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Ansa

È un sentimento di preoccupazione quello espresso ieri dal governo di Ankara a seguito degli attacchi subiti da due imbarcazioni civili turche nel Mar Nero.

«Si è appreso che le navi civili di proprietà turca, la Yaşar e la Nadezhda, sono state attaccate da droni dopo aver lasciato il porto di Novorossisk ieri sera (lunedì, ndr) e che un gruppo di persone, tra cui alcuni nostri cittadini, è rimasto ferito», si legge in una nota del ministero degli Esteri di Ankara.

«La sicurezza dei nostri cittadini è la nostra massima priorità e la loro situazione viene monitorata attentamente. Sussiste una seria preoccupazione per il fatto che la guerra tra Russia e Ucraina si stia estendendo nel Mar Nero, colpendo anche imbarcazioni civili, nonostante tutti i nostri avvertimenti. Se non verranno adottate misure preventive, l’escalation nel Mar Nero avrà molteplici conseguenze negative, tra cui ripercussioni sulla sicurezza alimentare», prosegue la nota, per poi concludere: «A tal proposito, ribadiamo il nostro appello a tutti gli attori interessati, in particolare alle parti in conflitto, affinché adottino con urgenza misure concrete per garantire la sicurezza della navigazione nel Mar Nero».

Almeno fino a ieri sera, Ankara non aveva specificato chi ritenesse essere il responsabile degli attacchi né si erano registrare rivendicazioni. Tuttavia, secondo l’agenzia di stampa cinese Xinhua e la testata Turkiye Today, il capitano della Nadezhda, Yalcin Sahin, ha affermato che i droni contro la propria nave sarebbero stati lanciati dall’Ucraina.

Le precedenti tensioni tra Ankara, Mosca e Kiev

Non è la prima volta che Ankara mostra preoccupazione (e irritazione) per la situazione nel Mar Nero. A giugno, un peschereccio turco fu attaccato nei pressi della Crimea, mentre, a maggio, un’azione militare russa colpì una nave mercantile turca, che proveniva da Odessa. «Le nostre preoccupazioni», affermò all’epoca il governo di Ankara, «vengono comunicate a tutti i livelli a tutte le parti interessate». A dicembre scorso, il ministero degli Esteri turco convocò inoltre i rappresentanti diplomatici di Kiev e Mosca, per lamentarsi degli attacchi che venivano sferrati nel Mar Nero.

«Nelle ultime settimane stiamo assistendo a una gravissima escalation nella guerra tra Russia e Ucraina, con attacchi reciproci. Infine, si sono verificati anche alcuni attacchi nel Mar Nero, all’interno della nostra zona economica esclusiva», dichiarò, nell’occasione, il viceministro degli Esteri turco, Berris Ekinci. «Abbiamo convocato gli incaricati d’affari ad interim della Russia e l’ambasciatore dell’Ucraina per esprimere le nostre preoccupazioni», aggiunse. Alcuni giorni prima, a fine novembre, il ministero degli Esteri turco aveva espresso nervosismo per degli attacchi ucraini contro due petroliere russe della flotta ombra, avvenuti nella Zona economica esclusiva turca nel Mar Nero.

Il ruolo diplomatico della Turchia nella guerra

Insomma, Ankara, ieri, è tornata a mostrarsi irritata. Il che potrebbe avere un impatto sulle mosse diplomatiche della Turchia nella crisi ucraina. Ricordiamo che, storicamente, Recep Tayyip Erdogan, intrattiene solidi rapporti tanto con Kiev quanto con Mosca. Una situazione, questa, che gli ha consentito di acquisire un peso diplomatico notevole. Fu del resto la Turchia che, nel luglio 2022, riuscì a mediare l’accordo sul grano tra Russia e Ucraina nel Mar Nero: un accordo che, dopo un anno, non fu tuttavia più rinnovato. È stata inoltre sempre la Turchia, nel 2025, a ospitare alcune tornate dei colloqui tra russi e ucraini.

Non a caso, del conflitto tra Mosca e Kiev, Erdogan ha anche discusso con Donald Trump durante il vertice Nato del mese scorso ad Ankara. Pochi giorni dopo, il ministro degli Esteri turco, Hakan Fidan, era in visita a Kiev, dove parlò della necessità di stabilizzare il Mar Nero. «È inammissibile prendere di mira i porti del Mar Nero, le petroliere, i pescherecci e mettere a rischio la vita dei civili», affermò nell’occasione, esortando ucraini e russi a mantenere la pace nell’area.

Perché il Mar Nero è strategico per Erdogan

La questione si fa d’altronde sempre più delicata. Controllando il Bosforo, la Turchia considera le tensioni militari nel Mar Nero come un problema rilevante non solo in termini di sicurezza ma anche per la sua capacità d’influenza diplomatica e geopolitica.

L’instabilità nell’area rischia infatti di ripercuotersi negativamente sullo status regionale di Ankara. Si tratta di una vulnerabilità di non poco conto per Erdogan, soprattutto in un momento in cui il sultano sta consolidando e accrescendo il proprio peso su più tavoli (dalla Nato al Corno d’Africa, passando per la Siria). D’altronde, che per Ankara il Mar Nero sia altamente strategico è testimoniato anche dal fatto che, a luglio, la Turchia ha rafforzato l’accordo con Romania e Bulgaria, volto a svolgere attività antimine e a tutelare le infrastrutture sottomarine nell’area. Senza contare che, più in generale, gli impatti economici delle fibrillazioni in atto nel Mar Nero vanno a sommarsi a quelli innescati dalle crisi di Hormuz e di Bab e el-Mandeb.

Tutto questo, mentre, secondo Reuters, sia l’Ucraina che la Russia starebbero studiando delle rotte alternative per garantire l’esportazione dei propri cereali. Insomma, il Mar Nero per Erdogan rappresenta oggi una sfida. Una sfida significativamente rischiosa.

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