramento con il 5,4% e ottengono 19 seggi.
L’opposizione supera così la soglia dei 175 seggi necessari per la maggioranza assoluta. Il blocco uscente ne ha 173. Il conteggio, però, non è ancora finito. Mercoledì 16 settembre le commissioni comunali esamineranno i voti anticipati che non erano arrivati ai seggi competenti entro il giorno delle elezioni.
Tra questi ci sono schede depositate in Comuni diversi da quello di residenza e voti provenienti dall’estero, anche per posta. Definirli tutti «voti postali», però, sarebbe inesatto: in Svezia il voto per corrispondenza riguarda chi si trova all’estero. Il risultato definitivo è atteso nel fine settimana, dopo il riconteggio delle contee.
Dal voto di Sinistra e centro dipende il nuovo governo: i veti incrociati bloccano Andersson e Kristersson
Così Andersson invita ad attendere; Kristersson non ammette la sconfitta e valuterà le possibili maggioranze dopo i dati finali. Il problema politico è già evidente. Il centro di Elisabeth Thand Ringqvist si rifiuta di governare con la Sinistra di Nooshi Dadgostar.
Durante la campagna, la leader centrista ha detto che preferirebbe nuove elezioni a un esecutivo con la Sinistra; ha escluso anche un’intesa con i Democratici svedesi. Propone invece una coalizione tra socialdemocratici, Verdi, centro e cristiano-democratici. Questi partiti avrebbero però soltanto 169 seggi, e la leader cristiano-democratica Ebba Busch ha promesso di votare contro Andersson.
Parlamentarismo negativo ed elezioni anticipate: tutte le strade dopo il risultato definitivo
La Sinistra, dal canto suo, non vuole più sostenere un governo socialdemocratico senza entrarvi. Non ha mai avuto ministri nazionali e ora rivendica con forza quel ruolo. Il centro la vuole fuori; la Sinistra rifiuta di dare voti decisivi restando esclusa.
Una via d’uscita? Potrebbe venire dal parlamentarismo negativo svedese. Per diventare primo ministro non occorrono necessariamente 175 voti favorevoli: bisogna evitare che 175 deputati votino contro.
Le astensioni consentono così la nascita di governi di minoranza. Andersson potrebbe tentare un esecutivo con i socialdemocratici e i Verdi, oppure includere anche il centro. Nel primo caso le servirebbe almeno l’astensione sia dei centristi sia della Sinistra; nel secondo, quella della Sinistra. Sarebbe comunque necessario un compromesso che entrambi hanno respinto in campagna elettorale.
Neppure Kristersson ha una soluzione pronta. Ai partiti della maggioranza uscente mancano due seggi per arrivare a 175 e il centro ha escluso un nuovo governo che dipenda dai Democratici svedesi.
Se il premier si dimettesse, il presidente del Parlamento aprirebbe le consultazioni e potrebbe proporre fino a quattro candidati al Riksdag. Se fossero tutti respinti, si andrebbe a elezioni anticipate entro tre mesi. Prima saranno le ultime schede a stabilire chi ha vinto; poi toccherà ai partiti dimostrare se quella vittoria può diventare un governo.
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