L’inventrice del «modello francese» della dolce morte, Agnès Firmin Le Bodo è sotto inchiesta perché sospettata di aver ricevuto regali di lusso da una casa farmaceutica quando svolgeva la professione di farmacista. Solo tre giorni fa, l’esponente del governo di Elisabeth Borne era stata nominata ministro della Salute ad interim dopo l’uscita di scena del suo predecessore Aurélien Rousseau, dimessosi per protesta contro l’approvazione della nuova legge immigrazione. Secondo il giornale online Mediapart, Firmin Le Bodo «è sospettata di essersi fatta consegnare in 21 occasioni, tra il 2015 e il 2020, da parte dei laboratori Urgo, dei prodotti di lusso – orologi, bottiglie di vino e magnum di champagne, box per dei weekend… – per un ammontare totale valutato in 20.000 euro». Per la testata «Urgo cercava, in questo modo, di fidelizzare i farmacisti e aumentare i propri margini commerciali». Il 27 gennaio di quest’anno il tribunale di Digione ha condannato Urgo a pagare una multa di 1,12 milioni di euro per aver offerto doni a dei farmacisti in cambio di uno stop a sconti nei loro confronti.
Giovedì in tarda serata, il procuratore di Le Havre, Bruno Dieudonné, ha confermato anche l’apertura di un’inchiesta per «percezione non autorizzata da parte di un professionista sanitario di vantaggi procurati da una persona produttrice o commerciante di prodotti sanitari». Il magistrato non ha però dato indicazioni sul nome dei farmacisti eventualmente coinvolti nelle indagini. Di un provvedimento giudiziario ha parlato lo stesso ministro alla radio France Bleu Normandie «un’inchiesta è in corso nell’ambito della mia funzione di farmacista», ha detto Firmin Le Bodo, che è titolare di una farmacia a Le Havre.
La notizia dell’apertura di un’inchiesta che coinvolge Agnès Firmin Le Bodo ha fatto reagire il senatore socialista Yan Chantrel che, sul canale televisivo del Senato francese , ha dichiarato che «il presidente della Repubblica dovrà prenderne atto e ritirarle le responsabilità». Per Emmanuel Macron però un’eventuale uscita dal governo di Firmin Le Bodo rischia di essere complicata, se si considera l’incarico che l’inquilino dell’Eliseo aveva attribuito al ministro sotto inchiesta.
Come riportato dalla Verità, il nuovo titolare della Salute aveva presentato al presidente francese un progetto di legge di 21 articoli, destinati a introdurre nel Codice della Salute transalpino le nuove norme per il fine vita che stanno tanto a cuore a Macron e alle sinistre francesi. Quando scrivevamo di questa integrazione Firmin Le Bodo ricopriva l’incarico di ministro delegato al ministero della Salute, con competenze nelll’organizzazione territoriale delle professioni sanitarie. Ma nonostante questo ruolo da grigio funzionario, il futuro ministro della Salute era chiamato a gestire una tematica estremamente delicata. Nei 21 articoletti che dovrebbero stabilire come morire in Francia «nella dignità», non c’è traccia delle parole eutanasia o suicidio assistito, forse perché fanno troppa paura. Al loro posto compare l’espressione «aiuto attivo a morire». Addio anche alla definizione di «cure palliative» che vengono rimpiazzate dalle «cure di accompagnamento. Ma il culmine del lugubre «capolavoro» firmato Firmin Le Bodo è rappresentato dal concetto di «soccorso al contrario» volto ad «accelerare il decesso limitando le sofferenze».
La scoperta dei 21 articoli per facilitare il ricorso all’eutanasia o al suicidio assistito ha provocato le proteste di un collettivo di sanitari che, da mesi, richiede che la nuova legge non li coinvolga nell’atto di morte. Claire Fourcade, presidente della Società francese di accompagnamento e cure palliative ha affermato di «avere l’impressione che tutto ciò che abbiamo espresso sia stato spazzato via». Nel febbraio 2023, un collettivo di 800.000 addetti del settore sanitario aveva scritto a Macron per affermare la propria contrarietà ad uno sdoganamento dell’eutanasia e del suicidio assistito. Per Fourcade «la bozza di progetto prevede un continuum tra le cure e la somministrazione della morte». Invece l’Associazione per il diritto a morire nella dignità ritiene che i 21 articoli rappresetino «un avanzamento eccezionale».
Dopo essere stato sconfitto dalle opposizioni di destra che sono riuscite a far approvare una nuova legge immigrazione restrittiva, Macron aveva promesse all’ala sinistra del suo partito e alle opposizioni di estrema sinistra, il rapido arrivo in parlamento del testo sulla fine vita ma anche l’integrazione nella Costituzione della «libertà» di abortire. Forse l’inchiesta a carico di Firmin Le Bodo obbligherà Macron ad abbandonare il suo piano di più morte per tutti.
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