- Con diversi giorni di ritardo, le navi umanitarie riescono a partire da Portopalo. Ma Greta si dimette dal direttivo e non salpa: la sua nave ha un buco nel serbatoio.
- L’esercito israeliano esorta i civili a evacuare. Veto degli Usa a una risoluzione Onu per il cessate il fuoco.
Lo speciale contiene due articoli.
«Prua su Greta», ordina l’ammiraglio della Flotilla. Ma il nostromo gli comunica: la Thunberg è rimasta a banchina a Siracusa. Contrordine: prua su Creta, tanto più o meno è lo stesso. La missione umanitaria – quasi certamente finanziata dai fondi del Qatar – a tratti sembra una tragicommedia. L’Alma, la nave su cui è imbarcata l’ex passionaria del riscaldamento globale è in semi avaria. Ha un buco nel serbatoio e non può salpare. Gli altri che stavano in rada a Portopalo hanno deciso di provare a raggiungere le coste palestinesi.
La Global Sumud Flotilla pare una crociera di diportisti in cerca di notorietà. A Portopalo ci sono arrivati domenica scorsa, sono salpati ieri con comodo e hanno ammesso di aver fatto qualche tuffo, qualche grigliata di pesce che gli è stata offerta dai pescatori solidali con il nobile scopo. Mollato l’ormeggio siciliano Maria Elena Delia, la portavoce italiana di Flotilla, ha urlato nelle radio: «Siamo partiti, stavolta non ci fermiamo più». Il convoglio ufficialmente è composto da 42 natanti tra barche e navi dopo che le 24 partite dalla Tunisia due giorni fa erano riuscite ad arrivare a Siracusa. E lì si è dovuta fermare la «carretta» – ha un motore diesel che sputa emissioni come una centrale a carbone – che ha preso a bordo Greta e che ha agitato non poco le acque della Flotilla. L’ex pasionaria green si è dimessa dal direttivo della Sumud e ha abbandonato anche la Family, la nave dove è acquartierato il gota dei «missionari» per Gaza da lei apertamente accusati: «Voi vi occupate di far parlare della Flotilla, ma di Gaza non dite nulla».
Sbattuto il boccaporto, ecco la comunicazione ufficiale della Flotilla che ha subito richiuso le acque su Greta. E anche su un altro incidente: le autorità portuali tunisine hanno fermato cinque barche che non hanno i requisiti per navigare. La flotta che doveva salpare dal Nordafrica doveva essere composta da 30 imbarcazioni. Tolta l’Alma, che è a banchina a Siracusa, ne mancano all’appello cinque. La Peluxo, Longhaul, Oyster Lady, La Pinya e Isobella che erano salpate da Barcellona – anche lì dopo mille difficoltà – una volta arrivate a Tunisi sono state fermate. Perde pezzi anche la «squadra» greca. A Milos, una tappa tecnica, sono arrivate solo quattro delle sei barche salpate dal Pireo. Si dice che a Milos – una delle più affascinanti tra le isole Cicladi – gli equipaggi si siano trovati così bene che non si sa se e quando riprenderanno il mare, mentre la Flotilla da Portopalo naviga di conserva nel Mediterraneo sud-orientale con onda formata e vento da sud est.
Dunque vanno di bolina e piano anche se non pare che al timone di queste barche ci siano emuli di Giovanni Soldini. Secondo i primi piani la Flotilla doveva arrivare a Gaza il 15 settembre con le famose 300 tonnellate di aiuti umanitari. È sperabile che ci siano solo cibi a lunghissima conservazione. Con questa media per arrivare a Gaza ci mettono almeno 30 giorni considerando che ora stanno facendo rotta davvero su Creta e poi sulle Cicladi per unirsi alle barche greche. Il vero problema per la Flotilla, però, è il mare di contraddizioni e di defezioni: Greta era a bordo di una delle navi che avrebbero subito il presunto bombardamento, e la poca chiarezza sulla vicenda l’avrebbe indotta a separare la sua immagine da quella ufficiale della Flotilla. Avrebbe affermato: avete esagerato sugli attacchi, non ci sono verifiche e questo danneggia la credibilità della missione.
Yusuf Omar, un giornalista-influencer che era a bordo con Greta ha lasciato la missione. Da quel che si sa, sarebbe stato messo sotto accusa per lo «stile sensazionalistico che ha dato al racconto della missione». Che a bordo ci sia tensione lo conferma l’excusatio non petita di Tony La Piccirella – uno del direttivo – che a proposito dello strappo di Greta Thunberg dice: «Si sono divulgate frasi estrapolate per destabilizzare l’opinione pubblica sulla missione della Flotilla». Molto preoccupato della «reputazione» della missione è anche Yassine Lafram, presidente dell’Unione delle comunità islamiche in Italia, imbarcato sulla Karma che sostiene: «La Flotilla è uno strumento, fallibile, che può avere problemi operativi e logistici, anche perché ci sono tanti volontari, ma i focus sono e restano Gaza e il genocidio». E c’è una contraddizione non da poco. Saverio Tommasi, un giornalista di Fanpage che ha fondato Sheep, una sorta di catena di Sant’Antonio del web per aiutare chi è in difficoltà, ha usato i suoi reportage per lanciare il progetto di un ristorante solidale: «Ve lo dico dalla barca della Global Sumud Flotilla. È partita una nuova, straordinaria sfida: aprire un punto ristoro e food targato Sheep Italia. Impegnatevi a sottoscrivere un regolare finanziamento». Capito? Vanno in Palestina a lottare contro la fame dei bambini, ma intanto pensano ad apparecchiare la tavola. Succede. Ne sa qualcosa il deputato Pd Artuso Scotto messo a tacere dai gendarmi della comunicazione di Flotilla perché il giorno dell’assassinio di Charlie Kirk ha diffuso a tutto volume Bella ciao: sui proiettili che hanno ammazzato l’attivista americano quello c’era scritto.
Ma tutti gli onorevoli naviganti paiano dire cose che se le porta via il vento. Benedetta Scuderi eurodeputata dei Verdi fa la cronaca: «Siamo salpati verso Gaza, Tajani dice cose irricevibili». Quelli del Pd, Annalisa Corrado e Paolo Romano, dicono: «Proviamo una grande emozione, la tragedia di Gaza deve finire, siamo sicuri che porteremo la missione fino in fondo». Pare che a bordo si siano sprecati i gesti apotropaici. Non sanno gli onorevoli al primo imbarco che i marinai sono molto scaramantici. E Gaza è ancora troppo lontana.
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