Il primo turno delle presidenziali brasiliane ha acceso i mercati. Flávio Bolsonaro ha chiuso davanti al presidente uscente Luiz Inácio Lula da Silva con il 47,03% dei voti validi contro il 45,16%, secondo i dati ufficiali del Tribunal superior eleitoral. Nessuno dei due ha superato il 50% e la sfida decisiva è quindi rinviata al ballottaggio del 25 ottobre.
La reazione dei mercati al voto
La sorpresa delle urne ha però provocato un immediato riposizionamento degli investitori. Nella prima seduta dopo il voto l’Ibovespa è balzato del 7,7%, chiudendo a 206.911 punti e aggiornando il massimo storico, mentre il real si è apprezzato di oltre il 4% sul dollaro. Anche l’iShares Msci Brazil Etf, quotato a Wall Street, ha registrato un rialzo a doppia cifra.
Gli investitori guardano ai conti pubblici
A guidare gli acquisti è soprattutto la prospettiva di una maggiore disciplina fiscale. Il debito pubblico lordo brasiliano ha raggiunto circa l’82,5% del Pil e il deficit nominale il 9,3%, mentre Bolsonaro ha proposto un aggiustamento dei conti più rapido, con contenimento della crescita della spesa e un nuovo quadro fiscale legato all’andamento del debito. «Il rally della Borsa brasiliana è una reazione immediata all’esito delle urne, ma occorre mantenere la necessaria lucidità», dice Salvatore Gaziano, responsabile delle strategie di investimento di SoldiExpert Scf, «perché un singolo voto non cancella automaticamente i problemi del debito pubblico e il ballottaggio del 25 ottobre resta una partita aperta».
Il peso delle materie prime nell’economia brasiliana
Il Brasile conserva però anche elementi strutturali che vanno oltre il voto. È una potenza mondiale delle commodities, dall’agricoltura al petrolio fino al minerale di ferro, con gruppi come Petrobras e Vale, e dispone di importanti riserve di minerali critici.
«Il Brasile combina valutazioni azionarie attraenti con un patrimonio unico di risorse naturali e materie prime indispensabili per la transizione energetica e la tecnologia», osserva ancora Gaziano, «ed è questa doppia valenza a richiamare i flussi degli investitori internazionali».
Tassi in calo e nuove aspettative sul mercato
A sostenere il mercato contribuisce anche il cambio di direzione della politica monetaria. Dopo aver raggiunto il 15%, la Selic è stata progressivamente ridotta fino al 13,75% a settembre. La Banca centrale ha però sottolineato che il quadro resta caratterizzato da forte incertezza e che l’allentamento monetario procederà con cautela.
«I tassi in calo e l’abbondanza di materie prime creano uno scenario favorevole, ma la storia finanziaria del Brasile invita sempre alla prudenza», avverte l’esperto.
Il ruolo del Congresso e la sfida dei conti pubblici
Anche il rafforzamento del Partito liberale in Congresso ha contribuito all’euforia: quest’ultimo ha quasi raddoppiato i seggi al Senato, alimentando tra gli investitori l’aspettativa di un terreno parlamentare più favorevole a eventuali riforme economiche. Il vero banco di prova resta però la sostenibilità dei conti pubblici. Il rally incorpora già aspettative elevate su un possibile cambio di politica economica, mentre il ballottaggio resta da disputare e gran parte della spesa federale brasiliana è vincolata da uscite obbligatorie, rendendo politicamente complesso qualsiasi aggiustamento rapido.
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