Area di estrazione illegale dell’oro nella foresta amazzonica
Un’area di estrazione illegale dell’oro nella foresta amazzonica brasiliana. Le reti criminali che controllano il mercato clandestino del metallo possono puntare anche ai minerali strategici (iStock)

Secondo un’analisi pubblicata da Diálogo Américas, la crescente richiesta mondiale di materie prime strategiche sta trasformando l’Amazzonia in un’area sempre più attraente per le economie illegali. Per decenni, gruppi armati e organizzazioni transnazionali hanno costruito nella regione collegamenti destinati al commercio di cocaina, all’estrazione abusiva dell’oro e al contrabbando.

Oggi quelle stesse strutture possono essere riconvertite verso risorse indispensabili all’industria contemporanea. Coltan, cassiterite, nichel, litio, niobio e terre rare sono infatti fondamentali per fabbricare batterie, microchip, strumenti militari, applicazioni di intelligenza artificiale e tecnologie energetiche a basse emissioni.

Sebbene l’oro continui a produrre i guadagni maggiori, gli esperti temono che chi ne controlla il mercato clandestino possieda già i mezzi necessari per conquistare questi nuovi settori. Robert Muggah, cofondatore dell’Istituto Igarapé, centro brasiliano dedicato allo studio della sicurezza e dell’ambiente, ha spiegato che gli apparati utilizzati per trasportare cocaina e metalli preziosi stanno iniziando ad adattarsi alle risorse richieste dalla trasformazione energetica e digitale.

Per le bande criminali il passaggio risulta relativamente semplice: dispongono già di territori sotto il proprio dominio, piste aeree nascoste, percorsi fluviali, intermediari, trasportatori e sistemi per ripulire il denaro. Non devono quindi realizzare una rete completamente nuova, ma soltanto assegnare funzioni differenti a meccanismi sperimentati nel tempo.

Attualmente, le principali organizzazioni illegali non dominano i minerali strategici quanto il commercio sommerso dell’oro. I segnali disponibili destano comunque preoccupazione. Negli ultimi vent’anni il prezzo del metallo giallo è aumentato di circa otto volte, richiamando operatori sempre più strutturati. Un andamento simile nelle quotazioni delle nuove risorse potrebbe generare le medesime conseguenze.

L’oro ha rappresentato una sorta di laboratorio per l’espansione criminale

I ricavi ottenuti dalla sua estrazione finanziano guerriglie colombiane, bande venezuelane, formazioni brasiliane come il Primeiro Comando da Capital e il Comando Vermelho, ambienti collegati al Tren de Aragua e circuiti internazionali specializzati nel riciclaggio.

Lungo numerose frontiere amazzoniche, questi soggetti non si limitano a sfruttare miniere abusive. Decidono chi può accedere alle aree, pretendono pagamenti, impongono regole ai minatori e garantiscono protezione armata agli impianti. In questo modo sostituiscono lo Stato con un’autorità parallela fondata sulla forza.

Un esempio significativo è emerso nel giugno 2026 a Novo Progresso, nello Stato brasiliano del Pará. Durante l’Operazione Rotta dell’Oro, la Polizia federale ha scoperto un’area dalla quale, secondo le stime, sarebbero usciti clandestinamente quasi ottanta chilogrammi di metallo in tre anni. L’indagine ha mostrato che non si tratta più di iniziative isolate e rudimentali, ma di filiere coordinate sostenute da mezzi di trasporto, capitali, intermediari e coperture commerciali.

Il funzionamento ricorda quello perfezionato dal narcotraffico. Rotte e piattaforme finanziarie possono trasferire stupefacenti, oro, mercurio, legname, armi, contanti e minerali industriali. Muggah definisce questa convergenza “complesso narco-minerario”: un sistema nel quale prodotti differenti circolano attraverso gli stessi servizi clandestini.

Le operazioni realizzate nel territorio indigeno degli Yanomami dimostrano quanto tale meccanismo sia resistente. Intorno agli scavi non autorizzati, gli investigatori hanno individuato piste aeree nascoste, imbarcazioni, rifornimenti di carburante, macchinari pesanti e mediatori capaci di introdurre il materiale nei normali circuiti economici.

La distruzione degli accampamenti e delle attrezzature ha prodotto risultati immediati, ma diversi cantieri sono tornati rapidamente in attività. Finché rimangono disponibili finanziatori, trasportatori, certificati falsificati e acquirenti, le strutture illegali possono ricostituirsi. Confiscare i mezzi e chiudere singoli impianti è quindi necessario, ma non basta a eliminare l’organizzazione che rende redditizia l’intera attività.

I minerali critici presentano inoltre una particolare vulnerabilità

A differenza delle sostanze stupefacenti, sono beni legali e possono essere mescolati facilmente con partite ottenute in modo regolare. Documenti contraffatti, passaggi tra società diverse, operazioni internazionali e fatture costruite ad arte permettono di nasconderne la provenienza.

Dopo numerosi trasferimenti, un carico estratto abusivamente da un’area protetta può apparire conforme alle regole e raggiungere fabbriche e mercati mondiali senza destare sospetti.

Questa evoluzione rientra in una trasformazione più ampia del crimine organizzato latinoamericano. Numerose reti non dipendono più da una sola attività, ma funzionano come imprese diversificate. Cocaina, metalli, legname, merci di contrabbando, corruzione e riciclaggio costituiscono ormai un’unica economia nella quale vengono condivisi uomini, competenze e percorsi.

La domanda internazionale di materie prime amazzoniche rende tale integrazione ancora più veloce. Il sistema si regge su quattro componenti principali: il dominio armato dei territori minerari, il riutilizzo delle vie create per trasferire cocaina e oro, la costruzione di una falsa apparenza di legalità e il passaggio attraverso più Stati per modificare l’origine dichiarata dei prodotti.

Nella Colombia orientale, per esempio, gruppi dissidenti delle Farc e membri dell’Eln pretendono tributi e offrono protezione militare alle attività estrattive. L’Operazione Forgia di Efesto, avviata nel 2023 dalle autorità federali brasiliane, ha mostrato chiaramente il funzionamento dei meccanismi di copertura.

La cassiterite prelevata illegalmente dal territorio degli Yanomami veniva venduta mediante società intermediarie, trasformata in impianti industriali e successivamente esportata. Al termine del percorso, il materiale poteva raggiungere importanti multinazionali senza che la sua provenienza illecita fosse riconoscibile.

La portata internazionale del fenomeno è apparsa evidente anche nell’aprile 2025, quando le autorità colombiane hanno sequestrato quasi quarantanove tonnellate di coltan e stagno provenienti da zone dominate da gruppi armati. Secondo gli investigatori, il carico era destinato alla Cina.

Il problema non riguarda quindi soltanto l’estrazione non autorizzata, ma tutti i passaggi che consentono alla merce di cambiare identità e di inserirsi nell’industria mondiale.

La nuova frontiera della criminalità organizzata

Come emerge dal report di Diálogo Américas, la competizione per i giacimenti amazzonici sembra essere soltanto all’inizio. I comparti della difesa, dei semiconduttori, delle tecnologie avanzate e della decarbonizzazione dipenderanno sempre di più da tali sostanze.

Questa crescita accrescerà anche i possibili guadagni per chi riesce a sottrarle e venderle illegalmente. Maggiore sarà la domanda, più forte diventerà l’interesse delle organizzazioni criminali a inserirle nelle proprie attività.

Per gli Stati dell’area non è dunque sufficiente sorvegliare le miniere. Occorre controllare i movimenti finanziari, rendere verificabile ogni passaggio dei materiali, rafforzare dogane e frontiere, colpire trasportatori e mediatori, esaminare le imprese acquirenti e coordinare le indagini tra paesi produttori, territori di transito e mercati finali.

Anche le aziende internazionali devono conoscere con precisione i propri fornitori, perché una certificazione apparentemente regolare può nascondere numerosi trasferimenti fraudolenti.

L’esperienza dell’oro dimostra fino a che punto le organizzazioni illegali possano impossessarsi di un’intera industria estrattiva. Nel caso dei minerali strategici esiste ancora la possibilità di intervenire prima che lo stesso modello diventi permanente.

Impedirne la diffusione significa proteggere le comunità indigene e l’ambiente amazzonico, limitare il potere dei gruppi armati e difendere la sicurezza regionale. Significa inoltre garantire maggiore affidabilità alle catene produttive dalle quali dipenderanno l’innovazione, l’energia e le capacità tecnologiche del futuro.

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