La Germania non fornirà più missili Patriot all’Ucraina. Lo ha annunciato il ministro della Difesa tedesco Boris Pistorius, in un’intervista al Berliner Morgenpost. La motivazione dietro alla decisione è il rischio di creare lacune critiche nelle capacità difensive della repubblica federale.
«Le forniture, in particolare quelle dei sistemi Patriot, si stanno rivelando difficili. La Germania ha già consegnato diversi sistemi e un gran numero di missili guidati destinati al loro impiego. Al momento non possiamo fare di più», ha detto il ministro.
L’Europa si disarma per sostenere Kiev
Una decisione che era solo questione di tempo, dato che l’Europa ha svuotato i propri arsenali per rimpinguare quelli di Kiev, ma senza un comparto industriale di settore sufficiente a sostituire il materiale mandato al fronte. Situazione ulteriormente aggravata dalla guerra tra Stati Uniti e Iran, che ha ridotto le scorte dell’esercito americano e, di conseguenza, anche il materiale bellico in transito tra le due sponde dell’Atlantico.
Non dimentichiamo, inoltre, che i sofisticati dispositivi utilizzati dalla Nato richiedono per essere prodotti non solo molto denaro, ma anche un tempo considerevole.
Zelensky rincara la dose: «Non vogliamo una nuova Yalta»
L’annuncio della Germania è arrivato in un momento complesso per Kiev. L’esercito russo, infatti, continua a martellare le città e le infrastrutture civili ucraine. Secondo quanto dichiarato dal presidente ucraino Volodymyr Zelensky, le forze di mosca negli ultimi raid hanno «utilizzato 172 droni e 36 missili balistici, tutti diretti contro Kiev e la regione circostante durante la notte».
Un tentativo, secondo il leader di Kiev, di «preparare il terreno per esercitare pressione sulle posizioni dell’Ucraina e su quelle dei suoi partner». Una strategia, dunque, per dividere ancora di più un’Europa già frammentata riguardo al sostegno ad una guerra che è ancora senza una via d’uscita, e spinta sempre più sul palco degli spettatori dagli Stati Uniti, che hanno assunto il ruolo di protagonisti dei tentativi di mediazione tra Ucraina e Mosca.
E proprio riguardo alle trattative, il presidente americano Donald Trump ha detto che sono stati fatti «grandi progressi». Zelensky, però, ha affermato in un’intervista alla Cnn che «non vogliamo una nuova Yalta, non vogliamo essere divisi dalla Russia».
Una carenza sempre maggiore di equipaggiamento, però, potrebbe costringerlo a più miti consigli e ad accettare un accordo con Mosca. Mancano tre giorni all’incontro tra rappresentanti russi, ucraini e statunitensi ad Abu Dhabi. Vedremo se da questo ennesimo tavolo negoziale si riuscirà ad imboccare una strada verso la pace.