Succede tutto a Maastricht e non è detto che sia un bene. Nella cittadina olandese ex capitale del Linburgo è stato firmato il cervellotico trattato europeo del 3% deficit Pil, lì è nato Frans Timmermans, vicepresidente della Commissione europea, che in nome del green ha dichiarato guerra all’agricoltura e alla zootecnia, è lì che dieci anni, fa nel laboratorio di Mark Post, professore di fisiologia vascolare alla locale università, 250.000 dollari di Bill Gates e Serge Bryn (Microsoft e Google per intenderci) furono trasformati in 150 grammi di cellule bovine vagamente somigliati a un hamburger. Cominciò l’era del cibo Frankenstein, quello di cui l’Olanda vuole detenere il primato con la carne coltivata, il non latte prodotto da cellule umane, con progetti che Timmermans finanzia con fondi europei (si parla di 80 milioni euro) per costruire lì i più potenti bioreattori. Dopo Maastricht però potrebbe dissolversi la follia green che annebbia Bruxelles.
Ci pensano ancora una volta i contadini olandesi, che si preparano a un anno di distanza dalle dure contestazioni a un’altra estate calda, che potrebbe costare il posto al premier Mark Rutte. I contadini infatti hanno rotto le trattative col governo e si preparano a alle proteste. Che cosa è successo? Per obbedire a una legge voluta dal duo Rutte (è il falco che non fa passare uno spillo di deroga in economia al trattato di Maastricht) Timmermans, l’Olanda sta per abbattere 30 milioni di capi di bestiame tra polli, maiali e soprattutto vacche, considerando che i Paesi Bassi hanno la leadership europea nella produzione di latte. A questo si aggiunge che la contestatissima direttiva europea sul ripristino delle aree naturali (in commissione ambiente a Strasburgo è stata bloccata con una spaccatura della maggioranza Ursula col Ppe che ha votato contro insieme ai conservatori) cancella circa un quarto delle coltivazioni e, vietando i pesticidi, dimezza la resa dei campi.
L’Olanda che vive del dumping fiscale, visto che ospita tutte le multinazionali, della speculazione sul gas (ora finita), ma continua a campare molto anche grazie a chi suda la terra, per rispettare i diktat verdi si è inventata una sorta di reddito di acquiescenza. Funziona cosi: voi contadini chiudete le stalle, smettete di coltivare con la massima resa e noi vi diamo un po’ di soldi e vi facciamo alzare il prezzo dei prodotti. Ma il governo olandese ha intavolato una trattativa che è durata come un gatto in tangenziale.
La Lto, la maggiore organizzazione agricola, seguita a ruota dalla Najk, che riunisce i giovani coltivatori, ha ricusato il ministro agricolo Piet Adema con una dichiarazione del suo leader Sjaak van der Tak che è uno schiaffo al politicamente corretto: «Eravamo impantanati nelle intenzioni e chi fatica sula terra non vive di intenzioni». Il ministro ha provato a metterci una pezza dicendo: «L’accordo era pronto al 95%, ma la Lto non ha avuto il coraggio di fare l’ultimo passo; continueremo le trattative con gli ambientalisti e i supermercati». È come dire: se non andiamo d’accordo con i donatori di sangue facciamo un patto con Dracula.
La partita politica, sia per l’Olanda che per l’Europa, è centrale. Gli agricoltori non ci stanno a chiudere né le stalle né ad abbandonare i campi. Contestano i dati sulle emissioni di CO2 e ripetono che è interamente riassorbita dai pascoli. Chiedono maggiori indennizzi, un equo compenso sulle produzioni e non vogliono che della faccenda si occupi la ministra delle finanze Sigrid Kaag del partito D66 che si autodefinisce socio-liberale, ecologista e ultrà dell’Europa a trazione von der Leyen. La Kaag vuole che entro il 2030 stalle e campi siano a emissioni zero. La rottura clamorosa delle trattative segnala che la Lto è pronta a fare da sostegno al partito Bbb (Boer Burger Beweging) il partito contadino-cittadino che è nato dalle proteste dell’agosto scorso, quando migliaia di trattori bloccarono il paese e il letame invase le strade. Ci furono anche durissimi scontri con la polizia. Nelle elezioni di marzo il Bbb, etichettato come agro-populista, ha vinto le amministrative conquistando il 19% dei voti, con picchi anche del 33,5%, e 15 dei 75 seggi al Senato. La loro leader, Caroline van der Plas, disse: »I Paesi Bassi hanno dimostrato di essere stufi della politica attuale, delle politiche verdi in Olanda e in Europa». Rutte promise che avrebbe ascoltato gli agricoltori. Non è avvenuto e a marzo i trattori sono di nuovo tornati a l’Aja: in 10.000 a hanno cinto d’assedio il Parlamento. Ora la Lto dà lo sfratto a Rutte, ma anche o soprattutto a Frans Timmermans.
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