Di intelligenza artificiale si scrive molto. A volte troppo e quasi sempre in termini teorici o troppo vaghi. Ma l’Ia già si usa sul campo e l’esercito israeliano nella campagna a Gaza ne sta facendo un uso a tappeto. Il motivo sta nei tunnel. Chi nonostante i morti mantiene un senso dell’ironia un po’ macabro chiama questa rete la «metropolitana di Gaza». Costruita a partire dagli anni Novanta, ha ricevuto un impulso finanziaria nel Duemila (ai tempi dell’intifada di Al-Aqsa) con i mega fondi in arrivo dall’Iran, tanto che nel 2021, stando a dichiarazioni dei vertici di Hamas, il serpente sotterraneo è arrivato a dipanarsi per 500 chilometri. Su più livelli e diverse profondità. Di fronte a un’arma così strategica e per certi versi di tipo medioevale, l’Idf (l’esercito di Gerusalemme) sta schierando armi nel cielo e la capacità di trasformare milioni di informazioni in tempo reale in token. In pratica, ogni immagine diventa un algoritmo che si somma ad altri algoritmi che a loro volta, dopo essere stati «masticati», tornano a essere immagini in tre dimensioni e obiettivi per i soldati. La necessità in altre parole è poter capire quanti possibili miliziani si muovono dentro i tunnel o all’interno di un edificio. Stesso discorso per identificare le porte di accesso ai tunnel.
Gli ultimi progressi nella tecnologia per il rilevamento di strutture sotterranee evidenziano il ruolo significativo dell’unità di intelligence geo spaziale israeliana, Geoint, e dell’Unità 9900. Queste unità utilizzano radar ad apertura sintetica (Sar) e sistemi Lidar per analizzare e mappare la complessa rete di tunnel. Il satellite Ofek-13, sviluppato da Israel aerospace industries (IAI), rappresenta un progresso significativo nelle capacità di sorveglianza e intelligence di Israele. In parole il più possibile semplici, la guerra condotta dall’alto si basa sia su sistemi radar tradizionali che su rilevazioni di immagini e al tempo stesso su sistemi di luce laser. I sistemi Lidar utilizzano raggi che colpiscono l’area obiettivo e calcolano il tempo necessario perché la luce ritorni dopo essere rimbalzata sulle superfici. A queste informazioni vengono aggiunte quelle dei droni e degli aerei spia. Basti pensare, sempre in tema di sorveglianza dall’alto, che i satelliti militari sono in grado di scattare immagini da 600 chilometri di altitudine e cogliere in uno scatto un’area di 15 chilometri con precisione inferiore ai 30 centimetri. A queste capacità l’Idf ne aggiunge alcune che sono, a quanto risulta alla Verità (e se ne possono leggere alcuni spunti sul sito debuglies) patrimonio esclusivo israeliano. Si tratta di una rete di sensori che in tempo reale è in grado di integrarsi con tutte le attività aerospaziali e con le informazioni provenienti dai social e dalle fonti aperte del Web. Il progetto di chiama «Mispar Hazak» che tradotto in italiano dovrebbe significa «numero di potenza». Sebbene i dettagli siano classificati, si tratterebbe di una combinazione di tecnologie di rilevamento avanzato.
Nel 2016 Gerusalemme stanzia 1,1 miliardi di dollari per costruire il muro che separa Israele dalla Striscia di Gaza. Sono circa 65 chilometri di filo spinato, cemento, torrette con telecamere a rilevamento con profondità di una dozzina di chilometri. La costruzione ha inglobato la messa a terra di sensori sismici, acustici e radar a penetrazione del terreno (Gpr). Con l’evolversi della tecnologia, è facile pensare che le capacità di sistemi come «Mispar Hazak» diventeranno ancora più sofisticati, offrendo potenzialmente applicazioni più ampie oltre l’uso militare. Come nella pianificazione urbana, nell’archeologia e nella gestione dei disastri naturali, dove la mappatura sotterranea è fondamentale. I sistemi di questa natura sono stati sperimentati per la prima nel 2017 ai tempi dell’assedio di Mosul. In sei anni hanno fatto passi da gigante e il conflitto di Gaza sarà un acceleratore tecnologico incredibile.
Purtroppo la storia insegna che le immani tragedie portano con sé enormi sforzi economici e ricaschi sulla vita civile nei decenni successivi. Un po’ come se gli uomini debbano sempre distruggere e uccidere per poi costruire. Al di là degli aspetti umanitari e filosofici, la guerra a Gaza è l’evoluzione di quella che si combatte in Ucraina o almeno di quella che si è combattuta nei primi sei mesi, con i satelliti di Elon Musk. Le milioni di informazioni in tempo reale è chiaro che vengono trasmesse anche alle truppe di terra. L’Ia permette di identificare gli obiettivi, comprendere se l’oggetto portato a spalle sia un fucile, un bazooka o un badile. L’Ia è in grado di leggere non solo le trasmittenti inserite negli elmetti dei soldati israeliani, ma anche i patch che hanno appiccati alle mostrine. Ovviamente l’Intelligenza ha un limite e si ferma a un certo punto. Al momento (e per certi versi ci auguriamo che resti così a lungo) la scelta di fare fuoco resta in capo agli uomini. Per la precisione al centro di comando e controllo. Se avvengono errori è lì che vanno cercati.
Ci riferiamo ai civili uccisi. Ma anche a quanto accaduto in occasione del 7 ottobre, data della strage nei kibbutz. Ciò che non è stato spiegato bene fin dall’inizio è stata la velocità dell’invasione. Droni di fabbricazione iraniana sono partiti a sciame e hanno rilasciato bombe a mano da pochi dollari su torrette iper tecnologiche. Hanno fatto saltare le telecamere. Contemporaneamente circa 5.000 tra miliziani di Hamas e cittadini palestinesi addestrati hanno fatto irruzione. Un parte si è dedicata a rapire e uccidere gli abitanti dei kibbuz (sono stati ritrovate brochure in mano ad Hamas con dati specifici sul numero di occupanti delle case nei singoli conglomerati) e altri hanno ucciso centinaia di poliziotti. A quel punto i sitemi di intelligenza avevano già mandato gli allarmi ma la forza militare (in parte in licenza) si è trovata numericamente travolta. Ci sono 120.000 lavoratori palestinesi che vanno avanti e indietro rispetto alla Striscia e il tema ci riporta al principio del problema: la convivenza. Che cosa succederà dopo la totale distruzione dei tunnel? Ogni guerra deve avere uno scopo politico. Questo ora non è chiaro e non sarà l’Ia a dare le risposte.
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