Scozia, Galles e Ulster contro Londra. E pure il Canada adesso soffre la Corona
Il premier britannico Andy Burnham (Ansa)

Più delle malefatte di Harry e Megan, delle amicizie pericolose con Jeffrey Epstein dell’ex principe Andrea, più degli auspici di Donald Trump che vorrebbe una sola Irlanda, può il fallimento del Labour party che sta portando alla disgregazione The United Kingdom. La Gran Bretagna potrebbe esser ridotta alla sola Inghilterra perché Scozia, Galles ed Irlanda del Nord (che Trump sia dotato di preveggenza? Sarebbe una «magata») vogliono staccarsi dalla corona e fare da soli.

Il Canada guarda all’Ue: Carney tratta con l’Europa e si allontana dal Commonwealth

Ma i dolori non finiscono qui: il primo ministro del Canada, Mark Carney, sta tenendo da mesi colloqui «privati» con Francia, Italia, Germania e Paesi scandinavi su come integrare più profondamente Ottawa, da mesi in «guerra» con Washington sui dazi, con l’Ue. E visto che re Carlo III è ancora formalmente il sovrano anche del Canada questa europeizzazione è un altro colpo.

Il Canada non pensa a un ingresso diretto in Europa, ma John Hannaford, l’inviato di Carney, sta lavorando – lo riferisce The Wall Street Journal – a una ipotesi di «alleanza» che evidentemente stacca il Canada dal Commonwealth ben accolta da Bruxelles.

C’è peraltro una congiunzione astral-politica favorevolissima al disgregamento della Gran Bretagna che diventerebbe piccola Inghilterra.

I leader indipendentisti fanno fronte comune: nel mirino un referendum per rompere con Londra

Per la prima volta le tre nazioni che godono già di ampia autonomia sono guidate da leader di partiti indipendentisti: il Galles da Rhun ap Iorwerth, leader di Plaid Cymr che da centouno anni si batte per staccarsi da Londra da posizioni socialdemocratiche, l’Irlanda del Nord da Michelle O’Neill, esponente del Sinn Féin la storica formazione socialista e repubblicana che da anni vuole l’indipendenza e la Scozia da John Swinney, leader dello Scottish National Party (Snp) di orientamento socialdemocratico con ampie presenze cattoliche che è quasi ostile a Londra.

Sinn Feinn ha una sponda anche nella Repubblica d’Irlanda perché la sua esponente Mary Lou McDonald guida l’opposizione al parlamento di Dublino. I tre leader, secondo il The Telegraph, autorevole foglio conservatore, si sono scambiati lunedì scorso un memorandum che ha come scopo indire un referendum per staccarsi da Londra.

Il protocollo d’intesa costruisce un patto di collaborazione tra le tre nazioni. Prevede una cooperazione per avere rapporti diretti con gli altri Paesi europei, l’abolizione degli effetti della Brexit per i tre Paesi che chiedono di fare parte dell’Ue: Scozia e Galles come Stati indipendenti e l’Irlanda del Nord attraverso la riunificazione con Dublino.

Trump e l’Irlanda unita: il progetto separatista trova una sponda anche negli Stati Uniti

Dunque l’affermazione del presidente americano che ha auspicato: «Sarebbe fantastico se l’Irlanda fosse unita e prima o poi succederà», ancorché censurata da Londra, non è affatto una fantasia. Sarebbe l’ultimo capitolo della «rivoluzione americana» e Trump sa che la foltissima comunità irlandese in Usa è un serbatoio di consensi.

Nei confronti di Bruxelles ci sono posizioni diverse tra i tre, l’Ue però è vista come strumento per contestare Londra. Nel protocollo che rivendica il referendum separatista vi è una fortissima critica a Londra per la gestione della transizione energetica (i tre Paesi vogliono mano libera sull’eolico e sulle risorse fossili) e soprattutto si bocciano le politiche economiche prima di Keir Starmer e ora di Andy Burnham.

È un attacco ai laburisti. Che rispondono facendo la voce grossa, ma con pochi mezzi per impedire lo strappo. Burnham ha risposto con una lettera al leader scozzese Swinney, il separatista più acceso, dicendo: «Di referendum per la scissione non se ne parla». Sul piatto oltre al no però non ha messo altro se non la «minaccia» di indire lui una sorta di referendum ombra per far emergere che «non esiste alcuna volontà scissionista nella popolazione». Bisogna operare – ha sottolineato il premier britannico – per migliorare l’economia. Ma oltre il Vallo di Adriano il dado è tratto.

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