Parla, decide, combatte. Il robot soldato rivoluziona la guerra
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  • Gli Usa puntano sull’uso di umanoidi in grado di conversare con i militari, fornire informazioni preziose e resistere su terreni accidentati. E un giorno, forse, scegliere chi deve vivere o morire.
  • Enormi investimenti in Nord America e Asia-Pacifico. Mercato globale destinato a duplicarsi in 10 anni.
  • Il quadrupede, che porta una mitragliatrice sul dorso, ha partecipato a simulazioni di battaglie in aree urbane. L’automa russo, invece, entra in azione in caso di esplosioni o radiazioni. Su di lui è calato uno strano silenzio.

Lo speciale contiene tre articoli.

Lo sviluppo dei robot soldato umanoidi negli Stati Uniti ha compiuto notevoli progressi negli ultimi anni, con un crescente interesse da parte del dipartimento della Difesa e di aziende private. L’esercito statunitense sta investendo in sistemi robotici avanzati per migliorare l’integrazione tra uomini e macchine sul campo di battaglia.

Durante la National robotics week (5-13 aprile 2025), il laboratorio di ricerca dell’esercito americano Devcom Arl ha presentato robot dotati di Intelligenza artificiale generativa, capaci di comprendere e rispondere al linguaggio naturale, facilitando così la comunicazione con i soldati. Questi robot sono progettati per operare in ambienti complessi, con capacità di navigazione autonoma su terreni accidentati e abilità tattiche avanzate.

Alla National robotics week, i ricercatori militari hanno mostrato alcune delle più recenti innovazioni sviluppate per trasformare il modo in cui soldati e robot operano insieme sul campo. Il laboratorio Devcom Arl è in prima linea nello sviluppo di piattaforme autonome terrestri e aeree, oltre che di soluzioni energetiche pensate per migliorare la mobilità e la versatilità dei sistemi robotici del futuro. Come accennato, tra le novità presentate, spicca l’integrazione dell’Intelligenza artificiale generativa con sistemi robotici progettati per le missioni di ricognizione e valutazione dei danni in zona di conflitto. Questa tecnologia consente ai robot di comprendere e rispondere al linguaggio umano in modo sempre più naturale, offrendo interazioni simili a quelle tra persone. «Il nostro obiettivo è ridurre il divario comunicativo tra soldati e robot, rendendoli più accessibili, reattivi ed efficienti in battaglia», ha spiegato a Defense news Phil Osteen, responsabile del programma Aimm (Artificial intelligence for maneuver and mobility). I ricercatori dell’Arl hanno illustrato un sistema di dialogo bidirezionale in grado di permettere scambi in tempo reale tra uomini e macchine, facilitando la condivisione di informazioni critiche come i danni subiti o lo stato della missione.

Il progetto Aimm punta anche a migliorare le capacità di movimento dei robot in ambienti ostili, sviluppando soluzioni che li rendono capaci di apprendere la guida umana e affrontare terreni complessi. «Le missioni dell’esercito non si svolgono su strade lisce. Richiedono capacità di copertura, occultamento e adattamento tattico», ha sottolineato Udam Silva, coordinatore del programma. «Abbiamo compiuto notevoli progressi: ora i robot riescono a muoversi autonomamente anche in mezzo alla vegetazione densa, a velocità compatibili con le operazioni sul campo».

Per raggiungere questi risultati, l’Arl collabora con aziende del settore privato. In particolare, in seno al programma Aimm, lavora con Overland Ai per progettare nuovi sistemi hardware e software in grado di potenziare la mobilità autonoma su terreni difficili. Parallelamente, l’esercito sta sviluppando anche il programma Hat (Human autonomy teaming), che si concentra sulla creazione di un kit avanzato per supportare i soldati nella pianificazione, esecuzione e analisi delle missioni in cui operano con sistemi autonomi. Questo strumento permette valutazioni continue delle prestazioni, facilitando l’identificazione e la correzione di eventuali anomalie comportamentali dei robot, grazie anche all’apprendimento automatico supervisionato dall’uomo. «Il toolkit Hat permette ai soldati di adattare rapidamente i comportamenti dei sistemi autonomi, tenendo conto dei cambiamenti nel contesto operativo», ha dichiarato Brandon Perelman, responsabile del progetto.

Il software in sviluppo è progettato per essere compatibile con diverse piattaforme e include funzioni avanzate per la sincronizzazione dei dati, l’elaborazione di flussi video e la fusione di informazioni provenienti da molteplici fonti sul campo. Oltre a migliorare l’efficacia tattica, il programma Hat guarda anche al futuro, con l’obiettivo di integrare la collaborazione tra vari livelli di comando e tra differenti forze armate, incluse quelle aeree e terrestri.

Anche Tesla è impegnata nella robotica, con Elon Musk che ha confermato che il «suo» robot umanoide Optimus sarà pronto per la commercializzazione entro la fine del 2025. A darne notizia è stato lo stesso imprenditore durante un incontro virtuale con gli investitori, durante il quale ha tracciato anche le prossime mosse strategiche dell’azienda. Le prime a introdurre il nuovo robot saranno proprio le fabbriche Tesla, dove verrà impiegato sulle linee di produzione per svolgere mansioni complesse o potenzialmente pericolose, attualmente affidate agli operatori umani. L’obiettivo è chiaro: automatizzare le attività più rischiose e aumentare l’efficienza del processo produttivo. Come riportato da Reuters, Musk ha lasciato intendere che il futuro di Tesla potrebbe andare ben oltre l’automotive. L’azienda, infatti, potrebbe orientarsi sempre più verso lo sviluppo e la diffusione di robot umanoidi, aprendo una nuova fase nella sua evoluzione tecnologica.

In questo breve viaggio nel panorama in continua evoluzione della robotica applicata al settore militare, non sono mancate le sorprese. Ma a lasciare davvero senza fiato è stato l’ultimo annuncio di Boston Dynamics: la presentazione della nuova versione di Atlas, il robot umanoide alimentato da Intelligenza artificiale che sembra ormai sfidare apertamente i confini tra uomo e macchina. In un video diffuso dall’azienda statunitense leader nel settore della robotica, si vede Atlas compiere una serie di movimenti che fino a pochi anni fa sarebbero sembrati pura fantascienza: gattonare, eseguire ruote acrobatiche e persino danzare con movenze degne della breakdance. Tutto questo grazie a un avanzato sistema di apprendimento per rinforzo, perfezionato attraverso l’utilizzo di una tuta di motion capture per imitare fedelmente il movimento umano. «Atlas sta mettendo in pratica politiche motorie apprese osservando e replicando il comportamento del corpo umano», ha spiegato l’azienda, sottolineando il salto di qualità nella capacità del robot di adattarsi a contesti dinamici e complessi. L’iperrealismo dei movimenti ha colpito anche il pubblico, lasciando molti osservatori perplessi e affascinati allo stesso tempo. Su X un utente ha scritto: «Ma questo è soldato perfetto. Le cose stanno per cambiare», riassumendo in poche parole il senso di stupore e inquietudine che circonda l’evoluzione di queste tecnologie.

Presto il futuro della guerra potrebbe non essere più appannaggio esclusivo di soldati in carne e ossa, ma sempre più affidato a macchine programmabili, capaci di combattere, uccidere e forse, un giorno, anche decidere chi può vivere e chi invece no.

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