Per l’islam politico i dem sono un taxi. Arrivato al potere, li rottamerà tutti
Abdul El-Sayed, primo senatore statunitense di religione islamica, eletto in Michigan (Getty Images)

Nella notte del 3 novembre 2026 l’America ha eletto il suo primo senatore musulmano. In Michigan il democratico Abdul El-Sayed, figlio di immigrati egiziani, ha sconfitto il repubblicano Mike Rogers, mentre un’ondata democratica travolgeva entrambe le camere del Congresso. Quasi tutti i commentatori l’hanno definita una tappa storica. Invece io la chiamo una domanda, che a Washington nessuno ha ancora osato porre.

Abdul El-Sayed e la presenza musulmana nel Congresso Usa

Mettiamo subito le cose in chiaro. Nessuno pretende di sapere che cosa ci sia nel cuore di un singolo uomo. Il tema che mi pongo non è una persona: è una dottrina, una strategia e uno schema che la storia ci ha già mostrato più di una volta. El-Sayed non è solo: alla Camera dei Rappresentanti siedono già quattro musulmani, e sono tutti Democrats. È una coincidenza? O è una scelta?

In politica ogni alleanza ha un prezzo, e ciascun alleato è convinto di essere lui a usare l’altro. Il Democratic party guarda agli elettori musulmani e vede un bacino fedele. La Fratellanza musulmana guarda al Democratic Party e vede qualcos’altro: un taxi. Ci sali, ti fai portare a destinazione e poi scendi. Non sposi il tassista.

Il documento del 1991 e la strategia della Fratellanza musulmana

La destinazione della Fratellanza non l’abbiamo inventata noi: l’ha messa per iscritto la Fratellanza stessa. Nel 1991 un dirigente dell’organizzazione in America redasse un documento interno, l’Explanatory memorandum on the general strategic goal for the group in North America. Nel 2008 fu acquisito come prova nel processo contro la Holy Land Foundation, il più grande caso di finanziamento del terrorismo nella storia americana. Vi si legge: «Gli Ikhwan [i Fratelli] devono capire che il loro lavoro in America è una sorta di grande jihad per eliminare e distruggere la civiltà occidentale dall’interno e sabotare la sua miserabile casa con le loro mani e con le mani dei credenti, così che venga eliminata e la religione di Dio prevalga su tutte le altre religioni».

Dall’interno. Non con gli eserciti, ma infiltrando le istituzioni. E non è un mistero che la Fratellanza musulmana riceva miliardi di dollari di fondi da Paesi ostili all’America e all’Occidente. «Ma i musulmani sono appena l’uno per cento degli americani», obietterà il lettore. È esattamente questo il punto. Nessuna ideologia ha mai avuto bisogno della maggioranza per conquistare una società. Le basta il cinque per cento dei professori, il cinque per cento degli insegnanti, il cinque per cento dei politici: le persone che decidono che cosa tutti gli altri hanno il permesso di pensare. Il resto segue per conformismo.

Asch, Taleb e la forza delle minoranze intransigenti

Nel 1951 lo psicologo Solomon Asch dimostrò che bastava un gruppo unanime di tre persone per indurre americani comuni a negare ciò che vedevano con i propri occhi. Il saggista Nassim Nicholas Taleb sostiene che una minoranza intransigente del tre o quattro per cento può imporre le proprie regole a una maggioranza flessibile. L’islam politico non ha bisogno di convincere l’America. Gli basta che l’America taccia. E L’islam politico è intransigente per natura. L’islam è incompatibile con tutto, se non con sé stesso. È in pace solo dove è solo, ed è solo perché si è volutamente reso tale, eliminando o sottomettendo tutti gli altri.

Bezmenov e la strategia della demoralizzazione dell’Occidente

Nel 1984 un disertore sovietico addestrato dal Kgb, Yuri Bezmenov, spiegò alla televisione americana come si conquista una società libera senza sparare un colpo. La prima fase, disse, è la demoralizzazione. Dura dai 15 ai 20 anni, esattamente il tempo necessario per educare una generazione di studenti. Una volta completata, è irreversibile: «Anche se dimostri che il bianco è bianco e il nero è nero, non riesci comunque a cambiare la percezione di fondo». Bezmenov non parlava dell’islam. Non ne aveva bisogno. Il metodo che descriveva non è mai scomparso: conquistare le aule, demoralizzare una generazione, usare la sinistra idealista come ariete. La sinistra radicale lo ha conservato. A cambiare è stato il passeggero. Nel 2002 il politologo francese Pierre-André Taguieff coniò una parola per questa convergenza: islamo-gauchisme, l’alleanza di fatto tra sinistra e islam politico. La Fratellanza ha portato il proprio manuale, scritto nel 1991, con lo stesso obiettivo.

Sono passati 35 anni. Più di una generazione è già passata per le aule americane. Non stiamo assistendo all’inizio del processo. Stiamo assistendo al raccolto. Bezmenov ci ha detto anche come finisce la storia per il tassista, ossia per chi apre la porta. I suoi istruttori del Kgb avevano un nome per la sinistra americana: utili idioti. «Sono strumentali al processo di sovversione solo per destabilizzare una nazione. Quando il loro lavoro è finito, non servono più. Sanno troppo… Verranno messi al muro e fucilati».

La rivoluzione iraniana e il destino della sinistra alleata di Khomeini

Non è una teoria. È storia. Nel 1979 i comunisti e la sinistra iraniana marciarono accanto all’ayatollah Khomeini contro lo Scià. Credevano di usarlo loro. Nel giro di pochi anni i loro partiti furono messi fuori legge e i loro dirigenti incarcerati. Nell’estate del 1988 il regime di Khomeini giustiziò migliaia di prigionieri politici, e tra loro c’erano anche tutti i militanti di quella sinistra che all’epoca lo appoggiò. Khomeini aveva capito una cosa che la sinistra occidentale ancora si rifiuta di capire: chi ha tradito il proprio Paese per aiutarti tradirà anche te. Non poteva fidarsi di loro, e quindi li distrusse.

La sinistra americana crede che a lei non possa succedere. Lo credeva anche quella iraniana. L’Europa è vent’anni avanti all’America su questa strada. Ad Amsterdam, nel 2004, Theo van Gogh fu assassinato per strada per aver girato un cortometraggio, che costò una fatwa ad Ayan Hirsi Ali che ne scrisse la sceneggiatura. A Parigi, nel 2015, i vignettisti di Charlie Hebdo furono massacrati. Nel 2020 il professore Samuel Paty fu decapitato per aver mostrato ai suoi alunni proprio quelle vignette durante una lezione sulla libertà di espressione. In tutto il continente scrittori, artisti e politici vivono sotto scorta per il crimine di aver citato un libro. Regno Unito, Francia, Belgio, Spagna e Italia non aspettano il futuro: ci vivono dentro.

Per persone come me, di cultura europea che credono ancora nell’Occidente libero, l’America è sempre stata l’ultima spiaggia, l’ultimo posto dove rifugiarsi. Quando l’Europa si è arresa, l’America è rimasta. Se cade anche l’America, persone come me non avranno più un posto dove andare.

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