Progressisti avanti in Svezia. Arretrano a sorpresa i sovranisti
Un seggio elettorale in Svezia (Ansa)

La Svezia potrebbe essere alla vigilia di un cambio di equilibrio politico. I primi dati usciti dalle urne consegnano infatti un vantaggio netto al fronte rosso-verde e mettono sotto pressione la maggioranza che ha governato il Paese.

In attesa dello scrutinio ufficiale, il sondaggio Valu realizzato da Svt su larga scala all’uscita dei seggi fotografa una tendenza chiara: i Socialdemocratici restano saldamente il primo partito e il blocco progressista supera la coalizione dell’area Tidö.

Secondo Valu, i Socialdemocratici si confermano primo partito con il 28,4% dei voti. Seguono i Moderati con il 18,1% e i Democratici Svedesi (Sd) con il 17,2%. Più distanziata la Sinistra (V), all’8%, davanti al Partito di Centro (C) al 7,5% e ai Verdi (Mp) al 7,4%. I Democratici cristiani (Kd) raggiungono il 6,1%, mentre i Liberali (L), con il 5,4%, supererebbero la soglia di sbarramento conservando la rappresentanza nel Riksdag.

Il dato politicamente più importante riguarda però i due schieramenti. Il blocco rosso-verde raggiungerebbe complessivamente il 51,3% contro il 46,8% dei partiti dell’area Tidö. Un vantaggio che, se confermato dallo scrutinio, potrebbe cambiare gli equilibri politici del Paese.

La frammentazione parlamentare lascia comunque prevedere negoziati molto complessi per la formazione della prossima maggioranza. Il nuovo governo dovrà affrontare una legislatura dominata da questioni che vanno dalla guerra in Europa alla sicurezza interna, dall’immigrazione al clima, fino all’intelligenza artificiale.

Tutto questo mentre aumentano le pressioni sul bilancio e sul sistema di welfare messo sotto pressione dagli immigrati.

La guerra in Ucraina e la minaccia russa hanno accelerato il rafforzamento delle forze armate. L’ingresso della Svezia nella Nato ha inoltre modificato la posizione strategica del Paese, imponendo nuovi impegni finanziari e militari.

La sfida sarà trovare le risorse necessarie senza ridimensionare i servizi pubblici o aumentare eccessivamente il debito. Sul fronte interno resta centrale la criminalità organizzata. Sparatorie, esplosioni e reclutamento di minorenni hanno mostrato la capacità delle reti criminali, nelle quali è significativa la presenza di immigrati di prima e seconda generazione, di radicarsi nei quartieri vulnerabili e infiltrarsi nell’economia legale.

Polizia, magistratura e servizi sociali dovranno collaborare maggiormente, colpendo i patrimoni illeciti e intervenendo prima che bambini e adolescenti entrino nei circuiti criminali.

A questo si aggiunge la necessità di proteggere reti elettriche, trasporti, telecomunicazioni e infrastrutture informatiche da sabotaggi e attacchi cyber.

Anche l’immigrazione resterà al centro del confronto. Stoccolma dovrà conciliare diritto d’asilo, controllo delle frontiere e procedure più rapide, ma soprattutto migliorare l’integrazione di chi vive già nel Paese.

Disoccupazione, difficoltà scolastiche e scarsa conoscenza della lingua limitano ancora le opportunità di una parte della popolazione di origine straniera. Serviranno quindi investimenti nella scuola, nell’insegnamento dello svedese e nell’accesso al mercato del lavoro.

Sul piano economico il governo dovrà decidere se prorogare gli sgravi temporanei su carburanti, alimenti e trasporto pubblico. Mantenerli peserà sui conti pubblici, mentre eliminarli aumenterà i costi per le famiglie.

A complicare il quadro ci sono la bassa natalità e l’invecchiamento della popolazione, che riducono progressivamente il numero dei lavoratori chiamati a finanziare pensioni, sanità e assistenza. Infine clima e tecnologia.

La Svezia deve accelerare sugli obiettivi europei del 2030, puntando su elettrificazione ed efficienza energetica. Dovrà inoltre governare l’intelligenza artificiale, che offre maggiore produttività ma trasforma il lavoro e amplifica i rischi della disinformazione. Il prossimo governo sarà giudicato sulla capacità di garantire sicurezza, difendere il welfare e preservare la coesione sociale in una fase internazionale sempre più instabile.

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