- L’evento fiorentino, giunto all’edizione numero 94, si conferma la manifestazione di riferimento del panorama mondiale dell’abbigliamento maschile. Herno festeggia i suoi 70 anni nella sua città natale, mentre la maison di Roberto Cavalli lancia il suo uomo secondo il nuovo direttore creativo Paul Surridge.
- Niccolò e Filippo Ricci, l’ad e il direttore creativo di Stefano Ricci, l’azienda di famiglia: «D’estate niente monotonia, osiamo con giacche rosse e gialle» Il futuro: «Nel 2017 siamo cresciuti del 14%. Puntiamo sui giovani, che stanno tornando all’artigianato per avere un lavoro sicuro».
- I veri protagonisti sono i tessuti. L’accessorio più amato? Le scarpe. E grazie alla ricerca, i completi resistono alla pioggia e lo smoking va in lavatrice.
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Grande concretezza ed energia creativa, lanci ed anteprime mondiali, e un programma eventi sempre più ricco: i migliori buyer internazionali si sono dati appuntamento a Firenze per l’edizione 94 del Pitti Immagine Uomo, che ha da poco chiuso i battenti per passare il testimone alla tre giorni e mezzo di moda milanese. Le prime previsioni sull’affluenza finale fanno registrare gli stessi alti livelli di presenze di un anno fa, quando si raggiunse quota 19.400 compratori totali e oltre 30.000 visitatori.
L’estero conferma il suo grande dinamismo, con performance positive per mercati di riferimento come Germania (sempre in testa alla classifica compratori), Regno Unito (+8%), Olanda (+14%), Francia (+6%), Stati Uniti (+23%), Canada (+10%) e crescite consistenti anche per mercati più giovani come Hong Kong e India; mentre sono in leggero calo i numeri da Giappone, Spagna, Cina e Svizzera. Davvero tanti gli eventi, le sfilate e le presentazioni che hanno caratterizzato questo Pitti che dimostra sempre più di essere la manifestazione di riferimento del panorama mondiale dell’abbigliamento maschile. Ha aperto Herno con L.I.B.R.A.R.Y., l’installazione che all’interno della stazione Leopolda ha raccontato i 70 anni della fondazione e i 50 di presenza in Giappone. Un percorso che si avvale di contenuti di archivio dell’opificio di fine Ottocento a Lesa, dove Herno ha sede, e ne riporta in pillole il sapore nella navata della Leopolda, rinfrescati dalla libera interpretazione di studenti del Polimoda e dell’Osaka institute of fashion, amplificati dalle visioni concettuali di Studio azzurro, orchestrati dalla creatività e regia di Anomalia studio, sotto l’egida del Comune di Firenze e Pitti Immagine e un soundtrack d’eccezione selezionato dal maestro Gianandrea Noseda.
Perché Herno, tra le tante città in cui oggi è presente nel mondo, per questo anniversario ha voluto Firenze, a cui deve, dalla prima partecipazione a Pitti nel 1971 con Giuseppe Marenzi, un poco della fortuna dei suoi capispalla. La storia di Herno è fatta di passaggi da rivelare e che i più ignorano: è la quintessenza del fare italiano, del fiuto che scova l’opportunità nell’acqua del lago, del fiume e della pioggia in quell’Italia rappezzata ma vibrante del dopoguerra, in quel mondo raccontato da Vittorio De Sica o Mario Soldati.
A Firenze è arrivato anche Paul Surridge per la prima sfilata maschile della maison di Roberto Cavalli, di cui è da un anno il direttore creativo. Nella suggestiva location del sagrato della Certosa del Galluzzo è andato in scena il nuovo uomo della maison: sportswear, rock, artigianalità, riferimenti jungle, skater e simbolismi si combinano nella prima collezione menswear firmata da Surridge, dove grafismi, lavorazioni fatte a mano e dettagli luxury la fan da padrone. Un ritorno alle origini, considerati i natali fiorentini di Roberto Cavalli stesso (proprio nella città toscana, alla stazione Leopolda, fu lanciata con la stagione autunno-inverno 1999/2000 la prima linea in assoluto al maschile del brand), ma con un piglio tutto nuovo e focalizzato sul presente.
Altro stilista fiorentino, Ermanno Scervino, ha inaugurato durante il Pitti il nuovo negozio. Situato nello storico palazzo ottocentesco progettato dall’architetto Riccardo Mazzanti, il nuovo store della maison fiorentina si affaccia nel centro storico con ben quattro vetrine e due ingressi e accoglie il pubblico nel mondo Scervino. Le collezioni sono presentate all’interno di un allestimento su due piani realizzato secondo un esclusivo concept che accosta tradizione e modernità, oro e cemento, mobili in legno e schermi led. «Questa di Firenze è un’apertura a cui tengo moltissimo», ha detto Scervino, anche per ragioni personali: questo è un negozio storico, davanti al quale, da bambino, passando rimanevo affascinato dalle vetrine, dalle finiture, dal palazzo stesso. Il fatto che ora quel negozio abbia il mio nome sull’insegna è un sogno d’infanzia che si avvera, e mi riempie di orgoglio».
Dopo la presentazione del Moncler genius building a Milano, Pitti Uomo 94 accoglie il primo capitolo del progetto con un concerto al museo del Bargello: 7 Moncler Fragment Hiroshi Fujiwara. Il musicista Hiroshi Fujiwara ha rivisitato il dna di Moncler. Sticker e patch con la scritta Moncler fragment si alternano su soprabiti, denim, t-shirt, il tutto giocato su colori che vanno dal bianco al verde militare. La linea è già disponibile in esclusiva su moncler.com, nei monomarca Moncler e, per cinque giorni, su matchesfashion.com.
Il menswear guest designer di Pitti Uomo 94, Craig Green, ha presentato nel verde dei Giardini di Boboli in un allestimento dall’animo industriale 41 outfit, di cui cinque firmati a quattro mani con Nike. Lo stilista inglese sulla cresta dell’onda ha portato a Firenze una collezione workwear composta da jeans effetto cemento, trench reversibili in tessuto gommato bicolore, giacconi con maxitasconi da postino, spolverini con cappuccio, pantaloni dalla gamba morbida e sneakers firmate proprio dal player americano. Una collezione utility per la primavera-estate 2019 che farà sicuramente parlare di sé.
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