I sindacati chiedono aumenti salariali e la riduzione della settimana lavorativa.
Lo speciale contiene due articoli.
Il fallimento della maggioranza di centrosinistra che guida la Germania da due anni: Berlino fuori dalla Ue seguendo l’esempio di Londra. Con la differenza che l’uscita della Gran Bretagna ha provocato qualche brivido e nulla più. L’abbandono dei tedeschi ne rappresenterebbe la dissoluzione. A picconare i palazzi del potere di Bruxelles è Alice Weidel, leader di Afd, il partito di estrema destra in testa a tutti i sondaggi elettorali.
In un intervista al Financial Times definisce l’uscita del Regno Unito dall’Ue una scelta «maledettamente giusta». Weidel, leader del partito dal 2022, ha spiegato che un eventuale governo di Afd cercherebbe di riformare l’Ue per far fronte al suo «deficit democratico», limitando i poteri della Commissione europea. «Ma se una riforma non sarà possibile dovremmo lasciare che sia il popolo a decidere, proprio come ha fatto il Regno Unito con un referendum sulla Dexit – l’uscita della Germania dall’Ue». Uno scenario tutt’altro che improponibile considerano che, stando agli ultimi sondaggi citati dal Ft, Afd si attesta al 22%, davanti a tutti e tre i partiti della coalizione del cancelliere Olaf Scholz, socialdemocratici, verdi e liberal. La Weidel fissa anche la data del possibile terremoto: le elezioni del 2029, immaginando la vittoria del fronte conservatore. Già lo scorso anno in Assia, Cdu e Afd insieme hanno ottenuto il 53% dimostrando «che possiamo formare una chiara maggioranza di destra. E la Cdu non può rifiutarsi. soprattutto nei Laender dell’Est». L’ipotesi, per la verità, al momento è solo in divenire. Manfred Weber, presidente del Partito popolare europeo (di cui la Cdu è azionista di riferimento) non lascia dubbi. A suo giudizio la vittoria di Afd significherebbe «la svendita della Germania, la retrocessione e un Paese diverso». In ogni caso per evitare al mondo politico tedesco di cadere in tentazione si moltiplicano le pressioni per mettere al bando la formazione guidata da Alice Weidel. Ma anche questa strada è molto impervia. Un partito politico nella Repubblica federale può essere dichiarato fuorilegge solo dalla Corte costituzionale federale. Le violazioni da giudicare sono rigidamente elencate; minacce alla dignità umana, alla democrazia e allo stato di diritto fondamentale, perché «la volontà della maggioranza non può prevalere sulla tutela delle minoranze, dei diritti fondamentali, dei tribunali indipendenti e altre cose». L’ultimo partito espulso dal panorama politico è stato il Partito comunista tedesco (Kpd) nel 1956. Quest’ultimo punto è stato sottolineato dalla Corte costituzionale nel 2017 quando ha deciso di non cancellare l’Npd, nonostante sia considerato una formazione neonazista. Tuttavia oggi vedremo se qualcosa è cambiato nella giurisprudenza dei giudici tedeschi. La Corte costituzionale deciderà sull’esclusione dal finanziamento pubblico per il partito Die Heimat, come ora si autodefinisce l’Npd. L’eventuale taglio sarebbe un precedente importante anche per il futuro di Afd, la cui sopravvivenza diventerebbe problematica. La condanna di Die Heimat, e quindi indirettamente di Afd, però non risolverebbe il problema politico e soprattutto economico che angoscia la Germania.
In due anni la maggioranza di centro sinistra che guida la Germania ha fatto deragliare la locomotiva d’Europa. Il danno si vede immediatamente attraverso lo spread. Si tratta del differenziale fra il Btp e il Bund tedesco che, secondo la narrazione corrente, misura il diverso grado di affidabilità delle varie economie europee. Chi aveva raccontato che la ghigliottina dello spread avrebbe tagliato la testa al governo Meloni come nel 2011 a Berlusconi sarà rimasto molto deluso, Oggi il differenziale è fermo intorno a 154 punti. Esattamente dove si trovava ad aprile 2022 quando a Palazzo Chigi c’era l’ex banchiere. Un successo ottenuto per merito dell’Italia ma, soprattutto per lo scivolone della Germania. L’economia tedesca si è contratta dello 0,3% nel 2023, dopo un +1,8% nel 2022, poiché l’inflazione persistentemente elevata durante tutto l’anno, insieme all’aumento dei tassi di interesse, ha frenato l’attività e la domanda sia interna che estera. Proprio il settore industriale rappresenta una zavorra, -2% annuo, a causa della minore produzione nel settore dell’approvvigionamento energetico.
La produzione manifatturiera è diminuita dello 0,4% a causa del forte calo nel settore automobilistico e nella costruzione di altri veicoli. Anche nel quarto trimestre il Pil teutonico è calato dello 0,3% rispetto al trimestre precedente, secondo una stima preliminare dell’ufficio statistico, dopo un periodo di stagnazione nei tre mesi fino alla fine di settembre, il che significa che la Germania ha evitato per un soffio una recessione nella seconda metà dell’anno, che scatta dopo due trimestri consecutivi di calo dell’economia, resta però la debolezza dimostrata dal fatto che si moltiplicano le notizie di chiusure di fabbriche. Il più grande fornitore automobilistico del mondo, Bosch, vuole tagliare circa 1.200 posti di lavoro nel settore del software entro la fine del 2026, di cui 950 in Germania.
Alla Sap, gruppo del software, sono iniziati i lavori di ristrutturazione. I sindacati temono licenziamenti. I piani non sono stati ancora formalmente completati, ma l’anno scorso il gruppo ha tagliato quasi 3.000 posti di lavoro in tutto il mondo. E sembra che non sia stato sufficiente. Così come non appaiono sufficienti al mercato le strategie per tornare a una piena redditività alla Bayer, che non ha ancora digerito il costoso acquisto di Monsanto.
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