Sánchez deraglia: la Procura Ue indaga per frode sui fondi dati all’Alta velocità
Il primo ministro spagnolo Pedro Sanchez (Ansa)

Due stragi ferroviarie in nove mesi, 115 morti, un ministro costretto alle dimissioni e adesso anche un’inchiesta della Procura europea di Madrid per una possibile frode sui fondi comunitari destinati alla sicurezza dei treni.

Non c’è pace per il governo socialista di Pedro Sánchez, a poche settimane dalle elezioni anticipate, travolto ora, dopo i tanti scandali che hanno colpito i suoi più stretti collaboratori, anche dalle conseguenze dei disastri ferroviari che hanno colpito la Spagna, e ora alle prese con un nuovo, pesantissimo fronte giudiziario.

Nel mirino degli investigatori di Bruxelles sono finiti i finanziamenti europei utilizzati per rinnovare e ammodernare i sistemi di sicurezza, segnalamento e comunicazione della linea ad alta velocità Madrid-Siviglia, ovvero quella sulla quale, il 28 ottobre scorso, uno scontro tra due convogli nei pressi di Urda, in provincia di Toledo, ha provocato 69 morti e 110 feriti.

L’indagine europea sull’ultima tragedia ferroviaria in Spagna

La Procura europea, guidata da Laura Codruta Kövesi, ha annunciato ieri l’avvio di accertamenti presso tre istituzioni spagnole: l’Adif, l’ente pubblico che gestisce le infrastrutture ferroviarie; l’Agenzia statale per la sicurezza ferroviaria (Aesf) e la Corte dei conti.

A condurre le operazioni è l’Unità centrale operativa della Guardia Civil, la Uco, che ha acquisito documentazione nelle sedi degli organismi coinvolti. L’inchiesta è stata aperta d’ufficio dalla stessa Procura europea.

«L’indagine», fa sapere la Procura europea, «riguarda una possibile frode sui fondi dell’Unione europea destinati al rinnovamento e al potenziamento dei sistemi di sicurezza, segnalamento e comunicazione sulla linea ferroviaria ad alta velocità Madrid-Siviglia. Questa conferma eccezionale arriva in seguito all’elevato interesse pubblico»: per ora, quindi, nessuna altra informazione verrà fornita dagli investigatori.

La prima volta che l’Ue ha messo l’alta velocità spagnola sotto la lente di ingradimento

Non è la prima volta che i magistrati europei accendono i riflettori sull’alta velocità spagnola. Il 20 marzo scorso era già stata aperta un’altra indagine sui finanziamenti comunitari impiegati per la manutenzione di un tratto della medesima linea, nei pressi di Adamuz, in provincia di Cordova.

Anche in quel caso l’iniziativa era arrivata dopo una tragedia ferroviaria: il 18 gennaio, uno scontro tra treni aveva provocato 46 vittime. Due incidenti gravissimi sulla stessa linea, due indagini europee e un unico interrogativo sul quale fare luce: come sono stati utilizzati i soldi destinati a garantire l’efficienza e la sicurezza dell’infrastruttura?

Nel 2024 la Commissione europea aveva concesso circa 111 milioni attraverso il Fondo europeo di sviluppo regionale per interventi di rinnovamento sulla Madrid-Siviglia, la più antica linea ad alta velocità spagnola. Una cifra consistente, sulla cui utilizzazione si erano già concentrate le attenzioni dopo la prima tragedia.

I dettagli della ricostruzione sulla strage di ottobre

A rendere ancora più inquietante il quadro sono le circostanze dello scontro del 28 ottobre. Secondo le ricostruzioni finora emerse, quella mattina un guasto informatico aveva mandato in tilt il sistema di sicurezza Lzb su un tratto di circa 63 chilometri, provocando l’arresto della circolazione. Un convoglio della società privata Iryo era rimasto fermo nei pressi di Urda. Un treno della Renfe, l’operatore ferroviario pubblico spagnolo, si trovava alle sue spalle.

Successivamente, dalla centrale operativa sarebbe arrivata l’autorizzazione a ripartire senza limitazioni di velocità, nonostante il sistema non fosse ancora tornato a funzionare regolarmente. Alle 8.53 il convoglio Renfe ha tamponato quello fermo, provocando una delle peggiori catastrofi ferroviarie europee degli ultimi anni.

Le responsabilità dell’incidente sono ancora oggetto di accertamento da parte della magistratura spagnola. Ma proprio il malfunzionamento dei sistemi di sicurezza rende particolarmente delicata la nuova indagine della Procura europea, concentrata sui finanziamenti destinati ad ammodernare quelle tecnologie. La tragedia ha già prodotto conseguenze politiche. Il 3 novembre Óscar Puente, ministro dei Trasporti, ha annunciato le proprie dimissioni durante una seduta parlamentare. Una decisione arrivata dopo giorni di polemiche sulla gestione delle infrastrutture e sulla sicurezza della rete ferroviaria.

I lavori a Urda e il risarcimento alle famiglie delle vittime

Intanto a Urda si continua a lavorare tra i rottami. Ieri restavano ancora tre carrozze da rimuovere dal luogo dello scontro. La giudice che coordina l’inchiesta ha disposto il trasferimento e la custodia dei convogli presso la base di manutenzione Renfe di Villaseca de la Sagra, dove potranno proseguire gli accertamenti tecnici. Sul posto sono impegnati una quarantina di uomini della Guardia Civil, compresi gli specialisti della polizia giudiziaria e delle unità droni.

Per le famiglie delle vittime si apre anche la partita dei risarcimenti. Il governo spagnolo ha stanziato circa 30 milioni di euro tra aiuti diretti e anticipi sulle future indennità civili. Ai familiari di ciascuna persona deceduta potranno arrivare fino a 144.242 euro attraverso queste due forme di sostegno, cifra che potrebbe salire a oltre 216mila euro considerando anche l’assicurazione obbligatoria dei viaggiatori.

Da non perdere

Irlanda, allarme bomba nelle redazioni: evacuate cinque sedi dei media
Mondo

Irlanda, allarme bomba nelle redazioni: evacuate cinque sedi dei media

Dopo i falsi allarmi bomba che hanno coinvolto almeno 27 voli europei, minacce via mail hanno costretto all’evacuazione cinque sedi giornalistiche irlandesi. Interrotte le dirette, mobilitata la polizia: per ora non è stato accertato alcun collegamento con gli episodi che hanno coinvolto gli aerei.