Massiccio attacco russo a Kiev
soccorritori ucraini lavorano sul luogo di un attacco missilistico russo contro un edificio residenziale di nove piani a Kiev (Ansa)

Una notte di sirene, esplosioni e palazzi sventrati. Stamattina Kiev si è risvegliata dopo uno dei bombardamenti più devastanti dall’inizio della guerra, colpita da un attacco russo su vasta scala che ha lasciato dietro di sé almeno 20 morti e oltre 90 feriti, mentre i soccorritori hanno continuato a scavare tra le macerie per tutta la giornata.

L’offensiva è iniziata poco dopo la mezzanotte con una prima ondata di droni, seguita da una sequenza di missili balistici e da crociera lanciati quasi simultaneamente per mettere sotto pressione la difesa aerea ucraina. Secondo l’Aeronautica di Kiev, nella notte la Russia ha impiegato complessivamente 570 tra droni e missili, uno dei più imponenti attacchi dall’inizio dell’invasione.

Le prime esplosioni hanno investito il centro della capitale. Nel distretto di Shevchenkivskyi un hotel è stato avvolto dalle fiamme, mentre altri incendi sono divampati sui tetti degli edifici vicini. Con il passare delle ore il bombardamento si è intensificato: un edificio residenziale è stato parzialmente distrutto, altri condomini sono stati colpiti e in diversi quartieri sono crollate porzioni di palazzi, intrappolando numerose persone sotto le macerie. I danni hanno interessato anche una struttura sanitaria di pronto soccorso e una stazione della metropolitana utilizzata come rifugio antiaereo.

Il bilancio è peggiorato di ora in ora. Alle prime luci dell’alba le vittime erano otto, poi dieci, tredici e infine diciassette, fino ad arrivare nel pomeriggio a quota venti. Il sindaco Vitali Klitschko ha parlato di oltre novanta feriti, molti dei quali ricoverati in ospedale, definendo quello appena subito il bombardamento «più massiccio» mai affrontato dalla capitale durante la guerra. A Kiev è stata proclamata una giornata di lutto.

Il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha ha definito quella trascorsa una «notte dell’orrore», mentre il presidente Volodymyr Zelensky ha rilanciato l’appello agli alleati occidentali affinché rafforzino la difesa aerea del Paese. Il leader ucraino ha chiesto in particolare agli Stati Uniti di concedere la licenza per produrre localmente i missili Patriot, sostenendo che una maggiore disponibilità di questi sistemi potrebbe impedire attacchi di tale portata.

Da Mosca è arrivata una versione completamente diversa. Il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov ha affermato che il presidente Vladimir Putin è stato informato dal capo di Stato Maggiore Valery Gerasimov dell’esito di quello che è stato definito un «massiccio attacco di rappresaglia». Secondo il Cremlino, i bombardamenti avrebbero colpito esclusivamente obiettivi militari o collegati alle forze armate ucraine, una ricostruzione che contrasta con le immagini provenienti dalla capitale, dove i danni più evidenti riguardano edifici residenziali e infrastrutture civili.

La condanna internazionale non si è fatta attendere. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha espresso «la massima fermezza» nei confronti del nuovo attacco russo, parlando di «violenza inaccettabile» e ribadendo il sostegno italiano a Kiev «fino al raggiungimento di una pace giusta e duratura».

La giornata di guerra, però, non si è fermata alla capitale. Nel pomeriggio una bomba guidata russa ha colpito un complesso scolastico a Sumy dove si stavano svolgendo corsi estivi per bambini. Due insegnanti sono rimasti feriti, mentre gli studenti erano già usciti dall’edificio. A Kherson, invece, un drone ha centrato un’auto civile nel centro della città, uccidendo un uomo di 41 anni nonostante il tentativo dei medici di salvargli la vita.

Sul fronte opposto, le autorità bielorusse hanno denunciato il ferimento di due autisti dopo che un drone ucraino ha colpito un autobus turistico proveniente da Minsk nella regione russa di Bryansk.

L’escalation conferma come il conflitto stia entrando in una fase di crescente intensità, con bombardamenti sempre più estesi e un numero crescente di vittime civili su entrambi i lati del fronte.

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