«La diffusione di affermazioni infondate su Unrwa deve cessare immediatamente. Fare accuse gravi di dominio pubblico, non supportate da prove o fatti verificabili a sostegno delle stesse, può equivalere a disinformazione». Era questo il messaggio che l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi aveva postato sui social lo scorso 1 dicembre. Un post invecchiato male, anzi malissimo. Perché qualche giorno fa l’esercito israeliano, l’Idf, ha girato ai vertici dell’Onu e della stessa controllata Unrwa una serie di informazioni, video, telefonate che dimostrano la diretta partecipazione di dipendenti dell’Onu ai massacri del 7 ottobre. Per diretta si intende una collaborazione attiva finalizzata a facilitare gli spostamenti e il reperimento delle informazioni necessarie per il blitz. Il dossier israeliano deve essere stato nutrito, visto che Unrwa ha sospeso una serie di persone dagli incarichi. Persino un terzomondista come il numero uno dell’Onu, Antonio Guterres, è stato costretto a dirsi inorridito dalla notizia. Gli Usa intanto hanno bloccato tutti i finanziamenti al ramo Onu che si occupa dei profughi palestinesi. E ieri lo stesso è stato fatto da altri Paesi, compresa l’Italia. «Il governo italiano ha sospeso finanziamenti all’Unrwa, dopo l’atroce attacco di Hamas contro Israele del 7 ottobre. Paesi alleati hanno recentemente preso la stessa decisione. Siamo impegnati nell’assistenza umanitaria alla popolazione palestinese, tutelando la sicurezza di Israele», ha annunciato il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, su X.
Secondo i dati forniti dalla stessa agenzia, nel 2022 Roma ha donato poco più di 18 milioni di euro (quattordicesimo posto tra i primi 20 donatori). Al primo posto, gli Stati Uniti con quasi 344 milioni di dollari, seguiti da Germania e Ue. Lo stop arriva anche da Finlandia, Canada (ha dato fondi per quasi 24 milioni), Australia (quasi 14) e Regno Unito. «La Gran Bretagna è sconvolta» e ha deciso di «sospendere temporaneamente qualsiasi finanziamento» all’agenzia Onu per i palestinesi «mentre esamina le accuse», ha fatto sapere il ministero degli Esteri inglese. La Svizzera ha, invece, fatto sapere che non prenderà alcuna decisione sui fondi finché non saranno chiarite le «gravi accuse» contro diversi operatori dell’agenzia (il contributo annuale di Berna, di circa 20 milioni di franchi svizzeri, deve ancora essere approvato per il 2024).
L’Urnwa ha intanto avviato un’inchiesta interna e licenziato i 12 dipendenti di fronte alle prove presentate da Israele. Con oltre 30.000 operatori, l’agenzia è la principale organizzazione di Gaza, oltre all’amministrazione della Striscia. «Chiediamo all’Onu di assumere azioni immediate contro la leadership dell’Unrwa», ha detto il ministro degli Esteri israeliano Israel Katz. «Per anni abbiamo messo in guardia: l’Unrwa perpetua il tema dei rifugiati, ostacola la pace e serve come braccio civile di Hamas a Gaza». Katz – che si è augurato che altri Paesi seguano l’esempio di Usa e Canada – ha sottolineato che l’Unrwa «deve pagare un prezzo per le sue azioni. L’Unrwa non è la soluzione. Israele cercherà di impedire all’agenzia di operare a Gaza dopo la guerra», ha aggiunto.
L’intelligence militare israeliana, intanto, è impegnata in un controllo incrociato sulle richieste di approvazione delle ferie per alcuni insegnanti palestinesi, che pare siano state concesse per partecipare all’addestramento militare con Hamas.
Ieri è arrivata anche la voce dei terroristi di Hamas che su Telegram hanno chiesto alle Nazioni Unite e alle istituzioni internazionali di «non cedere alle minacce e ai ricatti di questa entità nazista canaglia, che cerca di tagliare tutte le ancore di salvezza al nostro popolo», sottolineando «l’importanza del ruolo di queste agenzie nel fornire soccorso al nostro popolo e nel documentare i crimini dell’occupazione, che superano i crimini più orribili conosciuti dall’umanità nella nostra era moderna». Hamas ha quindi respinto l’accusa rivolta da Israele all’Oms di essere collusa con il movimento islamico palestinese e quella che chiama la «falsa affermazione sull’uso degli ospedali da parte del movimento nelle operazioni militari». Anche l’Olp ha fatto appello ai Paesi che hanno congelato i finanziamenti di rivedere la loro posizione, visto che questa scelta «comporta un rischio politico e per gli aiuti», ha detto su X Hussein Al Sheikh, segretario generale dell’organizzazione e alto funzionario dell’Autorità nazionale palestinese. Ammonendo che «questa decisione comporta un rischio politico». Nel frattempo anche in Italia c’è chi si schiera contro la mossa del governo di sospendere i fondi. Per Angelo Bonelli, di Alleanza Verdi e Sinistra, «equivale ad abbandonare un intero popolo». E per il deputato del Movimento 5 stelle Dario Carotenuto «è una scelta sconsiderata». L’Urnwa è uno dei maggiori datori di lavoro a Gaza, con 13.000 lavoratori, la maggior parte palestinesi. Israele accusa da tempo l’Unrwa di operare in collusione con Hamas, aiutandola a indottrinare gli abitanti di Gaza e chiudendo un occhio sui terroristi che gestiscono una vasta rete di tunnel.
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