L’Ucraina proroga la legge marziale. E Zelensky annuncia un trilaterale con Usa e Russia a novembre
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky (Getty)

L’Ucraina rimane sotto regime giuridico speciale. In mattinata la Verkhovna Rada, il parlamento monocamerale del Paese, ha approvato una proroga di 90 giorni alla legge marziale e alla mobilitazione generale, come richiesto dal presidente Volodymyr Zelensky. I due provvedimenti sono stati approvati con, rispettivamente, 293 e 281 voti favorevoli.

Le disposizioni entreranno in vigore il 31 ottobre e, secondo il segretario generale del Consiglio di sicurezza e difesa Ihor Klymenko, esse consentiranno di «adottare le misure necessarie per contrastare l’aggressione russa e garantire l’indipendenza, la sovranità e l’integrità territoriale dell’Ucraina». Con l’approvazione del parlamento, i comandi e le amministrazioni militari, così come agli enti locali, di esercitare poteri straordinari per la difesa del Paese. Si tratta della ventunesima proroga dall’inizio della guerra nel 2022.

Uno spiraglio di pace: annunciato incontro trilaterale Russia-Ucraina-Usa a novembre

Novità arrivano dal fronte delle trattative di pace tra Mosca e Kiev. Zelensky ha confermato che ha novembre si terrà un incontro tra Russia e Ucraina, con la mediazione degli Stati Uniti. «Siamo pronti a discutere. Se si tratta della questione territoriale, deve essere affrontata a livello dei leader. Le altre questioni spettano ai gruppi tecnici. Tutto questo potrà quindi essere discusso a novembre», ha dichiarato in un’intervista.

Il presidente ucraino ha sottolineato che il suo Paese è pronto a partecipare a negoziati trilaterali tra gruppi tecnici, a patto che essi «portino a risultati concreti» in particolare su energia, cereali e scambio di prigionieri. Su Telegram Zelensky ha aggiunto che la proposta di un vertice a tre è stata avanzata dagli Stati Uniti e ha affermato che se il presidente russo Vladimir Putin dovesse limitarsi a rispondere «”sì, sono pronto” sapremo molto rapidamente, a novembre, se si trattava di una manovra oppure no».

«I limiti del nostro esercito e la neutralità dell’Ucraina non sono negoziabili. La questione dei territori è una linea rossa che può essere discussa esclusivamente a livello di leader», ha aggiunto Zelensky, spiegando che la sua visione coincide «in linea di principio» con quella di Washington.

Il nodo del prestito a Kiev che spacca l’Ue

Per quanto riguarda il lato finanziario di questo conflitto, i leader dell’Unione europea puntano a raggiungere entro fine anno un accordo su un nuovo pacchetti di sostegno di Kiev, dal valore di circa 45 miliardi di euro. Secondo quanto riportato da Politico, che cita cinque diplomatici e funzionari Ue, l’ipotesi più probabile è un prestito garantito dall’attuale bilancio comunitario.

L’idea di inviare ancora denaro a Kiev, però, divide le nazioni alleate. Bruxelles, infatti, sta cercando contributi anche da Canada e Regno Unito, mentre il Belgio rimane in opposizione all’uso dei beni russi congelati. Repubblica Ceca e Slovacchia hanno già dichiarato che non parteciperanno, come già avvenuto per il pacchetto da 90 miliardi concordato nel dicembre scorso, ed è probabile che anche l’Ungheria si sfilerà.

Anche su questo tema è intervenuto Zelensky, che ha inviato a non revocare le sanzioni imposte alla Russia prima del vertice di novembre. « Non voglio che ci ritroviamo di fronte a Putin senza alcuna leva negoziale: senza sanzioni, senza denaro o senza beni congelati», ha detto, aggiungendo, come già dichiarato dal presidente americano Donald Trump, «non avremmo più molte carte da giocare».

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